Donne

Donne

di Silvia Lachello

Giovedì 2 settembre 2010

Caro Diario,

ieri sera ero immersa in un oceano di spensieratezza: mia figlia ed io, coricate sul lettone, ce la contavamo.
“Certo che stiamo proprio bene, noi ragazze!”, ha esclamato.
Dopo innumerevoli cavolate, le ho fatto una domanda seria.
“Giulia… ascoltami:…

di Silvia Lachello

Giovedì 2 settembre 2010

Caro Diario,

ieri sera ero immersa in un oceano di spensieratezza: mia figlia ed io, coricate sul lettone, ce la contavamo.
“Certo che stiamo proprio bene, noi ragazze!”, ha esclamato.
Dopo innumerevoli cavolate, le ho fatto una domanda seria.
“Giulia… ascoltami: sei sicura di voler continuare ad essere del Toro? Le cose non vanno proprio benissimo…”
Gli occhi le si sono spalancati così tanto da farla sembrare un manga.
“Mamma! Io sono del Toro e il Toro è bello!”
“Sì, il Toro è bello, ma…”
“Il Toro vincerà! E io sarò allo stadio con te!”
Beata innocenza (o irruenza?)… che le tue illusioni non vengano spezzate, Giulia, che la tua fiducia venga premiata…
L’ho abbracciata per avere (IO) ulteriore conforto.
Quando ho sciolto il mio abbraccio, si era addormentata.
Non ci sono più bambini del Toro? Balle.

Forse è davvero una malattia… o piuttosto… non sarà un’inclinazione dell’anima?
Non lo so… a volte osservo Giulia con più attenzione, la guardo nelle pupille quando esprime qualcosa di graniticamente Granatico e… boh, mi fa sentire al sicuro e mi fa vedere un futuro.
Viva le rime, trallallà.

Sabato 4 settembre 2010, pomeriggio

Caro Diario,

dopo pranzo mi sono coricata: volevo fare un breve pisolino, ho dormito secca per due ore.
Ho anche sognato e c’era una grande confusione.
Mi sono svegliata ancora più stanca.
Alle sei e un quarto passerà a prendermi la Stefi con la Nonna Olga: le tre Grazie vanno in missione. E oggi è uno di quei giorni in cui non mi sento né Grazia né Graziella: pazienza.

Aspetta un po’… sento il rombo inconfondibile del Vecchio Caprone, l’auto della Stefi… il campanello squarcia il silenzio della casa, mi sporgo dalla finestra: sì, è ora di partire.
Andiamo.

Domenica 5 settembre 2010, mezzanotte e venti, ieri Torino-Crotone 1-1

Caro Diario,

tornata a casa.
Mentre ero allo stadio, mentre stavo per assistere a Torino-Crotone mi si agitavano dentro i fantasmi di un’altra Torino-Crotone.
Rien à faire: la memoria è memoria e nulla si può fare contro di essa. Nulla. Quasi nulla… discorso complesso: mi ci dedicherò poi.
La memoria è memoria… la memoria: sarebbe bello se nei nuovi programmi scolastici venisse inserita come materia di studio. Studio, abitudine di vita, attitudine mentale.
Ciò detto… passiamo ad altro.
Lo sai che ci sono persone che have the power e lo irradiano con la stessa facilità con cui respirano? Sì, proprio così.
L’ho detto a Nives quando casualmente (ahem… il caso non esiste…) ci siamo incontrate dopo la partita.
Gliel’ho detto.
Le ho detto che l’ingresso in campo del Capitano non aveva cambiato quasi nulla a livello di rendimento, ma che aveva risollevato il morale dei Ragazzi.
Era palpabile.
Ci sono raggi di sole anche in piena notte, via… e che la notte adesso mi rapisca, anche se già so che faticherò a prendere sonno: la caffeina mi fa un baffo, lo stadio no.

Domenica 5 settembre 2010, pomeriggio

Caro Diario,

ti racconto di ieri.

Walter e Laura sono tornati allo stadio. Mi aspettavo di riabbracciarli, ci eravamo sentiti due minuti prima per telefono, ma quando ho sentito fare toc toc sulla schiena e mi sono voltata, la gioia aveva anche una venatura di sorpresa.

“Chissà dov’è Nives”, continuavo a chiedermi. Ci siamo incontrate per caso, come ti ho detto prima: missione compiuta.

Pierpaolo arrivava esclamando: “Eccomi qui! Ci sono anche io!”… dai, accomodati: c’è posto anche per te.

Intanto Nonna Olga esprimeva felicità per la sistemazione: “Qui si vede bene, néh? Sì, sì: mi piace stare qui, néh?”

Toh, guarda… finalmente giungeva anche Massimo… aveva detto che non sarebbe venuto, ma che piacere vederlo qui! Un po’ lo aspettavo… ma, se anche non fosse venuto, avrei capito: per come vive lui la partita, avrei capito…

La Stefi aveva lo sguardoconlestelline delle grandi occasioni e, in fondo, è lo sguardo che ha sempre quando viene allo stadio. Per quanto possa essere devastante tutto ciò che si agita dentro, intorno, fuori dal Toro, le stelline sono assicurate. Che poi si spengano è tutto un altro discorso e, ora, non ho voglia di parlarne.

Sabrina arrivava mentre stavo cazzeggiando con Massimo vicino alle transenne.
“Ma dove ca§§o sei???”, mi dice per telefono.
“Guarda più in basso, cara…”, le rispondo sventolando la mano e mostrandole il dito medio.
Lei risponde con altrettanto medio e ci corriamo incontro, al suo fianco Samuele: due mesi fa era un bambino, ora è diventato un ragazzino.

Samuele assomiglia al Capitano e si fa vanto di questa cosa. È sempre lì lì per scavalcare le transenne e iniziamo a faticare a trattenerlo… è cresciuto e anche tanto, te l’ho detto… esprime tutta l’irruenza briosa dell’adolescenza.
Che poi è la stessa irruenza briosa che si vede negli occhi di Nonna Olga: si dice spesso, per fare un po’ di retorica e perché sì, che gli anziani consegnano testimoni nelle mani dei giovani. È proprio vero.

Ieri sera IO mi sentivo anziana: Nonna Olga e Samuele erano i ragazzini, i giovani, quelli proiettati in avanti, quelli che sanno inconsapevolmente – o meno – di avere ancora tante cose da scoprire, provare, vivere.
Anziana. Io. Be’, un po’, dai… la tallonite, il polso fasciato, un mal di testa da urlo, la schiena a pezzi… che rottame.

Nessuno si è accorto del mal di testa: sto diventando bravissima a dissimulare sofferenze fisiche e interiori, proprio brava… ho trovato perfino la forza di ridere, nonostante dietro le tempie mi stesse pulsando un esercito percussivo particolarmente incazzato.
Boh, tutti ‘sti mal di testa… forse sarà colpa dell’allergia al nichel, fastidiosa new entry nella mia esistenza, forse sarà colpa dei tanti pensieri, sempre troppi e rumorosi, forse sarà colpa del Toro, come dice Andrea… ma deve per forza esserci un colpevole?
Soffro di mal di testa senza soluzione di continuità da giorni e giorni. Punto.
Devo giusto rinnovare la carta d’identità: forse lo scriveranno nell’apposita sezione.
Segni particolari: cefalea.
Bon… NON prendo l’ennesimo analgesico. Preferisco intossicarmi di dolore fisico piuttosto che di robaccia chimica.
Come dici? È un atteggiamento da struzzo?
Sì: hai ragione.
Ho difetti, io.
Potrei elencarli dettagliatamente: ho un’ossessione maniacale per le liste e, per quanto riguarda me stessa, il parametro “zero defects” non esiste.
Vedi come sono rigida? È la dimostrazione, una delle tante, che io ho dei difetti… it’s only rock’n’roll but I like it.

Lunedì 6 settembre 2010

Caro Diario,

la vita è l’arte dell’incontro. Lo diceva Vinicius De Moraes, Grande Maestro.
Io ne ho fatto una legge personale, Piccola (Volenterosa) Allieva.
Due giorni fa, mentre mi avvicinavo ai tornelli con la Stefi e la Nonna Olga, sono stata testimone di un incontro.
Camminavamo in schiera, come tre paperette disciplinate, quando si è aggiunta una quarta persona: una signora di una certa età, più verso gli ottanta che i settanta, vestiva sportiva ma elegante.
Mi sono accorta che Nonna Olga disquisiva amabilmente con la distinta signora. Parlavano in dialetto, ognuna delle due il proprio dialetto: mandrogno la Nonna, torinese la signora.
La Stefi ogni tanto mi chiedeva di tradurre dal torinese (sic): gli “’mbele si” e i “parej” non le erano per nulla familiari.
Io pensavo che, per un motivo o per l’altro, passo il mio tempo a fare da ponte tra un idioma ed un altro, tanto sul lavoro quanto nella vita reale (ri-sic).
La signora si lamentava del fatto che il figlio fosse gobbo (succede anche nelle migliori famiglie, sai?). Quanto meno la figlia era proprio come lei: meno male…
A quel punto ho cambiato fascia, da destra mi sono spostata a sinistra, ed ho perso (o guadagnato?) un po’ di tempo a discutere con la gentildonna: “La capisco, signora… mio figlio, dopo aver assistito alla rissa in Toro-genoa di due anni fa, ha promesso a se stesso e al mondo intero che non rimetterà più piede allo stadio… si dichiara Granata al 50% e, che tristezza, milanista per il restante 50%, ma ha chiuso con lo stadio. E se lo conosco davvero per quello che è, e cioè uno che non si rimangia mai la parola data… posso dimenticare di vedere ancora una partita con lui… però la piccola… eh, la piccola: sa che l’anno scorso come regalo per il suo quinto compleanno ha chiesto di venire a vedere una partita? E sa che alla fine della partita mi ha chiesto, spalancando gli occhioni, di poter tornare ancora allo stadio? Sono soddisfazioni… almeno queste…”.
La signora ha gentilmente replicato che ero fortunata e che dovevo essere stata brava: sua figlia è, appunto, Granata ma sta lontana dallo stadio.
A proposito di stare lontani dallo stadio… no, niente: te lo dico un’altra volta.
Anzi no.
Anzi… sì, voglio dire una cosa: io so com’è quando ti rubano l’amore, io lo so. E so anche che poi passa. Una (grande) ferita in più dentro, le spalle che si fanno più curve, i pugni che si stringono più di frequente e poi… e poi passa.
Tanto… tanto cambiano gli amori ma non cambia la squadra che ci/si sceglie… ma forse questo discorso funziona solo se si conosce l’amore incondizionato.
Non lo so, devo rifletterci: attacco l’ennesimo post-it al muro.
Mentre sto qui a parlare d’amore, là fuori, nel mondo, c’è una moltitudine che l’amore non conosce e/o non fa… mi dispiace per loro e lo dico empaticamente.
Faccio tante cose inutili, eh? Empatizzo, sdrammatizzo, dissimulo: lo faccio per hobby.
Oppure per abitudine.
O magari per pazienza.
A proposito di pazienza… la parola paziente indica chi, appunto, mette in pratica l’arte della pazienza MA anche chi patisce e, quindi, dev’essere curato con l’obiettivo di guarire.
I Granata sono pazienti.
Decidi tu se si tratta di sostantivo o di aggettivo.

Martedì 7 settembre 2010

Caro Diario,

come si intitolava quel film claustrofobico che mi aveva fatto scoprire William Hurt?
“Stati di allucinazione”. Gran bel film, sì.
Stati di allucinazione… sono quelli che mi sembra di vivere da un po’ di tempo dalle parti del Toro.
Dalle parti del Toro.
Dalla parte del Toro.
Ma il Toro dov’è?
Lì, credo sia sempre lì: dentro e attraverso.

Intanto la dolce, tenera e determinata Giulia l’altro giorno mi ha fatto una domanda particolare.
“Mamma, ai tuoi tempi esisteva già l’elettricità?”
Sdeng: che botta in pieno stomaco.
“Attenta a quel che dici, ragazzina… comunque: sì, c’era già e c’era anche il Toro e il Toro…”
“Uffa! Ti ho detto che vinceremo!”
Non mi è rimasto altro da fare se non tacere.
Impresa difficile, quasi impossibile.
Quel metro e dieci centimetri di bambina Granata ci riesce.
Riesce a farmi tacere.
E nessuno la smuove dal suo Granatismo.

Poi ti devo raccontare di un’altra Donna del Toro, una Donna del Toro che non viene allo stadio da quel triste Torino-Sassuolo dello scorso dicembre… pochi giorni dopo si era fratturata un femore. Ora si sente pronta a tornare: dai, mamma, ‘sto stadio è troppo grande (!) senza di te…

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