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02 febbraio 2010  20 
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Sei mesi tra incertezze e dubbi

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Loviso se ne va, lasciando grosse perplessità


di Edoardo Blandino

 

Ad essere sinceri, nessuno si aspettava di trovare in squadra uno Xavi italiano. Però qualche aspettativa in più su Loviso l’avevano tutti. Il curriculum non era quello di una grande star, ma neppure dell’ultimo arrivato. Foschi in estate cercava un regista. E lo aveva individuato in Italiano del Chievo. Alla fine l’affare sfumò e Rinone si buttò sul centrocampista dei toscani. «Ma Loviso sarà  alla stessa altezza di Italiano?» si chiesero i tifosi. Beh, il dubbio che lo ha accompagnato nel tragitto da Livorno a Torino  è persistito in tutto il girone di andata. L’ex amaranto con la casacca del Toro addosso ha fatto vedere ben poco del suo repertorio. Talmente poco da far sorgere più di qualche dubbio sull’acquisto di questo 25enne. In fondo si tratta di un giocatore che in passato non ha sfigurato in Serie A. Però, transitare da Torino in questi ultimi anni non è facile per nessun giocatore. La Piazza mette grossa pressione addosso e se non si hanno dei grandi nervi saldi ed un carattere forte si rischia di essere schiacciati dalle aspettative. Non si riesce più a giocare con tranquillità. La palla brucia nei piedi. Ed è probabilmente quello che è successo a Massimo Loviso. Anche Petrachi, parlando del regista, lo ha sottolineato in una delle sue prime conferenze stampa: «Se neppure Loviso, la cui caratteristica migliore è quella di ricevere palla e giocarla rapidamente, riesce a fare quello che gli è più naturale, allora ci sono dei problemi». Il pubblico del Toro, poi, cambia umore in fretta: si esalta facilmente, ma altrettanto rapidamente comincia a fischiare e criticare. Uscire dal vortice delle contestazioni è possibile, ma molto difficile. E il compito diventa ancora più arduo se non si dispone di un carattere di ferro. Ma in fondo è questo che i tifosi chiedono ai giocatori. Nessuno si aspetta di vedere in campo un Messi o un Ronaldo. I sostenitori vogliono solo che ci si metta Anima e Impegno. Se si aggiunge anche la tecnica, meglio ancora. Però senza questi due fattori, difficilmente si farà strada nel Torino.

edoardo.blandino@toronews.net

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