Boh

Boh

di Silvia Lachello

 

Sabato 19 marzo 2011, Frosinone-Boh 1-0

Caro Diario,

boh.

Sabato 19 marzo 2011, notte, quasi domenica

Caro Diario,

porca miseria non cambia mai nulla accidenti che voglia di spaccare tutto eppure non posso farne a meno ma chi me lo fare hey tu per caso sai dov’è finito il mio Toro ah non lo sai neppure…

di Silvia Lachello

 

Sabato 19 marzo 2011, Frosinone-Boh 1-0

Caro Diario,

boh.

Sabato 19 marzo 2011, notte, quasi domenica

Caro Diario,

porca miseria non cambia mai nulla accidenti che voglia di spaccare tutto eppure non posso farne a meno ma chi me lo fare hey tu per caso sai dov’è finito il mio Toro ah non lo sai neppure tu e se non lo sai tu significa che tutto è davvero perduto meno male che c’è il derby benefico così ho un articolo in meno da scrivere perché non saprei di che cosa parlare anzi potrei lasciare la pagina in bianco sì sarebbe una buona idea ma verrebbe capita da pochi che due palle se scrivo tanto non va bene se scrivo poco non va bene se non scrivo del tutto mi leggono la vita e mi leggono la vita anche se scrivo tanto poco o niente mi leggono la vita e mi fanno i conti in tasca e vai a spiegarglielo che scrivo solo per passione e che dei riconoscimenti non me ne frega una bella cippa ma sono anche un po’ idiota eh che cosa sto a preoccuparmi di quello che pensano gli altri se da sempre sono condannata ad essere libera libera nei pensieri libera nell’esprimermi e l’ho pagata l’ho pagata tante volte quasi tante volte quanto ho pagato l’essere del Toro che poi era bello essere del Toro voleva dire stare sempre ritti nonostante il Fato mettesse pesantemente il bastone fra le ruote eppure c’è una parte di me che mi fa pensare che questo sia l’ennesimo bastone fra le ruote ma ho paura ho tanta paura che questa volta siano finite le ruote e al tempo stesso vorrei che quest’agonia terminasse perché sono stanca sono così stanca che non mi intristisco più non mi arrabbio più nessuna emozione e non è neppure così perché il problema è che ho voglia di arrendermi a ‘ste bastonate sulla schiena e fuggire ma so già che finirei per non farlo so già che farei come quando ero piccola e guardavo un film dell’orrore e mi mettevo le mani davanti agli occhi ma poi allargavo un po’ le dita per sbirciare sì credo che mi metterei a sbirciare ma non mi sentirei a mio agio credo no non mi sentirei a mio agio ho bisogno di vedere e di toccare con mano la fine di tutto perché non può esserci altro che la fine e per elaborare un lutto è necessario vedere il cadavere coglierne l’ultimo respiro altrimenti altrimenti non lo so Dea che confusione che casino che orrore che schifo e che schifo a dire che schifo io so dov’è il mio Toro io lo so cavoli se lo so e non me lascerò portare via perché non me lo possono portare via avanti con le prossime bastonate ma sempre qui con la gola che si stringe miseria che male non ho manco voglia di dire che non merito tutto questo perché tanto qui sono e qui rimango e Granata sono e Granata rimango con tutto il livore e l’amore del caso e porca miseria non cambia mai nulla…

Perdona la mancanza di punteggiatura: ho solo riportato fedelmente parte dei pensieri che ho captato dentro di me poco fa.
Mancavano le virgole, mancavano le parentesi, mancavano… i punti. Proprio come al Toro.
Fa male.

Domenica 20 marzo 2011

Caro Diario,

mi devo ripetere: porca miseria, non cambia mai nulla.
Che noia.
Che cosa devo dire? Grazie Papadopulo, bentornato Lerda?
Non ci riesco.
Non ci riesco.
Non ci riesco.
Cavoli, che male.

Lunedì 21 marzo 2011

Caro Diario,

è Primavera.
Io penso ad altro.

Mercoledì 23 marzo 2011, post derby, nottissima

Caro Diario,

i convocati, dalla A alla Z: Annoni, Asta, Brevi, Bucci, Carbone, De Ascentis, Ferrante, Fortunato, Fuser, Fusi, Galante, Junior, Lentini, Longo, Maltagliati, Marchegiani, Martin Vazquez, Mezzano, Mussi, Muzzi, Policano, Pulici, Rizzitelli, Rossi, Sala, Schwoch, Sclosa, Silenzi, Sottil, Tomà, Venturin, Zaccarelli.
Gli altri andavano dalla B alla Z, partendo da Bonini fino ad arrivare a Zidane.
Noi partivamo dalla A e loro dalla B.
Che buffo.

Giovedì 24 marzo 2011

Caro Diario,

quelli che ieri sera non c’erano mi hanno fatto tante domande.
La più comune: “Com’era il derby?”
Com’era il derby… e chi se lo ricorda… cioè: me lo ricordo bene, io ricordo com’era il derby, ricordo com’era l’attesa, ricordo come ci si incrociava per strada e ci si guardava con odio.
Che poi non era odio, bensì paura… loro – gli altri – avevano paura.
Che ridere.
Dopo l’attesa, lo stadio.
Dopo lo stadio, pacche sulle spalle.
Dopo non ci si guardava più con odio: era qualcosa di più.
Il Toro era qualcosa di più.
Il Toro-squadra era qualcosa di più.
Preferisco concentrarmi sulla gratitudine nei confronti del Fato per avermi concesso quel qualcosa di più e, sotto il peso di mille altre domande (e questa volta le faccio io), andare incontro a quel che sarà.
Anche se il quelchesarà mi fa un po’ paura.
Paura.
No, non è la parola giusta.
Stanchezza.
Ecco, sì: stanchezza è la parola giusta.
Certo che il Toro-idea è davvero forte forte forte… fa proseguire il cammino nonostante quella parola lì, quella parola giusta, quella parola che mi stanca già nel pronunciarla, cavoli: due zeta son troppe per me, per me che non so pronunciare la zeta, per me che invece di dire zanzara dico insetto che punge, per me che quando dico zebra… veramente io non dico (quasi) mai zebra. A volte lo scrivo, ma solitamente non dico certe cose: la classe non è acqua, che diamine.

Com’era il derby?
Era… il derby.

Ha segnato Junior.
Quel “Ragazzo” lì aveva un futuro: grazie per essere diventato una parte GRANDE del nostro passato, grazie per averci regalato una fulgida emozione nel presente.
Ha segnato anche Lentini.
Anche quel “Ragazzo” lì aveva un futuro: grazie anche a te, grazie.
Il presente.
Chiudo gli occhi e sono lì.
I’ve got the power, lo sapevi?

Venerdì 25 marzo 2011

Caro Diario,

c’è una domanda a cui devo ancora rispondere, vediamo se trovo il tempo per farlo adesso.
È una domanda non verbale, l’ho letta da qualche parte, aspetta che provo a fare mente locale… uh, sì, che sciocca: due sere fa al Comunello.
I simpaticoni dell’altra curva hanno esposto uno striscione: ecco dov’era la domanda.
“Avete impegni per domenica?”
Che dolci: si preoccupano per noi.
State tranquilli, cugggini: noi sappiamo sempre che cosa fare.
Capisco che siate più rilassati e meno tremebondi del solito, non dovendo pensare alle vostre pere domenicali, ma davvero: non preoccupatevi per noi.
Possiamo fare a meno della vostra empatia, simpatia, cortesia, epifaniachetuttelefestesiportavia… davvero.
Godetevi una domenica di insperata serenità e ciao ciao.

N.B.  Sì, lo so: lo striscione era rivolto ai cosi, ai così lì, quelli, gli strisciati che vanno in campo, ma a me ogni tanto piace fare la vittimina e l’egocentrica, non ci posso e non ci voglio far nulla. Olé.

Sabato 26 marzo 2011, mattina

Caro Diario,

poco fa mi ha colto di sorpresa una sensazione particolare.
Come una scossa di terremoto.
La sensazione era: che palle, devo aspettare fino al tardo pomeriggio per vedere la partita.
Non capisco.
A volte non mi capisco.
Quando si tratta del Toro, poi…
Vabbe’, aspetto.
Aspetto senza avere aspettative.
Boh.

Sabato 26 marzo 2011, Ascoli-Toro 0-4

Caro Diario,

boh.
Silvia1 dice: “Ma allora… allora siete capaci, ecchecats!”
Silvia2 dice: “Evvvvvvaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaiii!”
Silvia3 dice: “Tifo Toro, ergo è sempre tutto difficile: anche godere di una vittoria.”
Silvia4 dice…
Tutte ‘ste Silvie stan facendo un casino indicibile nella mia testa.
Mettiamola così: oggi il Toro ha vinto and I feel fine.

Domenica 27 marzo 2011

Caro Diario,

sono di ritorno da Superga.
Là, solo là, solo ed esclusivamente là, tutte le voci che ho in testa tacciono.
Che silenzio.
Fuori e dentro di me.
Mancava solo pioggia.

Martedì 29 marzo 2011

Caro Diario,

mi ero dimenticata di dirti che la mia macchina fotografica era morta ed è risorta.
Aveva avuto uno strano ed imprevedibile incidente, ma ha superato brillantemente l’impasse.
Hai presenti le mie credenze animistiche, no?
Bene: lei – la mia macchinetta – giaceva immota nel mio zainetto Granata, quando ho sentito una flebile voce dire: “Click…”
Mi sono guardata intorno: nessuno.
Il “click…” proveniva dallo zainetto.
L’ho aperto, l’ho tirata fuori, l’ho adagiata sui palmi delle mie mani, guardandola con un misto di speranza, fiducia e sorpresa.
“Click…”, ha detto nuovamente.
Ti giuro che è andata proprio così!
Ho preso coraggio ed ho premuto il tasto d’accensione, trattenendo il fiato.
“Sì…”, ha detto ancora e… si è accesa.
In quel momento ero davanti alla Sisport, per motivi extra Toro, tra l’altro…. e lei – sempre la mia macchinetta – mi ha guidato verso una parola scritta in rosso sul muro giallo.
La parola era FIERA.

CLICK.

FIERA come mercato, il mercato dell’imprevedibilità
FIERA come animale, un animale da cui guardarsi.
FIERA come l’aggettivo che indosso con la stessa naturalezza con cui indosso il Granata.

CLICK.

Sono FIERA di essere imprevedibile, selvatica, orgogliosa.
Sono FIERA di essere del Toro.
Sono anche FIERA di essere banale ma, sai che cosa ti dico? Il Toro. Punto.

Poi ti devo raccontare che questa sera avrò la rara occasione di passare qualche ora a navigare fra passato, presente e futuro, ma non sapendo ancora che cosa succederà, lo farò poi e non adesso, non adesso…

 

 

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