Conto alla rovescia

Conto alla rovescia

di Silvia Lachello

Giovedì 19 maggio 2011

Caro Diario,

a me domani piacerebbe vincere.
Continuare a sperare.
Anche se checosacavolociandremmoafareinserieA.
Anche perché unaltroannodiBno.
Mi piacerebbe vincere perché vincere è bello.
Da qualunque parte la si guardi, una vittoria è una gran bella…

di Silvia Lachello

Giovedì 19 maggio 2011

Caro Diario,

a me domani piacerebbe vincere.
Continuare a sperare.
Anche se checosacavolociandremmoafareinserieA.
Anche perché unaltroannodiBno.
Mi piacerebbe vincere perché vincere è bello.
Da qualunque parte la si guardi, una vittoria è una gran bella cosa.
Non sto parlando di vittorie da lamiasquadravincesemprefacciungoals, quella è roba da cugggini.
NOI non siamo cugggini, NOI talvolta non siamo manco Fratelli, NOI comunque siamo i ragazzi del Torino, quelli della Maratona, forza Toro, alé alé (ad libitum).
Per le serie che incontri qualcuno che ti chiede “Che cos’ha fatto il Toro?” e tu gli dici: “Ha vinto” e si è contenti in due.

Venerdì 20 maggio 2011, Empoli-Tori?no! 1-1

Caro Diario,

bah.
Ufff.
Doppio ufff.
Vabbe’.
Vabbe’ una cippa.
Però vabbe’.
Doppio ufff.
Ufff.
Bah.

Io vorrei essere già a DOPO.
Dopo quando?
Quando tutto è ormai concluso.
Quando c’è solo da recriminare.
Quando c’è, insperatamente, da festeggiare.
Quando iniziano nuove speculazioni e quelle vecchie si dimenticano.
Quando i vaffanculo lasciano spazio ai tantosiamoqui.
Quando si tira un po’ il fiato.
Quando ci si rende conto che la schiena si è fatta più curva.
Vorrei essere già a DOPO.
Anche se amo essere in mezzo agli eventi.
Viverli, anche subirli, sempre viverli.
Certo che se subissi un po’ meno,  mi sarebbe più facile vivere.
Per dire.

Sabato 21 maggio 2011, -8

Caro Diario,

inizia il conto alla rovescia.
Nervosa? Sì.
Frega a qualcuno? No.
Meglio così.

Domenica 22 maggio 2011, -7

Caro Diario,

è un po’ come mettersi un paio di scarpe dopo mesi che son rimaste nella scarpiera.
Quel paio di scarpe più comodo degli altri, quel paio di scarpe troppo leggere per l’inverno e troppo pesanti per l’estate, IL paio di scarpe.
Si sogna per mesi di infilare i piedi in quelle gabbie (*) e poi, quando finalmente lo si fa, è un gran godere, ma anche no.
Il Toro, caro mio, il Toro.
Ci stai lontano, poi decidi che è arrivato il momento di tornare, e quando torni… è un bel casino, ma anche no.

(*) Le scarpe sono gabbie. Meglio, molto meglio camminare a piedi nudi. Ci si abitua rapidamente alle asperità del terreno. E si impara qualcosa in più di sé e del mondo.

Lunedì 23 maggio 2011, -6

Caro Diario,

sulla base di che cosa si decide se si è migliori degli altri? Ed è così importante esserlo? Se si è peggiori di altri, non si è forse migliori nell’essere peggiori?
Mi è capitato di avere un incontro-scontro con un Fratello (miiiiii, a volte vorrei essere – calcisticamente – figlia unica) da cui si è evinto che:
– io non la penso come lui
– lui non la pensa come me
– io non sono del Toro (secondo lui)
– lui è del Toro (secondo me e secondo lui)
– io sono del Toro (secondo me)
– solo pensandola come lui si è veramente del Toro (secondo lui)
– sono una vigliacca (secondo lui)
– dovrei smettere di scrivere (secondo lui)
– varie ed eventuali (secondo lui e secondo me)
Che soddisfazione c’è a non avere mai alcun dubbio?
Non si rischia di annoiarsi a morte, ad essere certi certissimi certerrimi di possedere la verità, l’unica verità?
Perché poi… quando si è così fortunati (?) da individuare la Verità, che gusto c’è a combattere per essa?
Non sarebbe meglio, per chi possiede la certissima certezza di detenere la verissima verità, dedicarsi al godimento del proprio stato di perfezione?
Quante domande, quante domande sibilline perfino per me che le pongo (das, plastilina, creta), quante domande… che cosa non si fa per far passare il tempo, eh?
A proposito… quanto manca? Sei giorni? Santaddea… sei giorni sono 576 quarti d’ora: sono tanti.

Martedì 24 maggio 2011, -5

Caro Diario,

che cosa dicevo ieri? Dicevo “annoiarsi a morte”.
Brutta storia la morte, NOI ne sappiamo qualcosa fin dal momento in cui sappiamo di essere come siamo, fin dal momento in cui sappiamo di essere quelli che siamo.
Mi è capitato, l’altro giorno, di dover parlare della morte con mio figlio e di farlo senza usare troppi giri di parole.
Non si parlava della morte in generale, si parlava di una morte specifica, di una persona speciale che se n’era andata.
Strana ‘sta roba che si chiama Morte.
Si sa che c’è.
E’ davvero l’unica cosa sicura che esiste.
La non-esistenza è l’unica cosa che esiste.
Che odioso sarcasmo, la Morte.
Ricordare.
Non dimenticare.
Non dimenticare mai.
Come NOI non dimentichiamo i Ragazzi di Superga.
Mai dimenticare.
Passiamo su questa terra per uno sputo di tempo e poi finisce lì.
Tutti meritano di essere ricordati, di non essere dimenticati.
Non può finire lì, ognuno di noi è più di quello che scompare con la Morte.
Non deve finire lì, ca##o…
Il problema è che, come per le vittorie, si vuole il sempre e non solo… si vuole il sempre per sempre, ma non funziona così, maledizione.

Mercoledì 25 maggio 2011, alba e… -4

Caro Saglietti,

felice compleanno.
Adesso non metterti in testa strane cose, tipo che io cambi nome alla rubrica perché proprio non se ne parla.
Auguri, Mauro, anche quest’anno ti auguro il meglio: grazie di tutto, testina d’oro!

Poi, caro Diario (e anche caro Mauro, va’…), ti devo raccontare di alcuni gobbi che, in questi giorni, mi chiamano perché, in fondo in fondo, hanno la nostalgia di noi: che dolci.
Noi non abbiamo molta nostalgia di voi, ma devo ammettere che, in molti momenti, ci avete fatto davvero godere. Ciao ciao.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy