Di questi tempi

Di questi tempi

di Silvia Lachello


Mercoledì 15 settembre 2010

Caro Diario,

ieri una telefonata, alle sei e quarantotto, ha scosso il silenzio della casa, ti dicevo.
E questa mattina, finalmente, ne è arrivata un’altra.
Quella che aspettavo, quella che mi diceva che un nuovo bimbo era planato sul pianeta azzurro.
Benvenuto, piccolo…

di Redazione Toro News

di Silvia Lachello


Mercoledì 15 settembre 2010

Caro Diario,

ieri una telefonata, alle sei e quarantotto, ha scosso il silenzio della casa, ti dicevo.
E questa mattina, finalmente, ne è arrivata un’altra.
Quella che aspettavo, quella che mi diceva che un nuovo bimbo era planato sul pianeta azzurro.
Benvenuto, piccolo Ernesto, benvenuto: te lo racconterò quando sarai più grande, ti racconterò di quando e come ho saputo che saresti arrivato, di quando sei venuto alla partita e, nuotando nella pancia di mamma, hai tifato per il Toro… e poi ti racconterò alcune favole che parlano di fate, folletti, elfi e gnomi, perché fate, folletti, elfi e gnomi, per continuare a vivere, hanno bisogno che qualcuno ascolti le loro storie.
Si chiama Memoria e si trasmette così.
Tra l’altro… adesso che ci penso… sì, proprio così: in data 5 aprile 2010, io lo avevo detto. Io avevo predetto che la creatura sarebbe stata maschia. Sì, sì, proprio così. (1)
Brava streghetta, brava… quando non sono cattiva.
Quando sono cattiva? Te lo dico un’altra volta.
E dunque… benvenuto: è un mondo folle, Ernesto, totalmente folle. Stiamo facendo di tutto per renderlo migliore e, forse, proprio tu ci insegnerai qualcosa che non sappiamo ancora.


Giovedì 16 settembre 2010, quasi notte

Caro Diario,

andare a comprare i biglietti per la partita si sta rivelando un’attività interessante e, per certi versi, divertente.
Fino all’ultimo non so come fare ad incastrare tutti i miei impegni, ma poi – insperatamente – scaturisce la manciata di secondi necessari.
È come una stilla d’acqua nel deserto: che meraviglia! Il lenzuolone di carta trova rifugio nello zainetto e io son più serena.
Fare biglietti più piccoli no, eh? Ma sì, dai… chi se ne frega: [irony mode on] ci sono così tante foreste sul pianeta… [irony mode off].
Come? Non è necessario sottolineare che stavo facendo ironia?
Bah… sai com’è: di questi tempi, ogni tanto, è meglio farlo.
La comunicazione fra esseri umani, a volte, non è facile… scrivendo poi… è ancora più difficile.
Spesso non basta scrivere ‘bu’ per dire ‘bu’.
Spesso si scrive ‘bu’ e viene letto ‘du’.
E sul ‘du’ vengono costruiti castelli di proporzioni immani: grandi costruzioni su fondamenta fragili, se non inesistenti.
Così van le cose, (ripeto) di questi tempi.
Peccato, però… la comunicazione dovrebbe servire, appunto, a comunicare, non ad erigere sovrastrutture (peraltro) inutili.
Forse, e sottolineomettoingrassettofontgigantesco FORSE, Darwin ha toppato qualcosa.
Forse, eh?

Comunque…. prima di cena ho conosciuto il piccolo Ernesto: è perfetto e racchiude in sé tutte le potenzialità dell’essere umano.
Ha solo un giorno di vita eppure sa respirare da solo.
Dici che è ovvio? Sì, effettivamente hai ragione… ma ovvio non significa facile.
Ernesto ha solo un giorno di vita e sa già fare una cosa difficile, una cosa difficile per uno che, fino a poche ore fa, nuotava nell’acqua.
Che stupore il miracolo della vita… è sempre lo stesso, eppure ogni volta dona un pizzico di magia e meraviglia.
A chi abbia voglia di vederle, ovviamente.
E mi dispiace tanto per quelli che danno per scontati tutti i piccoli grandi miracoli che ci accadono intorno.

Venerdì 17 settembre 2010

Caro Diario,

è venerdì 17 e sai una cosa? Chi se ne frega.
Domani è sabato 18 e si va allo stadio.
“C’è il derby”, dicono alcuni.
“Mi dispiace dissentire, per me il caso è elementare”, cantava Edoardo Bennato. (2)
Io dissento, obietto (sì, si scrive con una b sola), eccepisco, discordo.
Il derby è un’altra cosa.
Quasi non ricordo più di che cosa si tratti, ma sono sicura che sia un’altra cosa.
Te lo confermerò fra un po’ di tempo, quando avrò di nuovo il piacere di aprire le belligeranze pre-derby (squisitezze dal sapore sopraffino).

Sabato 18 settembre 2010

Caro Diario,

uhm… non mi è ancora tornata la voglia di vestirmi di Granata, non del tutto.
Eppure sto smaniando.
Mi sembra che il tempo fra ora (mezzogiorno) e il momento in cui verrà a prendermi la Stefi (l’una) non possa trascorrere normalmente.
Intanto mi tornano alla mente alcune parole di Seneca:

Al saggio non può capitare nulla di male: non si mescolano i contrari. Come tutti i fiumi, tutte le piogge e le sorgenti curative non alterano il sapore del mare, né l’attenuano, così l’impeto delle avversità non fiacca l’animo dell’uomo forte: resta sul posto e qualsiasi cosa avvenga la piega a sé; è infatti più potente di tutto ciò che lo circonda. (3)

E’ appropriato, eh?

Poi… poi mi sto lasciando stregare per l’ennesima volta da The Sage di Emerson, Lake & Palmer (ebbene sì: divergo dai Beatles, di quando in quando):

I carry the dust of a journey / That cannot be shaken away / It lives deep within me / For I breathe it every day (Porto addosso la polvere di un viaggio / Che non può essere spazzata via / Vive profondamente dentro di me / Poiché la respiro ogni giorno)

Che tre talenti, ‘sti ragazzi. E che semplicità (non nell’abbigliamento…).
Me li immagino seduti da qualche parte, magari in una notte, a discutere… “Allora… come ci chiameremo?”
Me li immagino elencare una serie di nomi più o meno psichedelici.
Me li immagino fare la scelta più progressive (sic).
Me li immagino decidere di chiamarsi… di chiamarsi con i propri cognomi. In ordine alfabetico.
Wow.
La grandezza della semplicità. (4)

Bon: tra Fanfare For the Common Man e Tarkus e The Sage (due volte) e C’est la vie (ahia, questa è così bella da far male) e Black Moon, è arrivata l’ora di uscire.
Sta piovendo: non potrei essere più in sintonia con me stessa.
E di questi tempi, frase ricorrente, non è facile.

Domenica 19 settembre 2010, ieri: quasiToro-Novara 1-0

Caro Diario,

scrivo quasi perché… perché lo sai.
E perché quella prima mezz’ora… quella prima mezz’ora.
Ti chiederai in che stato siano le mie tonsille.
Non lo so: me le hanno tolte settemila anni fa. Ah, ah, ah: che ridere.
Dai, provo a spiegarti.
Ieri non ero chiacchierina come al solito: ero con i soliti amici, ma non parlavo tanto.
Non ne avevo voglia.
Un po’ ero scossa dagli inquietanti segnali lanciati dal tabellone (Torino-Novara 1-2, prima dell’inizio della partita, per dire…), un po’ avevo i miei pensieri a cui pensare, un po’… oh, be’: capita anche a me di non avere voglia di parlare, di non aver voglia di condividere, di avere una smisurata voglia di farmi i casi miei (semplicissimo da fare, se ci si trova in mezzo alla folla).
Stavo lì a guardare e basta.
Poi è esploso l’imponderabile, quello che dovrebbe essere e vorremmo che fosse la norma, ma trattandosi di noi… vabbe’, che cosa stavo dicendo?
Ah, sì: è esploso l’imponderabile.
Il Rolandismo.
Mamma mia, che goal.
Dopo cinque minuti.
Mamma mia, che goal.
BOOOOOOOOOM.
E’ esploso l’imponderabile, poi lo stadio e devo ringraziare il Fato se la vena è rimasta integra (ho creduto che accadesse altrimenti… devo darmi una calmata…).

Lì, proprio in quel momento, mi è tornata la voglia di parlare, di condividere, di non farmi più i casi miei.
Per una strana combinazione, però, nessuno dei miei ‘compari’ e delle mie ‘comari’ aveva visto il gol. Pazzesco, eh?
La Stefi stava parlando con la Nonna Olga, Sabry con Samu… anche Laura era voltata dall’altra parte.
Io gridavo “Che goal! Che goal!” e loro mi rispondevano, fra il giracazzato e lo sconfortato, “Non l’ho visto… stavo parlando con…”.
Ho gridato “Che goal! Che goal!” per almeno undici minuti.
Poi ho perso la voce.
O quasi.
Ho conosciuto tre tifosi del Novara, dopo la partita. Mi hanno detto che non era affatto vero che io avessi perso la voce, ma questa è un’altra storia.
Vabbe’.

Ho gridato “Che goal! Che goal!” per almeno undici minuti.
Che differenza c’è fra gridare “Goal!” e “Che goal!”?
Te lo dico domani.

Lunedì 20 settembre 2010

Caro Diario,

allora… che differenza c’è fra gridare “Goal!” e “Che goal!”?
Oh, be’… gridare “Goal!” ti mette le ali (no, RedBull non c’entra: it’s only a matter of Bull…), gridare “Che goal!” ti fa raggiungere la vetta più alta del mondo.
Semplice, no?

Sai, di solito, alla fine della partita, esco subito dallo stadio.
Mi piace entrare in quel fiume Granata e seguirne il ritmo.
Rallentare per poi accelerare. (5)
Due giorni fa no.
Ci siamo guardati in faccia: Massimo, Davide e io.
Sembravamo Qui, Quo e Qua.
“Andiamo su?”
“Andiamo!”
Siamo saliti un po’ più in alto di dove eravamo.
Abbiamo aspettato che lo stadio si vuotasse.
Insieme abbiamo gridato un FORZA TORO con talmente tanti punti esclamativi che non basterebbero undici pagine per contenerli.
Avevamo i nostri motivi, ognuno i suoi, per mandare a fare in culo il mondo e quel FORZA TORO non è che stato l’inizio di una sorta di liberazione interiore.
E’ stato come scrivere sul Libro delle Nostre Vite che noi abbiamo ali, ali forti, e che promettiamo a noi stessi di fare di tutto per poter gridare presto a pieni polmoni “Che Goal!” fuori da contesti Granata e a segnare saremo noi, scuotendoci di dosso un po’ della polvere di cui ti dicevo prima.
I’ll get by with a little help from my friends… o no? (6)
Dai… la sfanghiamo anche questa volta.
Come sarebbe tutto più semplice se l’unico nostro problema fosse il Toro… c’est la vie…

Martedì 21 settembre 2010

Caro Diario,

a due giorni dalla fine dell’Estate, attendo l’Equinozio Autunnale.
L’Autunno, quest’anno, inizia ufficialmente il 23 settembre alle tre e nove minuti del mattino (ora di Greenwich): manca poco.
Come sempre, l’Autunno mi renderà più languida, già mi sento così… dovrei raccontarti del piccolo scavezzacollo con maglietta Granata che a momenti prendevo sotto con l’auto, di un vecchissimo ritaglio di giornale uscito fuori da un cassetto mentre cercavo altro, di tutte le mie paure, ma – come ti ho detto – mi sto illanguidendo e quindi non adesso, non adesso…

 

 

 

Note:

(1) http://www.toronews.net/?action=article&ID=16391, vedi Lunedì 5 aprile 2010. Molto bene!

(2) video, testo

(3) Nihil accidere bono uiro mali potest: non miscentur contraria. Quemadmodum tot amnes, tantum superne deiectorum imbrium, tanta medicatorum uis fontium non mutant saporem maris, ne remittunt quidem, ita aduersarum impetus rerum uiri fortis non uertit animum: manet in statu et quidquid euenit in suum colorem trahit; est enim omnibus externis potentior. (da De Prouidentia).
E dire che non ero SECCHIONA manco pe’ gnente…

(4) Emerson, Lake & Palmer; vi consiglio caldamente il loro “Pictures at an exhibition” (capolavoro).

(5) Battisti, Lucio (cit.).

(6) Ladies and Gentlemen… The Beatles!!! 😉 video, testo, traduzione

 

 

 


 

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