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02 febbraio 2010  27 
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La rivoluzione di Gennaio

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Toro, solo il campo dirà il vero. Ma Petrachi ha fatto qualcosa di nuovo


Prima di lasciarsi andare ad entusiasmi, applausi scroscianti e beatificazioni nei confronti di Gianluca Petrachi è bene ricordare che gli stessi moti d'entusiasmo furono riservati, cinque mesi fa, a Rino Foschi; il sentire popolare mutò po gradualmente fino a divenire quasi opposto a quel che era inizialmente, nei confronti del lavoro dell'ex-direttore sportivo. E' bene dirlo, perchè saranno sempre e comunque i risultati a tributare la gloria o la polvere all'opera invernale del giovane dirigente, e perché la gente granata, che spesso ripete a se stessa gli inviti alla cautela motivati dalle innumerevoli delusioni che ha patito nella vita, a volte li scorda, per la voglia di avere di nuovo qualcosa di bello cui concedere approvazione piena, senza riserve.

Fatta questa doverosa introduzione, è però innegabile che quanto compiuto da Petrachi in questo mese di Gennaio rappresenti se non altro una grossa novità. Il nuovo ds si è insediato il 28 Dicembre, quando alle porte c'era non il mercato, ma solo la sua apertura ufficiale; perchè le trattative vengono in realtà tessute nelle settimane e nei mesi precedenti, dunque il dirigente ha iniziato quando gli altri avevano già compiuto buona parte del lavoro. Ma l'atteggiamento ha stupito da subito: battagliero sul campo, a dispetto della cortesia della persona, ha goduto dopo pochi giorni dal suo arrivo di un'insolita libertà d'azione: il titolare della cattedra, Foschi, si è licenziato in modo improvviso, e il presidente, che sulle prime aveva dichiarato “ora torno a fare tutto io”, ha poi evidentemente cambiato idea. Forse proprio dopo aver osservato l'attivismo dell'uomo che aveva appena assunto.

Petrachi ha potuto fare il mercato anche perchè, alla Sisport, c'era chi lo lasciava tranquillo nei confronti della squadra: quel team manager del quale Foschi non ha mai potuto avvalersi, dovendosi invece sdoppiare in più ruoli. E allora, l'artefice del miracoloso Pisa degli scorsi anni si è buttato a capofitto nel proprio lavoro, ridisegnando completamente il Torino. E l'ha fatto in maniera completamente diversa da quella che erano abituati a conoscere i tifosi granata. Da quando c'è Cairo, i mercati di riparazione erano stati caratterizzati, in linea di massima, da un numero di operazioni molto esiguo (quattro-cinque in totale), normalmente messe in atto negli ultimissimi giorni di mercato, e che spesso portavano a casa giocatori noti e ben retribuiti (ma non per questo adatti alla causa, anzi; i Coco, tanto per capirci).

Idee completamente diverse quelle di Petrachi. Ventitre movimenti in totale, equamente distribuiti lungo tutto il tragitto del mercato, con chiusure rapide quando necessario (Garofalo per l'emergenza di Empoli), e con scelte davvero nuove: quattro ragazzi della Lega Pro, gente che faceva panchina in A e perfino in B, all'insegna del low-cost e delle “motivazioni”, che sono la costellazione-guida del ds granata. Ha dovuto fare i conti con una situazione quasi drammatica, Petrachi: di classifica, di ambiente, e insieme a Ferri ha preso subito una decisione inaudita in casa granata, quale quella di mettere fuori squadra un gruppo di calciatori. Novità grande, per chi era abituato a veder coccolati tutti, chi lo meritava e chi no, nelle passate stagioni.

E' stato decisionista, Petrachi, e solo il tempo -e il campo- dirà se avrà agito bene o meno. Di certo, ha cercato una strada nuova, e di questo nessuno potrà fargli una colpa; con certi tipi di scelte, le cose erano andate male in casa granata, più e più volte. Forse, questa squadra assomiglia adesso un po' a quella del 2005/2006: anche in quel caso c'erano elementi che venivano frettolosamente catalogati come “scarti” altrui. Ma c'è scarto e scarto: un conto è un Recoba che lascia le sue pantofole nerazzurre perchè lo spingono fuori di casa a dispetto dei suoi mugugni e della sua scarsa convinzione sulla scelta fatta; un altro è un Muzzi che vuole giocare il più possibile e far vedere che non è finito. Le motivazioni, appunto, che Petrachi ha cercato sulle panchine della A e della B, e sui campi della C. Speriamo che le abbia trovate.
(Foto: Dreosti)

alessandro.salvatico@toronews.net

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