Almanacco

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La gara contro il Piacenza fu per molti versi uno dei punti più tristi nell’intera, lunghissima storia granata, non tanto per la partita in sé, ma più per quanto era successo prima e, soprattutto, per quanto succederà dopo. Il Toro colse i tre punti in quell’occasione, è vero, ma poco importava ai fini della classifica, dal momento che, perdendo la settimana prima sul campo del Lecce, era stato matematicamente…

La gara contro il Piacenza fu per molti versi uno dei punti più tristi nell’intera, lunghissima storia granata, non tanto per la partita in sé, ma più per quanto era successo prima e, soprattutto, per quanto succederà dopo. Il Toro colse i tre punti in quell’occasione, è vero, ma poco importava ai fini della classifica, dal momento che, perdendo la settimana prima sul campo del Lecce, era stato matematicamente retrocesso e si apprestava a giocare il primo campionato del nuovo millennio nella serie cadetta. Giusto per la cronaca, la gara finì 2-1 per i granata, con la doppietta del bomber Marco Ferrante e la rete degli ospiti segnata da un giovane Alberto Gilardino, futura stella del calcio italiano. Il popolo granata disertò quell’incontro, il “Delle Alpi” registrò la pochezza di tremila persone, record negativo difficile da eguagliare, e si toccarono momenti di grande tensione, con la polizia che caricò la folla giunta a gridare con veemenza il proprio rammarico e la propria rabbia.
Ma il peggio doveva ancora venire: non molti giorni dopo, infatti, il Torino passò di proprietario e Vidulich fece spazio a un imprenditore accolto come il Messia da una folla osannante ma che si rivelerà presto essere come il peggiore dei mali: Francesco Cimminelli, un nome che evoca ancora l’orticaria in molti tifosi granata.

 

 

(foto raisport.rai.it)

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