Non solo Toro: i Tesoro nel pallone

I soli apertamente interessati ambiscono al calcio che conta
Ad oggi, gli unici soggetti ad aver pubblicamente ammesso di essere interessati all'acquisto del Torino FC sono due: Luciano Gaucci e la famiglia Tesoro. Il primo è rapidamente svanito dall'orizzonte granata piemontese (per la cronaca, si è buttato su un'altra granata: la Salernitana); i secondi sono invece andati oltre le dichiarazioni giornali, tanto da aver già incontrato anche lo stesso Urbano Cairo. Vediamo meglio, dunque, chi sono i potenziali compratori del Toro.
Il padre, Savino, ed il figlio, Antonio, sono attualmente proprietari dell'Aurora Pro Patria, blasonata società di Busto Arsizio. A Giugno scorso, la Pro vedeva sfumare una promozione in B che pareva fatta; subito dopo, il club dichiarava fallimento, e veniva “salvato” (ricorda nulla? - nella foto) dai Tesoro, che nel successivo mercato investivano 4,5 milioni di euro. Un'enormità, per la Lega Pro. Ma spesa male (e anche qui, i paragoni sono autorizzati), visto che la squadra annaspa per salvarsi mentre con quella cifra dovrebbe vincere in carrozza.
Ma dove proviene il Tesoro dei Tesoro? La famiglia è pugliese di origine, trapianta al nord, ed opera nel settore della siderurgia con la TeMa (Tecnologie Meccaniche) srl. Lavorano con le Ferrovie Nord in Lombardia, ma hanno interessi anche nel settore immobiliare (centri commerciali specialmente). Dopodiché, hanno allargato il giro dei loro affari a diversi altri ambiti (cosmetici, motori), il che non concorre alla chiarezza ma senz'altro all'impressione che la liquidità potenziale sia parecchia. Il padre, Savino, è stato anche arrestato in questura in un passato non così remoto (2004) per presunta truffa ai danno dello Stato italiano e dell'Unione Europea. False fatture, e poi falsa documentazione tecnica per accaparrarsi fondi comunitari (quasi 4 milioni di euro), fino alla condanna di alcuni mesi fa.
Antonio specialmente è un grande appassionato di calcio. Una volta acquisite le potenzialità per entrare nel mondo del pallone, i Tesoro lo hanno fatto. Cercando una società che permettesse di farlo senza svenarsi (la Pro Patria in fallimento costò meno di 400mila euro). E gestendola maluccio, visti i risultati; i tifosi bustocchi sono divisi tra gratitudine, sospetti, speranze e rabbia. Ma la Lega Pro sta stretta agli ambiziosi industriali pugliesi: vogliono una categoria superiore, e soprattutto un club prestigioso. Non a caso, preferiscono il Torino al Livorno; pur essendo in B, i granata hanno senz'altro un bacino d'utenza e un blasone maggiore rispetto ai pur rispettabilissimi amaranto toscani.
La trattativa con il club di Spinelli è partita grazie ad un loro collaboratore, un tifoso granata che pur essendo tale non riscuote esattamente molte simpatie in seno alla tifoseria: Michele Padovano. Conscio della volontà di “espansione” degli imprenditori, l'ex-attaccante li ha messi in contatto con Spinelli; quando è comparso all'orizzonte il Torino, il genovese si è rammaricato per lo sfumare del tutto: “Per una volta che avevo trovato qualcuno con i soldi...!”, ha esclamato. Certo, siamo davanti a soggetti che, più che al Toro, sono interessati al calcio e agli affari che ne possono derivare. Qualcuno potrebbe dire che questo non è un peccato originale: probabilmente tutti gli imprenditori che entrano nell'ambiente lo fanno per tornaconto, e non per questioni di cuore. Stupisce solo l'andamento ondivago delle vicende di questi giorni: prima l'interessamento per il Livorno (“abbiamo trovato un'ottima gestione del club da parte di Aldo Spinelli. Inoltre Livorno è una bellissima piazza. Abbiamo visionato i libri contabili e la prospettiva potrebbe essere interessante”), la smentita sul Toro (“è stato fatto un polverone mediatico su qualcosa che non esiste, almeno al momento, perché sul Toro ci sono state davvero solo voci”), la smentita su tutto (“per il Livorno si tratta di una cosa di due mesi fa, dunque vecchia, ma è una trattativa che non è andata a concretizzarsi. Per quanto riguarda il Torino, addirittura non conosciamo nulla. Per il momento non c'è nessuna trattativa calda”), l'ammissione sul Toro (“quello granata è un club che non può non interessare chiunque ne riceva l'offerta”). Il tutto nel giro di pochi giorni. Pro Patria, Livorno o Torino: l'interesse non è tanto sul granata, quanto -più genericamente- sul calcio.
I Tesoro non corrispondono all'identikit tracciato dall'attuale proprietario e presidente granata. Non sono piemontesi né tantomeno torinesi, non sono più tifosi di lui (non più di tanti altri), non sono più competenti di lui (sono nel calcio da pochi mesi e hanno portato avanti il tutto con una gestione in prima persona); sono forse più ricchi? Questo è possibile: affermano di essere in grado di mantenere, e far prosperare, contemporaneamente la Pro Patria ed un altro club di categoria superiore, se non addirittura altri due. Quel che è certo è che i Tesoro si sono incontrati con Cairo, ed è la prima volta che questo accade in cinque anni di esistenza del Torino FC, il primo atto concreto. Può darsi non ne nasca nulla, ma è impossibile non prendere atto di questo piccolo evento.
Il padre, Savino, ed il figlio, Antonio, sono attualmente proprietari dell'Aurora Pro Patria, blasonata società di Busto Arsizio. A Giugno scorso, la Pro vedeva sfumare una promozione in B che pareva fatta; subito dopo, il club dichiarava fallimento, e veniva “salvato” (ricorda nulla? - nella foto) dai Tesoro, che nel successivo mercato investivano 4,5 milioni di euro. Un'enormità, per la Lega Pro. Ma spesa male (e anche qui, i paragoni sono autorizzati), visto che la squadra annaspa per salvarsi mentre con quella cifra dovrebbe vincere in carrozza.
Ma dove proviene il Tesoro dei Tesoro? La famiglia è pugliese di origine, trapianta al nord, ed opera nel settore della siderurgia con la TeMa (Tecnologie Meccaniche) srl. Lavorano con le Ferrovie Nord in Lombardia, ma hanno interessi anche nel settore immobiliare (centri commerciali specialmente). Dopodiché, hanno allargato il giro dei loro affari a diversi altri ambiti (cosmetici, motori), il che non concorre alla chiarezza ma senz'altro all'impressione che la liquidità potenziale sia parecchia. Il padre, Savino, è stato anche arrestato in questura in un passato non così remoto (2004) per presunta truffa ai danno dello Stato italiano e dell'Unione Europea. False fatture, e poi falsa documentazione tecnica per accaparrarsi fondi comunitari (quasi 4 milioni di euro), fino alla condanna di alcuni mesi fa.
Antonio specialmente è un grande appassionato di calcio. Una volta acquisite le potenzialità per entrare nel mondo del pallone, i Tesoro lo hanno fatto. Cercando una società che permettesse di farlo senza svenarsi (la Pro Patria in fallimento costò meno di 400mila euro). E gestendola maluccio, visti i risultati; i tifosi bustocchi sono divisi tra gratitudine, sospetti, speranze e rabbia. Ma la Lega Pro sta stretta agli ambiziosi industriali pugliesi: vogliono una categoria superiore, e soprattutto un club prestigioso. Non a caso, preferiscono il Torino al Livorno; pur essendo in B, i granata hanno senz'altro un bacino d'utenza e un blasone maggiore rispetto ai pur rispettabilissimi amaranto toscani.
La trattativa con il club di Spinelli è partita grazie ad un loro collaboratore, un tifoso granata che pur essendo tale non riscuote esattamente molte simpatie in seno alla tifoseria: Michele Padovano. Conscio della volontà di “espansione” degli imprenditori, l'ex-attaccante li ha messi in contatto con Spinelli; quando è comparso all'orizzonte il Torino, il genovese si è rammaricato per lo sfumare del tutto: “Per una volta che avevo trovato qualcuno con i soldi...!”, ha esclamato. Certo, siamo davanti a soggetti che, più che al Toro, sono interessati al calcio e agli affari che ne possono derivare. Qualcuno potrebbe dire che questo non è un peccato originale: probabilmente tutti gli imprenditori che entrano nell'ambiente lo fanno per tornaconto, e non per questioni di cuore. Stupisce solo l'andamento ondivago delle vicende di questi giorni: prima l'interessamento per il Livorno (“abbiamo trovato un'ottima gestione del club da parte di Aldo Spinelli. Inoltre Livorno è una bellissima piazza. Abbiamo visionato i libri contabili e la prospettiva potrebbe essere interessante”), la smentita sul Toro (“è stato fatto un polverone mediatico su qualcosa che non esiste, almeno al momento, perché sul Toro ci sono state davvero solo voci”), la smentita su tutto (“per il Livorno si tratta di una cosa di due mesi fa, dunque vecchia, ma è una trattativa che non è andata a concretizzarsi. Per quanto riguarda il Torino, addirittura non conosciamo nulla. Per il momento non c'è nessuna trattativa calda”), l'ammissione sul Toro (“quello granata è un club che non può non interessare chiunque ne riceva l'offerta”). Il tutto nel giro di pochi giorni. Pro Patria, Livorno o Torino: l'interesse non è tanto sul granata, quanto -più genericamente- sul calcio.
I Tesoro non corrispondono all'identikit tracciato dall'attuale proprietario e presidente granata. Non sono piemontesi né tantomeno torinesi, non sono più tifosi di lui (non più di tanti altri), non sono più competenti di lui (sono nel calcio da pochi mesi e hanno portato avanti il tutto con una gestione in prima persona); sono forse più ricchi? Questo è possibile: affermano di essere in grado di mantenere, e far prosperare, contemporaneamente la Pro Patria ed un altro club di categoria superiore, se non addirittura altri due. Quel che è certo è che i Tesoro si sono incontrati con Cairo, ed è la prima volta che questo accade in cinque anni di esistenza del Torino FC, il primo atto concreto. Può darsi non ne nasca nulla, ma è impossibile non prendere atto di questo piccolo evento.
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