Lo sport in Oratorio a Torino, con Don Aldo Rabino

Lo sport in Oratorio a Torino, con Don Aldo Rabino

A.C. Grande Torino / A duecento anni dalla nascita di Don Bosco, si può ancora fare oratorio? L’oratorio può essere tutt’oggi il luogo in cui i giovani scoprono e inventano lo sport

Nell’elegante cornice del salone Juvarra a Torino, si è svolto ieri pomeriggio il secondo incontro promosso dall’Associazione Culturale Grande Torino. Anche questo, come l’incontro tenutosi a marzo, rientra tra le iniziative riguardanti Torino capitale europea dello sport 2015. Il presidente dell’AC Grande Torino, il professor Palestro, ha chiamato a raccolta alcuni nomi di spicco del panorama sportivo e culturale torinese per interrogarsi e discutere sul significato odierno dell’oratorio. Dinnanzi ad una ventina di persone ha preso vita un dibattito di grande interesse tra coloro che hanno vissuto la realtà dell’oratorio nella propria infanzia e coloro che appartengono ancora a quel mondo e del quale hanno offerto un punto di vista critico e innovativo.

A questo proposito, gli interventi di Don Aldo Rabino e di Don Luca Ramello hanno permesso di focalizzare l’attenzione sui cambiamenti che sono in atto negli oratori italiani. Entrambi hanno sottolineato la volontà di fare oratorio oggi come un tempo anche se è sempre più limitata la partecipazione di giovani e famiglie alle attività, che a loro volta vengono spesso inibite dai parroci stessi.

”Dal mio punto di vista – apre il cappellano del Toro – c’è una forte nostalgia di oratorio. Le problematiche oggi sono totalmente diverse. La mia esperienza deriva dall’oratorio di Barriera di Milano. Frequentare l’oratorio voleva dire qualcosa di ben preciso: lo sport era il primo impatto, tutto il giorno si giocava a pallone e poi c’erano altre possibilità alternative. Il primo passaggio quindi era lo sport. Il secondo passaggio era la presenza che portava poi all’amicizia e di conseguenza lo sviluppo delle espressioni: recitare, fare teatro e suonare per la banda; gli educatori avevano la banda degli adulti e poi c’era la “bandina” per i bambini. Io ho suonato il corno e, vi assicuro, non è vero che i Salesiani non menavano: sapeste le botte che ho preso se sbagliavo una nota. Lo sport ti da presenza, amicizia, i Salesiani sviluppavano le attività espressive e intanto ti portavano al catechismo, a fare le preghiere. Tutto partiva dallo sport. Importanti erano anche gli spazi degli oratori ma soprattutto c’era sempre la presenza del salesiano. Giocava con noi.Una presenza che ormai non c’è più. Oggi spesso mancano luoghi attrezzati e persone, soprattutto le persone, sono loro che fanno la differenza. Qui mi ricollego un po’ a Don Bosco: don Bosco ha fatto una fatica enorme, con incomprensioni, ma lui diceva “correte, giocate, saltate purchè non facciate del male” ma Don Bosco era atleta lui per primo perché nella sua giovinezza e per portare i ragazzi in chiesa faceva le scommesse e chi vinceva le gare di corsa e di resistenza, chi arrivava per primo sull’albero della cuccagna, e la gran ginnastica di Torino mandava gli attrezzi in disuso all’oratorio di Valdocco”.

Quindi la chiusura del salesiano di chiara fede granata: ”Io spero sempre che qualcuno faccia di Don Bosco il patrono dello sport. 1904 don Massa, un salesiano che va missionario in Argentina, fonda il San Lorenzo de Almagro; la Spal (Società polisportiva ars et labor), a Torino c’è l’Ausilium: l’importanza che è stata data allo sport negli oratori è di notevole dimensione. Secondo me è importante avere un luogo dove fare sport. Gli oratori pima non avevano porta d’ingresso: erano della gente. Luoghi a disposizione e animati dalle persone che sposino la causa. Una frase di Don Bosco mi ha colpito: “per educare ci vuole molta pazienza e tanto affetto” . Affetto vuol dire che bisogna stare con i ragazzi. Il problema è questo: ma chi vuole stare ancora con i giovani con continuità? Invece ho la sensazione che anche i nostri allenatori e dirigenti se non vincono, se non sono promossi di categoria…non è questo l’oratorio”.

Il grande ruolo di diffusione dello sport, avuto dall’oratorio di Don Bosco, è stato ricordato durante l’incontro anche dall’Assessore allo Sport della città di Torino Stefano Gallo, dall’ex giocatore di pallacanestro Piero Mandelli, dal fondatore della squadra di pallavolo Cus Torino Franco Leone, il quale ha dato vita ad una splendida realtà partendo proprio dai campetti dell’oratorio, e dal giornalista Giuseppe Gandolfo. Tutti hanno raccontato le loro esperienze di gioco, formazione e approccio allo sport avvenute negli spazi degli oratori. Il legame stretto tra sport e oratorio viene ricordato anche dallo psicologo e psicoterapeuta Lino Grandi, il cui intervento ha dato prova di quanto il gioco sia fondamentale per la formazione dei giovani e di quanto sia perciò importante avere dei luoghi dove l’approccio allo sport avviene in maniera naturale.

Un’ importante funzione può essere riconquistato oggi dagli oratori, come hanno messo in luce Don Aldo e Don Luca, mediante il recupero delle caratteristiche, da sempre note, che hanno permesso l’affermazione in passato degli oratori: innanzitutto la gratuità dell’esperienza, intesa non solo come attività sportiva concessa gratis ma anche come momento di gioia e condivisione regalata ai giovani; l’elemento formativo, per nulla secondario, la crescita e la presa coscienza di sè ottenuta mediante l’invito al gioco di squadra, spontaneo e senza nulla pretendere; la prossimità e la vicinanza di comunità e famiglia, un elemento fondamentale.

Con gli interventi conclusivi di Nadia Maniezzi, presidente del Centro Sportivo italiano per la provincia di Torino, e Gianni Gallo, presidente delle Polisportive Giovanili Salesiene, si è detto che l’oratorio non solo è possibile oggi ma lo sarà anche in futuro se si riescono a recuperare quei valori che hanno fatto grande l’oratorio in passato e quelle personalità leader in grado di dimostrare di avere voglia e pazienza di insegnare lo sport e la condivisione a giovani, alla maniera di Don Bosco.

 

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