Fratelli granata

Fratelli granata

di Giacomo Serafinelli

 

 

Buongiorno Toro…noi granata abbiamo una caratteristica che a me piace tantissimo: tra di noi ci chiamiamo “fratelli”.

E’ bello sapere che non siamo semplicemente un gruppo di tifosi ma un popolo sparso in tutta Italia.

Mi dà una gioia immensa leggere allo stadio i vari striscioni, pezze o due aste con su scritti i nomi di città…

di Giacomo Serafinelli

 

 

Buongiorno Toro…noi granata abbiamo una caratteristica che a me piace tantissimo: tra di noi ci chiamiamo “fratelli”.

E’ bello sapere che non siamo semplicemente un gruppo di tifosi ma un popolo sparso in tutta Italia.

Mi dà una gioia immensa leggere allo stadio i vari striscioni, pezze o due aste con su scritti i nomi di città anche lontanissime da Torino, sia del nord che del profondo sud. Il Toro è ovunque e si possono trovare fratelli e sorelle a qualsiasi latitudine, in Italia e non solo.

Certo, per chi non vive a Torino è un tuffo al cuore scorgere un cappellino, un portachiavi, un simbolo del Toro addosso a qualcuno, ma dopo l’incredulità, state certi che ci saranno strette di mano e pacche sulle spalle. Siamo così, noi del Toro, e siamo fieri di esserlo.

La Maratona itinerante, poi, non lascia mai sola la squadra in qualsiasi luogo si giochi: divieti permettendo,  la curva più bella del mondo arriva sempre. E si fa sentire.

Qualche giorno fa per motivi casuali ho avuto il privilegio di conoscere una persona molto interessante. Si tratta di un anziano, anzi preferisco usare il termine “vecchio” (oggi messo al bando, ma un tempo  legato  al concetto di saggezza e meritevole di rispetto) dal viso vivace e pieno di storie.

Questo simpatico signore di 96 anni non tifa Toro, ma è un vero appassionato di calcio, con una grande voglia di parlarne e di raccontarne. Una vera enciclopedia vivente, altro che internet e supporti virtuali vari.

Ovviamente non potevo esimermi dal domandargli degli Invincibili, anzi attendevo con ansia il momento giusto per chiedergli:

“Ma allora lei si ricorda del Grande Torino?”

Lui ha taciuto per qualche istante e i suoi occhietti furbi si sono velati di malinconia mentre mi scrutavano con intensità. Poi ha sospirato:

“Eh…era quello vero!”

Ci siamo detti tante cose, dopo, di cui un giorno forse vi parlerò.

Prima di chiudere vi volevo aggiornare sul mio amico G., che si è sentito male prima della partita di Siena ed è stato portato all’ospedale. 

Stamani lo dimettono. Grande G.: non vedo l’ora di riaverti in trasferta con noi!

 

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