Bando alle ciance

La 1° giornata premia i 'non protagonisti' del mercato
di Alessandro Salvatico
Se c’è un messaggio che la prima giornata di Serie A ha lanciato a gran voce, questo è senz’altro: “bando alle ciance!”. Un messaggio semplice, un po’ informale, e che riconcilia col pallone.
Come sempre, com’è normale nella pausa campionato specialmente in Italia, l’Estate è il regno delle parole. Delle chiacchiere. Delle fonti ben informate, delle trattative quasi sicure, di chi conferma le notizie subito dopo la chiusura cercando di accaparrarsene la paternità.
E a conclusione del fiume di parole, gli esperti tirano le somme e danno i voti.
Che voti hanno dato? Chi ha fatto spendere più inchiostro? Sicuramente, l’Inter: l’Inter Campione d’Italia, l’Inter di Mourinho. E poi la Roma di Baptista, il Milan e il suo Dinho; e le regine del mercato, le “società più attive", su tutte il Genoa, la Fiorentina, e poi il Napoli. Senza dimenticare la Juventus dall’attacco atomico.
Ebbene: questa prima giornata di Serie A, questo primo giorno di realtà dopo mesi di supposizioni a volte credute infallibili, ha regalato a queste grandi compagini la bellezza di 5 punti. E c’erano anche due scontri diretti, tra loro.
L’Inter non è riuscita a vincere contro una discreta compagine come la Sampdoria; la Roma è stata stoppata in casa dal Napoli di Hamsik, più che di Denis; Fiorentina e Juventus non si sono fatte male; il Milan delle stelle è stato abbattuto da un esordiente misconosciuto; il Genoa e i suoi tanti acquisti non hanno scalfito il proletario Catania.
E quali sono le società che meno hanno fatto parlare di sé, quest’Estate? Mettiamo da parte, ad esempio, il Bologna: è una neopromossa, è normale che non ci si aspetti più di tanto da chi proviene dalla B. Ma tra le compagini consolidate in A, il calciomercato non ha sicuramente visto tra le protagoniste l’Udinese, la Lazio, o il Torino. Non ha parlato quasi nessuno, di loro. E domenica: nove punti e dieci gol in tre.
I friulani non hanno portato in casa la solita pletora di giovani stranieri, e han confermato l’organico precedente più di quanto non fossero soliti fare. A cominciare dall’allenatore, il mai pubblicizzato Marino. La Lazio, invece, senz’altro non ha acceso gli entusiasmi di operatori o tifosi; non ha concluso cessioni che sembravano inevitabili, mentre per gli acquisti, ecco che Zarate ha fatto più di Dinho, Amauri e Baptista messi insieme. Il Torino, poi, ha concluso buone trattative negli ultimi giorni, ma dopo aver sollevato enormi (e sproporzionati) moti di delusione per intere settimane.
Una giornata, novanta minuti, è poco, pochissimo per operare valutazioni, e per stabilire che il denaro speso da alcune big è denaro perso. Ma per il momento possiamo prendere lo spunto che offre questo inizio: bando alle ciance. Le parole del mercato sono state, in questa domenica d'esordio, sconfitte dal pallone. Tifoserie deluse, o prive di aspettative, in un solo pomeriggio vedono il futuro più rosa: questo credo sia innegabile per ciascuno dei lettori, per ognuno dei tifosi del Toro. E’ pensiero proprio del tifoso. Non è sbagliato: anzi, può creare un entusiasmo benefico, come ha detto Rolando Bianchi nel post-partita. E può far riflettere tutti coloro che pensano basti collezionare le figurine dei campioni per fare una squadra. Con questo non si vuole dire che Udinese, Lazio e Torino possano ambire ai traguardi cui puntano le grandi “sorelle”; ma a fare bene, a raggiungere e magari superare i propri obiettivi, e il tutto a dispetto delle attese e delle ciance estive, questo sì.
alessandro.salvatico@toronews.net
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