Brindisi

Brindisi

di Silvia Lachello

Giovedì 9 settembre 2010

Caro Diario,

ma chi se ne frega del Toro… oggi è il compleanno della mia Giulia: sei anni, che traguardo!
Mi dedico a lei, la mia bimba nata nel Terzo Millennio, la mia bimba dolcissima, la mia bimba testardissima, la mia bimba… Granatissima.

di Silvia Lachello

Giovedì 9 settembre 2010

Caro Diario,

ma chi se ne frega del Toro… oggi è il compleanno della mia Giulia: sei anni, che traguardo!
Mi dedico a lei, la mia bimba nata nel Terzo Millennio, la mia bimba dolcissima, la mia bimba testardissima, la mia bimba… Granatissima.
Si è svegliata dicendomi: “Fammi tanti auguri Granata…”, la piccola clone di me medesima.
Chi se ne frega del Toro? Impossibile: qui ce n’è sempre in abbondanza.
È confortante sapere che la siccità sia un fenomeno sconosciuto al mio Clan.
Sì, molto confortante.
Ho bisogno di conforto.
Dai, Giulia: andiamo a festeggiare!!!

Sabato 11 settembre 2010, Sassuolo-Torino 1-2

Caro Diario,

mi piace tanto.
Giocare contro il Sassuolo, intendo dire.
Soprattutto in trasferta.
Sì, sì: mi piace!
Peculiare, molto peculiare, sentir rimbombare le larghe vocali del Mister in uno stadio pressoché vuoto.
Sigh.
Bello, molto bello, vedere i Ragazzi correre verso di lui dopo il primo goal: mi piace.
Mi piace.

Mi piace, anche se non esiste più, il calcio romantico.
Quello delle esultanze misurate.
Quello degli abbracci.
Quello dei piccoli passi.
Quello delle poche parole.
Non esiste più.
Ma mi piace.
Nostalgica?
Anche no.
Definiresti nostalgico qualcuno che rimane ancorato, appassionato, legato ad un’Idea?
Si chiama Storia: c’è gente che passa la vita a studiarla.
A me piace la Storia e cerco di tenerla in vita.
Per me, solo per me.
Non è un pubblico quello che cerco ma, che cosa strana, il pubblico viene a me.
Mi chiede di raccontare.
E come un bardo racconto e tramando.
Un giorno racconterò di quando al Toro era capitato di cadere sempre più verso il basso e poi si era rialzato.

Apro una parentesi: non è una vittoria contro il Sassuolo il segnale della rinascita.
Ti sto raccontando di come sarà il futuro, un futuro lontano, quello in cui tutti i miei capelli saranno bianchi e la voce tremolante.
Ti sto raccontando di un futuro totalmente avulso da quello che è il presente ed il recente passato.
Faccio la Nostradamus de no’ antri, insomma: è un’altra cosa che mi piace fare e, statisticamente, ci azzecco. Che fortunella.
Di questi tempi è sempre meglio precisare: basta un amen e tutto viene frainteso, tutti vedono quello che non c’è, pure io vedo quello che non c’è, che non c’è ancora.
Pensa che c’è gente che ha visto introiti che non esistono, ma questo è un discorso talmente ampio e altrettanto noioso che… finisce ancora prima di cominciare.
Anzi no… comincia così: c’era una volta la capacità di fare senza nulla avere in cambio, per il puro gusto di farlo.
Poi qualcuno insinuò il dubbio che ciò non fosse possibile, che non esistesse la generosità fine a se stessa, che il do ut des fosse legge universale su cui TUTTI basavano la propria esistenza.
I generosi (o pover’illusi, fa lo stesso), quindi, vennero additati come finti tali dai detentori della verità (e qui ci sarebbe da scrivere l’Enciclopedia delle boutades), ma se ne fregarono e proseguirono per la loro strada, nel rispetto delle idee di coloro che offrivano loro disprezzo e derisione.
Chiudo la parentesi

Mi piacciono le parentesi: racchiudono mondi interi, spesso chiari da leggere, più spesso criptici ma  chissà…

Vabbe’… forse a qualcuno fan schifo tre punti, a me no.
Intanto questa sera vado di nuovo a perdermi fra le colline con la Stefi: hai notato che è proprio un giorno settembrino? I colori sono forti, accentuati, quasi clamorosi, ma anche più morbidi: un invito a prepararsi all’Autunno.
Cadranno le foglie e continuerò a raccontare.
Forse.
Chi lo sa.
Forza Toro.

Domenica 12 settembre 2010, quasi notte

Caro Diario,

il mondo è pieno di cretini.
I cretini hanno una peculiarità: tendono a far risaltare la loro cretineria in qualsiasi ambiente si trovino ad attraversano.
Ieri sera ero ancora incantata da tutti gli stormi che il pomeriggio mi aveva donato di vedere in cielo, quegli stormi che, se visti in questo periodo dell’anno, mi fanno dire che sì: sarà un Autunno giusto, ma l’incanto, proprio per la sua natura di eccezionalità, svanisce in un attimo.
Ero incantata, ti dicevo, e con l’animo pacificato mi sono seduta al solito tavolo.

Poco dopo è arrivato un branco di cretini, appunto, che ha dato il via alle danze.
Erano un quindicina, hanno occupato tutti i tavoli vicino al nostro.
Parlavano (bofonchiavano) fra loro.
“Minghia, io sono della giuve e tu?”
“Forza Milan sempre, ciumbia!”
“L’Inter, ragazzi, l’Inter e poi più nulla!”
Ci siamo guardate, la Stefi e io, e abbiamo alzato le spalle.
Una delle due ha esclamato sottovoce: “Merde.”
L’altra ha replicato: “No: de minimis non curat praetor, fanciulla, non curat…”
Un fugace occhiolino ed eravamo in piedi, ognuna con il suo bicchiere di Barbera in mano.
“Uno, due tre: via!”

“Brindiamo alla differenza!”
“Brindiamo!”
Tintinnio, sorsata.

“Brindiamo alla vittoria di oggi!”
“Brindiamo!”
Tintinnio, sorsata.

“Brindiamo al Toro!”
“Sì, forza Toro!”
“Sempre forza Toro!”
“Brindiamo!”
Tintinnio, sorsata.

E inchino appena accennato alla tavolata dei cretini che, con espressione di coloro che vedono qualcosa che non conoscono e faticano ad interpretare (per novità e per conclamati limiti intellettuali), finalmente taceva.
Ci siamo sedute per continuare i nostri discorsi e i cretini han continuato a starnazzare.

Mi giungeva l’sms di un Fratello che mi comunicava che il Milan NON se la stava giocando col Cesena e mi premuravo di comunicarlo a voce alta alla Stefi.
Uno dei cretini si avvicinava al tavolo per dire: “Uè, davvero?”
“Sì.”, rispondevo con indifferenza.
Egli cercava di intavolare una sottospecie di discorso con noi, che non lo filavamo manco di striscio.
Lo strisciato era lui, d’altra parte.
Giungeva la fine della cena, ci alzavamo per tornare a casa, passavamo davanti all’esercito dei cretini.
Uno di essi si alzava e pronunciava una frase quasi di senso compiuto: “Aaaaah, allora avevo sentito bene: siete due di serie B…”
“Sì, coglione, problemi?”
Egli si rimetteva al suo posto, mentre sentivo uno del gruppo (evidentemente meno cretino degli altri) dirgli: “Hai fatto la tua solita figura di merda, bravo!” e giù risate.
Che bella l’ilarità, mi piacciono tanto le risate, proprio così.
Strani incontri si fanno in collina, di notte poi…

Quasi giunte sotto casa, la Stefi mi diceva: “Andiamo a fare ancora un giro?”.
E ci dirigevamo là, appena fuori dal Monferrato, dove tutto è pianura tranne… tranne un piccolo luogo da cui si vede il fiume e quel fiume porta vita e serenità all’animo.
Non si vedeva nulla. E per forza: era buio pesto.
Ma noi sapevamo che le anse, quelle anse ampie e maestose, erano lì.
E, in un certo senso, le vedevamo, le vedevamo comunque.
Così come ci capita, e sempre ci capiterà, di vedere il Toro quando i Ragazzi entrano in campo.
Se, a seguito di ciò, ci accade di vedere in campo il torello… poco importa: si tratta di rabbia e delusione momentanea (MO-MEN-TA-NEA).
Ma quel momento, quel momento tanto fugace quanto eterno, quel momento è esaltante, puro, concreto, cristallino, Granata.
E’ il momento in cui il calcio romantico fa di nuovo capolino.
Fa capolino.
Può finire per travolgerti oppure nascondersi fra nubi molto alte.
Fa capolino.
E ti spiega un perché che già conosci, ma a volte dimentichi.
Fa capolino.
Essenza e consapevolezza, talvolta, camminano tenendosi per mano quando si dirigono verso la certezza, diventando una cosa sola.
Che fa capolino.
Buona notte, mondo…

Lunedì 13 settembre 2010

Caro Diario,

primo giorno di scuola per i piccoli del mio Clan, ennesima prima volta per me.
Chi, fra i tre, è più agitato e con le lacrime in tasca?
Io, ça va sans dire.
Non riesco neppure a scrivere.
E allora non scrivo.
Ciau.

Martedì 14 settembre 2010, sera

Caro Diario,

che cosa ti dicevo ieri a proposito delle lacrime in tasca?
Questa mattina ne sono spuntate altre.

C’era un bimbo, fra i primini, con un bel cappellino Granata in testa. I nostri sguardi si sono incrociati, lui ha visto la mia felpa e mi ha fatto un sorriso grande così.
Mi ha mostrato il pollice all’insù e poi gli ho sentito dire alla mamma: “Vedi? Anche quella signora è del Toro!”… ci incontreremo ancora, gagno Granata, ci incontreremo ancora.

Poi ho scoperto che la pentnoira (*) della via vicino a casa è una dei nostri. Non avevamo ancora fatto conoscenza: i miei capelli rifuggono forbici e tinture.

Niente male, la sequenza di negozianti Granata vicino a casa: l’edicolante, il barista (sì, conosco anche baristi del Toro), la tabaccaia, la panettiera, la pentnoira, la fiorista.
Amo il mio piccolo mondo Granata sotto casa!

Le prime lacrime, però, sono giunte proprio all’alba.
Una telefonata, alle sei e quarantotto, ha scosso il silenzio della casa… adesso, però, devo andare a salvare il mondo, conquistare una galassia e continuare ad essere del Toro (indovina qual è l’unica affermazione vera), per cui te ne parlerò, ma non adesso, non adesso…

(*) Pentnoira = parrucchiesa, pettinatrice (in piemontese)

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