Dalla festa al dramma

Dalla festa al dramma

di Walter Panero

 

Avrebbe dovuto essere una grande festa quella di oggi a Genova. Simile a quella di sabato a Torino dove il rosa del Giro ed il verde degli alpini si erano mescolati dando vita ad una giornata indimenticabile piena di gioia, canzoni, voglia di vivere.
Niente di tutto questo. Oggi è stata la giornata del lutto e della tristezza. Non c’era gioia sulle facce della gente di solito…

di Walter Panero

 

Avrebbe dovuto essere una grande festa quella di oggi a Genova. Simile a quella di sabato a Torino dove il rosa del Giro ed il verde degli alpini si erano mescolati dando vita ad una giornata indimenticabile piena di gioia, canzoni, voglia di vivere.
Niente di tutto questo. Oggi è stata la giornata del lutto e della tristezza. Non c’era gioia sulle facce della gente di solito contenta di incontrare i propri beniamini. Non c’era gioia sui volti dei bambini portati lì per un giorno che doveva essere di vacanza e di divertimento. La gioia era sparita anche dalle facce dei corridori che solo pochi giorni fa erano festose e forse un po’ spaventate come quelle dei bambini nel primo giorno di scuola.

Basta un attimo, nel ciclismo come nella vita, per passare dalla festa al dramma. Questo è accaduto ieri. Questo potrebbe accadere ancora. Perché si dicono e si scrivono tante cose: si parla di corsa, si fanno polemiche, si raccontano storie di doping. Ma spesso ci si dimentica del fatto che il ciclismo, purtroppo, resta uno sport pericolosissimo. Si possono usare tutte le precauzioni del caso, ma rimane una crudeltà buttarsi a capofitto in discesa a 80 chilometri orari su copertoncini di pochi millimetri e senza protezioni se non un casco che serve, ma in certi casi non abbastanza. Non quando si picchia la testa dopo un volo di quindici metri. Quasi sempre va bene, ci si rialza, si tira un bel sospiro di sollievo e si riparte. Magari si va in ospedale e ci si ritira dalla corsa, ma dopo poche settimane si è di nuovo lì fedeli al mestiere che ci si è scelti. Invece ieri no. Perché è successo? Perché a lui? Domande che hanno poco senso. Doveva succedere. A lui. In quel momento. E basta.

“Ma correranno lo stesso?” si chiede la maggior parte della gente triste ma incuriosita

“Ieri sera, dopo aver appreso la notizia, i ragazzi volevano tornarsene a casa…” risponde Brian Nygaard, Team Manager della squadra Leopard “…poi si sono convinti ad andare avanti per rispetto al ciclismo, alla corsa e alla famiglia del ragazzo. Questo è il momento di piangere, ma non da soli. Il ciclismo è la nostra vita, quella del Giro è una grande famiglia e le famiglie si stringono e non si dividono nei momenti di difficoltà…”

“Andiamo avanti” ribadisce Angelo Zomegnan, direttore del Giro “…perché solo chi non sa dove andare si ferma. E il Giro conosce benissimo la strada che deve percorrere”.

E così si va avanti. Si va avanti con la banda dei Bersaglieri che suona uno struggente “Silenzio”. Si va avanti con la squadra del ragazzo tutta schierata in fila col resto del gruppo alle spalle, le teste abbassate che guardano la strada o il manubrio e che pensano all’amico che fino a ieri faceva colazione con loro e che adesso non c’è più. Si va avanti con lo Scozzese David Millar in maglia rosa che, invece del sorriso d’obbligo in questi casi, mette su un’espressione che sembra voler dire “ma perché è toccato a me oggi?”. Si va avanti nel silenzio con un gruppo nel quale non ci sono più passisti, velocisti, scalatori, campioni o gregari, ma solo uomini. Ragazzi che pregano e che piangono col volto pieno di tristezza per aver perso il collega e l’amico.

Avrebbe dovuto essere la quarta tappa del Giro.
Avrebbe dovuto essere una festa.
Invece quello di oggi da Quarto dei Mille a Livorno sarà un grande corteo funebre, solo un po’ più colorato del solito, al termine del quale il Team Leopard taglierà il traguardo senza che vi siano vincitori né vinti.
Sarà il funerale di Wouter Weylandt, 26 anni di Gand, che lascia la compagna An-Sophie da cui aspettava una bambina.
Il ciclismo è uno sport pericoloso e prima o poi questi incidenti accadono. E’ accaduto a lui.

Buon viaggio, Wouter! Per te si aprono ora le porte del paradiso dei ciclisti pieno di campioni, di gregari e di ragazzi sorridenti e semplici come te. Non potremo mai dimenticarci di voi.

 

foto da “lastampa.it”

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