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02 febbraio 2010  22 
INTERVISTE

''Scaglia il più bravo. Salgado, se vuole...''

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Mantovani, che li ha scoperti: ''Barusso è una potenza''


Leonardo Mantovani è considerato deus ex machina dell'ampia e fiorente gioventù calcistica di Brescia e dintorni; è l'uomo che, per fare un paio di esempi, ha scoperto Savio e Hamsik. Ma l'elenco dei talenti portati in Lombardia da questo avvocato romano, insieme a Maurizio Micheli, è davvero lungo: comprende Appiah, Diarra (quello del Réal), perfino Kakà (poi sfuggito per questioni economiche). E nella lista c'è anche Luigi Alberto Scaglia, che lui chiama solamente “Gigi”. “Un ragazzo molto serio, che si applica e lavora”, ci dice per prima cosa; a sottolineare, se ce ne fosse bisogno, come la dirigenza delle Rondinelle faccia attenzione all'aspetto umano, prima ancora che a quello tecnico. Ma veniamo a quest'ultimo.

Scaglia è un giocatore dalle grandi doti. Veloce, ha anche un buon senso del gol infatti ne segna sempre qualcuno, ma soprattutto tecnico. Altri ragazzi che sono cresciuti con lui e adesso giocano in prima squadra o altrove magari sono più potenti, ma in quanto a tecnica non c'è paragone. E' magrolino, Gigi (66 kg per 182 cm, ndr), ma controlla la palla in velocità come pochi”. Un quadro piuttosto lusinghiero, quello che ne traccia. Ma sincero: “Qualche giorno fa mi trovavo a parlare con Micheli (attuale ds del Brescia, ndr), a proposito dei ragazzi che abbiamo in giro; e gli dicevo che se c'è uno che è da richiamare, questo è Scaglia. Se c'è uno su cui puntare, perchè ha confermato quel che ci aveva fatto vedere, è lui”. Dunque, probabilmente non si trova molto d'accordo con una sua cessione? “Non credo la formula sia definitiva; ma ci sono altre persone preposte a queste decisioni”.

Gigi Scaglia, quand'era solo un bambino tifoso dell'Inter, doveva finire all'Atalanta; passò al Brescia perché Bergamo era troppo lontana da casa (Trenzano, dove il padre presiedeva la locale squadra dilettantistica). E ne è stato contento: “Qui a Brescia -dice Mantovani- abbiamo un problema, ossia che i giocatori non vogliono mai andare via”. Apparentemente non sembrerebbe qualcosa di cui preoccuparsi, anzi, ma il dirigente afferma che tanto positivo è l'ambiente da rendere a volte difficoltoso chiudere trattative in uscita.  Il settore giovanile della grande provincia lombarda è fiorente e curato, uno dei migliori sulla piazza, e da tempo; merito della  programmazione che chi ci lavora è messo in condizione di attuare. Ma Scaglia è ora granata, e potrà giocare a sinistra nel centrocampo di Colantuono, o per lo meno rappresentare un'alternativa per il ruolo: “E' un esterno mancino portato più ad offendere, bravo com'è nel dribbling. In un tridente ha anche interpretato il ruolo dell'attaccante esterno, ma attualmente la sua posizione perfetta è quella di quarto alto a sinistra, in un centrocampo in linea”.

Mantovani, la cui gentilezza e disponibililtà è pari solo alla sua competenza, non dimentica mai di citare l'importanza dei suoi sodali, quando si parla dei risultati del suo lavoro. Ha conosciuto anche Barusso, “ma essendo un giocatore della prima squadra, non transitato per le giovanili, senza contatti ravvicinati”. E' comunque in grado di darne un giudizio: “Quello che avete preso a Torino è una forza della natura”, dice. “Se sta bene, e riprende un po' il ritmo partita, non lo ferma nessuno. Al momento forse no, ma se saranno in grado di farlo tornare al top, allora Barusso è uno di quelli davanti al quale è meglio spostarsi, ecco...!”. Pur non essendo certo un tipo particolarmente malleabile. Come un altro ragazzo scoperto dall'avvocato romano (ma bresciano d'adozione): Mario Salgado.

Quando vedrete Mario segnare certi gol, fare certi numeri, in partita -spero- o in allenamento, direte: mammamia, che giocatore strepitoso, è fortissimo!”, dice; “non è sempre così, però”, aggiunge con sincerità, prima di raccontare del ragazzo cileno. “L'ho pescato in Sudamerica poco più che maggiorenne, a Brescia è arrivato interessato più che altro a conoscere Baggio. E ha stupito tutti per le cose che sapeva fare”. Di se stesso, l'attaccante dice che non ha saputo aspettare: “Eh -sospira il talent-scout-, Mario ha un carattere...forte. A volte troppo, e l'ha limitato. Quando si sente forte, sa fare quei grandi gol che ha fatto e che spero vedrete anche a Torino, ma quando è giù, certe volte non sembra nemmeno lo stesso giocatore”, spiega Mantovani. Che però conclude con un'importante postilla: “Questo però è un discorso che valeva per il Salgado ragazzo, qualche anno fa; forse oggi è maturato quanto basta. E allora potrà ancora diventare un giocatore importante”. Il suo augurio è l'augurio di tutti coloro che hanno a cuore il Toro.

alessandro.salvatico@toronews.net

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