I due Ultras

I due Ultras

Premessa: le cose non stanno certo andando per il verso giusto e si stanno vivendo questi giorni come in una trincea, assediati da più parti.
Il compito di questa rubrica però è anche quello di rappresentare una sorta di oasi, dove pensare di Toro cercando di non farsi venire mal di stomaco.
Non è facile scrivere racconti, mentre la nostra squadra ne prende tre dalla Lazio, mentre la situazione granata…

Premessa: le cose non stanno certo andando per il verso giusto e si stanno vivendo questi giorni come in una trincea, assediati da più parti.
Il compito di questa rubrica però è anche quello di rappresentare una sorta di oasi, dove pensare di Toro cercando di non farsi venire mal di stomaco.
Non è facile scrivere racconti, mentre la nostra squadra ne prende tre dalla Lazio, mentre la situazione granata (e soprattutto l’ambiente che la circonda) andrebbe analizzata ogni cinque minuti, per intuire, prevedere e prevenire gli eventi futuri, senza lasciarsi trasportare dalla prima bava di vento.
Cercheremo di tenere gli occhi ben aperti.
Nel frattempo, se vi va, tutti in carrozza per rilassarci un momento, forse ne abbiamo tutti bisogno. Chiudiamo gli occhi e lasciamoci inghiottire dal nostro universo di fantasia.
Buona lettura.

 

– Ma perché non vuoi che tuo nipote vada a quella partita? – chiese Norina, mentre il pullman sobbalzava lungo l’autostrada.
E’ tutto inutile, il Toro perderà – rispose Attilio laconico.
Ma ti cume et fase a savejlu? Come fai a saperlo?
Lu sai e basta. Lo so, me l’hanno detto. Ricordati che non puoi ancora capire tutto quanto in così poco tempo.
– Hmpf! Mi ero dimenticata di quanto fossi antipatico. Comunque cosa importa se il Toro perderà? Neanche fosse la prima volta! Laslù andé, no? Lascia che vada a divertirsi…
– Divertirsi? Ho capito bene? Divertirsi??? Stasera perderanno 4 a 2 e poi… il Toro non è più quello di un tempo… Quel Toro non tornerà più. E’ inutile starci dietro, queste sono solo illusioni. Guarda quanti giovani qui sul pullman! Hanno tutti la speranza dipinta sul volto… ma è tutto inutile… ci sarà una piccola illusione e poi tanta sofferenza. Guarda tuo nipote laggiù. E’ una vita che lo vedo sperare, piangere, arrabbiarsi. Basta, non voglio che stia male ancora una volta. Il Cit.
– Chiamalo ancora Cit! A momenti ha 40 anni…! – obiettò Norina.
– Per me è sempre stato un Cit, anche in tutti questi anni nei quali l’ho visto crescere.
– Ma non potevi fermarlo da solo senza aspettare me? Hai avuto tutto questo tempo a disposizione…
Lasa perde. Ci ho provato ma… Ha la testa dura cume ti…
– Io non ho la testa dura…
– Oh sì, invece che hai la testa dura! Ho provato tante volte a comunicare con lui di notte, ma lui dorme come un ghiro…. Ho bisogno che tu mi dia una mano.
– E solo per questo che mi hai aspettato?
Sì!
Norina si immusonì – Sei sempre gentile come una…
– Non farmi pentire di essere stato qui ad aspettarti! – sentenziò Attilio – Ho perso di vista tutti gli amici e non sai da quanto tempo non gioco più a bocce…
Ahhhhh! Ancora le bocce! Le bocce e il Toro, il Toro e le bocce… sempre la stessa musica, non è cambiato niente allora…
Straca nen. Non stancare. Piuttosto, hai visto quella ragazza seduta di fianco a tuo nipote?
– Sì… deve essere quella di cui mi ha parlato in ospedale – disse Norina con voce insicura.
– Proprio quella. Bella vero? Si chiama Gaia, Gaia la fioraia.
– Prope na bela fja… una bella ragazza. Speriamo che questa volta sia quella giusta. Ne ho viste tante in questi anni…
– Eh sì… proprio quella giusta! – il volto di Attilio si contrasse in una smorfia sarcastica – Ha un altro. Esce di nascosto con l’autista del pullman. Di questo pullman. Con Salvatore. Salvatore il guidatore.
– Eh? Cume?
Prope parei. Proprio così.
– E perché?
Perché a l’è na… è una gran … lasciamo perdere! Proprio l’autista, che è un amico del Cit! Begli amici, vero?
Norina restò a bocca aperta, incapace di comprendere.
Attilio proseguì e indicò un’altra fanciulla, mentre un ragazzo barcollante gli passava di fianco con una birra in mano.
La vedi quella ragazza un po’ più indietro, quella che non stacca gli occhi dal Cit?
Ma… è uguale all’altra!
E’ Beatrice, la pittrice, la sorella gemella di Gaia, ed è lei ad essere innamorata del Cit.
Mi capisu niente, non ci capisco niente! A smja Biutiful!
– Devo spiegarti un po’ di cose – disse Attilio togliendosi il cappello e mettendosi comodo sui rimasti vuoti del pullman.

 

– Da quando nostro nipote fa il giornalista, riceve parecchie mail…
Mail?
Attilio sospirò, alzando gli occhi al cielo – Lo so io e non lo sai tu che sei stata con lui fino a poco tempo fa? Una mail è una lettera…
– Ah! La posta!
Nen la posta!  Oh Signur! Dimenticavo che tu non capivi mai i film e io dovevo sempre spiegarti come andavano a finire!
– Sei sempre gentile come una…
– ‘Sta ciutu!
‘Sta ciutu a mi? ‘Sta ciutu ti! E straca nen!
– Grazie!
– Prego!
– Ad ogni modo, una mail è una lettera che arriva sul computer… Da quando lui ha scritto quegli articoli sul Toro… c’è un po’ di gente che gli scrive…
E alura?
– Quasi un anno fa, gli ha scritto una ragazza, che era rimasta colpita da quello che scriveva. Beatrice la pittrice, quella che vedi seduta dietro. La gemella con lo sguardo triste. Gran tifosa del Toro, brava ragazza. Lavora al negozio di fiori ma ha l’animo dell’artista.
– E allora?
– E allora anche lui era rimasto colpito da lei e avevano cominciato a scriversi con molta frequenza. Diciamo che c’era affinità tra di loro. Lui è un po’ più vecchio, ma non sembrava un problema. Così si sono dati un appuntamento.
– E quindi?
– E quindi… a questo punto entra in gioco la sorella gemella, Gaia, la fioraia, quella cattiva. Beatrice le ha detto dell’appuntamento, e quella strega è andata al suo posto.
– Eh?
Attilio allargò le braccia sconsolato – Tra sorelle gemelle c’è sempre un rapporto speciale. Ci si vuole sempre bene. In questo caso no, questo è uno scherzo della natura. Gaia è perfida. Ha sempre portato via tutto alla sorella, già da quando erano piccole. Tanto per il gusto di farlo. Così all’appuntamento è andata lei. E vuoi sapere la cosa più assurda? Ha detto al Cit di essere stata lei a scrivere le lettere, hai capito?
– Sì… cioè… no, non ho capito niente.
– Norina, svegliati! Gli ha raccontato un mucchio ed bale!
– Ma… Beatrice non ha detto niente?
– No perché… – e qui Attilio fece una lunga pausa – Perché lei vuol bene a Gaia. Non le farebbe mai niente di male, nonostante tutto… Pensa che ogni tanto è sempre lei a scrivere qualche mail al Cit facendo finta di essere Gaia… o gli manda qualche sms…
ESSE-EMME-ESSE? – disse stranita Norina – Cosa vuol dire?
– Sono i messaggi…
– Ah, i bigliettini d’amore!
– No, Norina, nessun bigliettino d’amore – Attilio alzò gli occhi al cielo – I messaggi sul telefono…
– Ah, sul telefono… e perché li hanno chiamati sms?
– Non so cosa voglia dire SMS, ma so cosa vuol dire SMC!
– SMC?
– Sì, ‘Sta Mac Ciutu!
Brut disgrasià!
Disgrasià a mi? Tardoc!
Tardoc a mi? Trumbun!
Trumbun a mi? Trapiàs!
– Grazie!
– Prego!

 

 – Attilio si fermò per un istante, annusando l’odore di vino che proveniva da un bottiglione aperto nelle ultime file.
– Due gemelle… – sospirò di nuovo – una è buona, l’altra è perfida.  Gaia, ha buon gioco lavorando nello stesso negozio della sorella. Facile confonderle. Una volta ottenuto il Cit, però, ha cominciato a divertirsi con qualcun altro. L’autista in questo caso. Beatrice lo sa e sta male. E’ innamorata del Cit ma non potrebbe mai rivelare le bugie e le malefatte della sorella e dell’autista, che il Cit crede suo amico. Così si accontenta di vederlo in questi momenti, quando vanno insieme allo stadio. Insomma, Norina… l’amore va male, il Toro è sempre nella bagna… dobbiamo fare qualcosa. Cominciamo dal Toro, poi si vedrà. Forza, partiamo dal piano A.

 

I tifosi granata erano in fila per entrare nello stadio di Mantova.
– Spostare gli oggetti non è per niente facile, altro che film Ghost! Io non ci sono mai riuscito. Dobbiamo provarci ora! – disse Attilio – Vieni… vedi Gaia? Ha il biglietto infilato nella tasca posteriore dei pantaloni. Ora tu vai lì e zacchete! Cerchi di prenderglielo. E’ tutto esaurito e non ne troveranno un altro, così dovranno stare fuori tutti e due. Non è facile, lo so…. Ma devi provare. Guarda che stasera il Toro le beccherà 4-2… cerchiamo di fare in modo che il Cit non entri…
4-2? Ossignur! Ma devo proprio? Non puoi farlo tu?
– Sun nen bun! Ho bisogno che uniamo le forze. Io mi concentro e tu usi le mani! Forsa!
Norina si avvicinò pian pianino e cominciò a fissare i jeans della ragazza.
– Pronta? Ades! Ora!
Norina cercò di sfilare il biglietto dalla tasca della ragazza.
Ahia! Ma chi è che mi tocca il sedere!
Tra i tifosi in coda si fece improvviso ed imbarazzato silenzio.
– Ma… non sono stato io! – disse il Cit trasecolando
– Ah no? Allora chi è stato? – replicò istericamente Gaia.
– Mettici più calma – sussurrò Attilio a Norina – devi usare meno irruenza…
– Ma io non so come fare!
– Provaci di nuovo, dai… 1… 2… 3…
Aaaaahhhh! – urlò Gaia – Qualcuno mi sta facendo la mano morta! Maiali! Porci!
– Ma guarda che non sono io che ti tocco il… Giorgio! Sei stato tu!
– Io? Ma se mi stavo soffiando il naso!
– Davide! Tu allora! Hai già una certa età, possibile che ti diverti con queste cose?
– Ma cosa dici? Ma se mi manca la mano da quella volta sotto la pressa!
– Fabietto! Da te non me lo aspettavo…!
– Ma… io sono gay!
Il silenzio diventò gelo.
– Siete tutti dei porci! – gridò la ragazza in modo isterico.
– Vieni Norina – disse Attilio – dobbiamo affinare la tecnica.

 

Il pullman saltellava tristemente con balzi depressi sulla strada del ritorno.
– Te l’avevo detto che avrebbero perso… – Attilio scosse la testa – Lo sapevo. Guarda laggiù tuo nipote come è arrabbiato.
– Mamma mia! Non ho mai sentito tante parolacce in vita mia. Non pensavo neanche che ne dicesse e invece…
Nel silenzio del veicolo qualcuno si lasciò sfuggire un’imprecazione spaventosa.
Norina, seduta in uno dei pochi sedili rimasti liberi, si fece il segno della croce.
– Ma… “il Padrone di casa” sa che volano tutte queste parole? Non si arrabbia?
– Credo che ormai si sia abituato ai tifosi del Toro e lasci correre… – rispose Attilio – Comunque! Dobbiamo fare qualcosa. La partita di ritorno sarà tra tre giorni. Lui ha già il biglietto in tasca. Ora basta delusioni. Dobbiamo dargli una mano e fare qualcosa. A cominciare da stanotte.
– Stanotte?
Sì, metteremo in pratica il piano “B”.

 

Lascia perdere il Toro! Gaia ti mette le corna! Lascia perdere il Toro! Gaia ti mette le corna! – scandiva Attilio alle orecchie del nipote, addormentato di fianco a Gaia nella buia camera da letto del proprio appartamento. – Ripeti con me, Norina, dobbiamo dirlo all’unisono.
Ma funsiuna ‘sta roba sì? Funziona?
– Dicono di sì, dicono che più voci funzionano meglio di una.
– Ma tu non ci sei mai riuscito?
– No. Non sono mai stato capace. Avevo bisogno di te.
– Solo per questo mi hai aspettato tutti questi anni?
Sì!
– Sei sempre simpatico come una…
– Grazie!
– Prego!
Sta ciutu!
Sta brau!
– Insomma, forza, ripetiamolo assieme: Lascia perdere il Toro! Gaia ti mette le corna! Lascia perdere il Toro! Gaia ti mette le corna! – Norina si unì alla litania ripetuta nelle orecchie del nipote dormiente.
Il nipote si rigirò ripetutamente nel letto, come se le voci gli arrivassero davvero.
Si mise a pancia in giù, portò il cuscino sulla testa, continuò a rigirarsi.
– Ma che hai? Gli chiese Gaia infastidita. – Non riesci a dormire? Dopo tutto questo viaggio dovresti essere stravolto.
– Ho la testa che ronza. Sarà la rabbia…
– Non fare casino e lasciami dormire… – disse la ragazza spazientita.
Lascia perdere il Toro! Gaia ti mette le corna! Lascia perdere il Toro! Gaia ti mette le corna!

 

– Ah! – disse il nipote il mattino seguente, al momento del risveglio – ieri è stata una giornata terribile… ma oggi mi sono svegliato con due certezze nella mente! Ho fatto dei sogni ben precisi!
– Norina! – esclamò Attilio – Vieni! Vieni a sentire che forse ce l’abbiamo fatta, forse ha capit…
La prima è che di sicuro domenica sera col Mantova vinceremo…
– Ahi ahi – si lasciò sfuggire Norina
La seconda è che… meno male che ci sei tu. – lanciò un’occhiata sdolcinata a Gaia – Il Toro mi delude… ma sono contento di averti al mio fianco… Non capita tutti i giorni di incontrare una ragazza come te…
A l’ha capì ‘n tubu! – esclamò Attilio sconsolato, battendosi una mano sulla fronte – Non ha capito un accidente.
– Amore mio… – sussurrò il nipote a Gaia, abbracciandola.
Ma guarda ‘s gadan! E l’ha anche già ‘na certa età…
– Ma che hai? – chiese il Cit rivolgendosi a Gaia – mi sembri fredda… hai qualcosa che non va?
– No… sarà la stanchezza… – rispose falsamente Gaia.
– Ricordati che ti voglio bene… – aggiunse il Cit.
Fa nen el fol! Non fare lo stupido! – gridò Attilio alle orecchie del nipote. – Vieni, Norina. Oggi faremo un po’ di allenamento a spostare gli oggetti e domani… metteremo in pratica alla svelta il piano C.

 

Il mattino seguente Attilio e Norina stavano per mettere in opera il loro progetto. Dall’altra stanza arrivavano le voci del Cit e di Gaia, svegliatisi da poco.
– Vai al negozio anche oggi? E’ sabato… – disse il Cit – non puoi rinunciare per una volta…?
– Già, e poi viviamo con i miei pozzi di petrolio in Texas, vero?
Attilio approfittò della discussione per bisbigliare a Norina.
– Vedi il biglietto di Torino-Mantova? E’ là sul comò. Dobbiamo cercare di prenderlo e di buttarlo via… Non abbiamo altra scelta. Ci sarà il tutto esaurito, oggi ormai è sabato, e ben difficilmente il Cit riuscirà a recuperarne un altro. Sei pronta?
– Ma sei proprio sicuro?
– Fidati di me… ora concentriamoci insieme, dai, concentrati sul biglietto. Dobbiamo spostarlo verso la finestra… 1…. 2… 3!
Il biglietto iniziò a svolazzare per la stanza.
– Dai, dai forza Norina, io col pensiero, tu con i gesti… apri la finestra che io lo tengo in aria soffiando! PUFF! – disse Attilio.
– Non ci riesco!
– Prova, concentrati… PUFF!
– Macché….
– Forza…PUFF, non posso soffiare in eterno!
CRASH!
– Norina, ti avevo detto “apri la finestra”! Non “sfascia il vetro”!!!
– Non so neanche io come ho fatto…
Attilio soffiò fino ad accompagnare il biglietto oltre il vetro rotto.
Il tagliando cominciò a svolazzare giù dal quinto piano.
– Che è stato? Cosa è successo? – Il “Cit” arrivò di corsa nella stanza.
– Santo Dio! Un vetro rotto! Ma che diamine è capitato? – esclamò Gaia
– Il mio biglietto! Il biglietto della partita… sta volando giù dalla finestra! Ma come è possibile?
– Gaia scosse la testa dubbiosa – Un mistero… il vetro si è rotto verso l’esterno… capitano cose strane in questa casa. L’altra notte mi era sembrato anche di sentire delle voci insistenti… ad ogni buon conto puoi tenere il mio… biglietto.
– Non scherzare nemmeno!
– No, davvero, lo faccio volentieri. Io… soffro troppo alla partita e domenica sarà durissima. Preferisco stare a casa, la guarderò in tv… Ora scappo! Tu pensa piuttosto a quel vetro. E cerca di capire come è successo! Non mi piacciono le storie di fantasmi!
Il Cit non ebbe il tempo di protestare, che la porta si era già chiusa alle spalle di Gaia.

 

– ‘Sta bigioia frusta! –Attilio imprecò, facendo roteare i pugni in aria – Hai capito Norina? Altro che generosità? Questa approfitta del fatto che lui sia allo stadio per stare da sola con l’autista! Lui alla partita e lei con un altro a…
– A? – chiese Norina
– Grrr! A raccogliere le margherite!
– Ah! Le servono per il negozio di fiori?
Attilio sospirò chiedendo aiuto al cielo. Poi si ricordò che in fondo era già in cielo.
Guardò giù dalla finestra, oltre lo squarcio.
Il biglietto era finito cinque piani più sotto, proprio di fronte la cuccia di Gedeone, il cane dormiglione, un sanguinario mastino dal nome fuorviante.
Nessuno avrebbe potuto recuperare quel biglietto tanto facilmente.

 

– Ecco dove va tutte le mattine quella schifosa – Attilio indicò il deposito dell’autonoleggio. Esce di casa e dice di andare al negozio di fiori, qui vicino. Invece lascia lì la sorella e viene qui, dove c’è l’autista…
– E cosa fanno?
Humpf! Giocano a carte!
– Dabùn? Per giocare a carte possono anche farlo in casa.
– Macché Dabùn! Fanno quello che si può fare anche su un pullman, ma che di solito si fa a letto…
– Dormono?
– No, Norina. Qui tu sei l’unica che dorme!
– Sei sempre gentile come una…
Sta ciutu!
Tamburn!
Tardoc!
Trapiàs!
– Potevi dirlo subito – esclamò Norina – che viene fin qui per ciulé!
– Ma Norina come parli? Una volta non dicevi queste cose?
– Trent’anni con tuo nipote mi hanno insegnato questo e altro…
– Mi chiedo come fare a farglielo capire.
– Che cosa? – chiese Norina
– Che quella lì lo cornifica alla grande. Non so come comunicare…
I due anziani si rincamminarono verso casa del Cit, ignari che in quello stesso istante Beatrice, la gemella buona, si era recata a trovarlo.

 

– Sono i tuoi nonni questi nella foto? Quello piccolo sei tu? – chiese Beatrice.
– Sì… – rispose il Cit sollevando la foto dal ripiano – Avevo appena 40 giorni
– E’ tanto che non ci sono più, vero?– Beatrice si trincerò dietro ad un timido sorriso.
– Il Cit sorrise a sua volta. Beatrice era strana, simile ma allo stesso tempo diversa da Gaia. Ammirava la sua timida dolcezza, lo spirito artistico che Gaia le aveva sempre dimostrato nelle mail, ma che poi si era nascosta al momento della conoscenza vera e propria. Per una frazione di istante il suo cervello fu attraversato dal pensiero che quelle mail potessero essere state scritte proprio da lei.
 – Il nonno se ne è andato tanto tempo fa. Ha fatto in tempo a vedere lo scudetto. La nonna invece lo ha fatto aspettare trenta anni… Alle volte mi sembra di sentirli ancora qui vicini a me… – ripose la foto in piena luce.
– Scusami se sono passata… oggi arriverò più tardi in negozio e… volevo fare due parole… forse ti sto facendo perdere tempo…
Il Cit si avvicinò a lei con naturalezza. Non era la prima volta che provava quella sensazione… era normale provare attrazione per una persona in tutto e per tutto identica alla propria compagna ma… con qualcosa di familiare da scoprire?
Si sedettero sul divano.
Il Cit si accorse dei suoi occhi rossi. Doveva avere pianto.
– Io… non ce la faccio più a… fingere e… devo dirtelo – balbettò Gaia
– Che cosa? – il Cit le prese dolcemente la mano.
– Io devo dirti la verità su…
Proprio in quel momento Attilio e Norina entrarono nell’appartamento.
– Guardala qui questa schifosa! Via uno, avanti l’altro… Disgrasià!
No, Norina, non è Gaia, è Beatrice…!
Beatrice si ritrasse improvvisamente e scattò in piedi: – Come sarebbe “schifosa”? Chi ha parlato?
– Hey, ma che ti prende? – chiese il Cit stralunato.
– Ma che… – si lasciò sfuggire Norina.
– Zitta zitta! – esclamò Attilio. Ci sente…
Di chi sono queste voci? Oddio, c’è qualcuno! – gridò Beatrice
– Ma che dici? – balbettò il nipote
– Qui c’è qualcuno! Ho sentito delle voci! Un uomo e una donna! Hanno detto “quella shifosa” e “Ci sente…”
– Non scherzare… Ma chi? – esclamò il Cit incredulo.
– Non sono un pazza… ti dico che qui c’è qualcuno… c’è qualcosa di strano… – disse la ragazza terrorizzata recuperando la borsa. – Scusami io… non dovevo passare… è stato più forte di me… abbi pazienza, dimentica quello che è successo e quello che ho detto… – Beatrice infilò la porta delle scale.
– Hey, aspetta un momento! Un momento!!! – Il Cit ripensò velocemente agli avvenimenti degli ultimi giorni, diede un’occhiata sospettosa alla foto dei nonni, poi si gettò giù per le scale, all’inseguimento di Beatrice.
– Abbiamo combinato un bel pacioc! – disse Norina, una volta rimasti soli nella stanza.
– Hai combinato un bel pacioc con la tua linguaccia!
Tamburn!
Tardoc! Lasciamo perdere. Mi è venuta un’idea… dobbiamo sbrigarci. Presto! Dalla finestra! Faremo prima.
Ma ‘tses mat? Io non mi butto giù di lì!
– Perché? Hai paura che ti possa capitare qualcosa? – sogghignò Attilio prima di buttarsi dalla finestra del quinto piano, calandosi lungo la grondaia.

 

La mia macchina! La mia macchina! Mi stanno rubando la macchina! – urlò Beatrice, affacciatasi in strada. Il Cit sbucò alle sue spalle.
– Come “ti stanno rubando la macchina?” – domandò col fiatone.
– Guardaaaa! – indicò la propria vettura che stava uscendo sobbalzando dal parcheggio e si immetteva sulla strada principale. I due giovani cercarono di inseguire la vettura che, pur tra spintoni e sobbalzi, li distanziò.
– Vieni, prendiamo la mia! – disse il Cit.
I due saltarono velocemente sulla sua macchina e si lanciarono all’inseguimento dell’auto di Beatrice.
– Ma come guida quello lì! Maledetto, adesso lo raggiungiamo.
– Ma… ma…
– Cosa c’è… dimmi… – il Cit ingranava le marce con fare deciso.
Non… non c’è nessuno… al volante!

 

Gesù santo! Piano, Attilio, vai piano, c’è la curva!
– Ah ah ah! Non credevo fosse così divertente guidare la macchina.
– Allora sai spostare gli oggetti…
– No… è la forza di volontà che…
– Ma dove vuoi andare così come un matto?
– Mi spiace ma dobbiamo mettere in atto il piano D. Non c’è altra soluzione che non sia quella di farci inseguire fino al deposito dei pullman e mettere il Cit di fronte al fatto compiuto… laggiù troverà Gaia e l’autista… insieme.
– Ma starà male da morire…!
– Starà male da morire ma si farà furbo…
– Attilio, attento! Il bidone, il bidoneee… qui ci ammazziamo!
– Non possiamo. Siamo già morti, non credo che si possa morire due volte.
– C’è altra gente in giro per favore vai piano… O Signore… la curva…
– Perché preghi? Preghi per andare in Paradiso? Ti sembra il caso? Eh eh, controderapadata a sinistra. Ti ricordi Niki Lauda?
– Ti hanno bocciato tre volte alla patente, quando avevi già 60 anni! Va pian! O signur! A destra, Attilio a destra…! Attilio frena… frena… frena…!
Qual è il freno?
– Che ne so io? Frenaaa!
– Cos’è stato questo tonfo?
Il vigile, Attilio. Ora non c’è più. E’ appeso a quel cartellone pubblicitario.
– Ah, poco male. Così imparano per quella volta che mi hanno fatto la multa con la bici. A proposito, fammi da navigatore. Non mi ricordo bene di qui la strada per arrivare al deposito dei pullman…
– E io cosa mi ricordo? Sono stata cinque anni senza uscire, prima di… insomma, prima di sciupè, e adesso mi sembra tutto nuovo. Le strade sono cambiate…
– Non importa, cerca di ricordarti – disse Attilio affrontando una curva col freno a mano.
Tensiun! Il tram, il tram! O mi poura dona!
– Ah ah… schivato. Ci seguono sempre?
– Sì Attilio, e mica solo loro.
– Perché? Chi c’è anche? Cosa sono queste sirene? La polizia?
– Oh, fosse solo quella! Dietro la macchina del Cit ci sono anche un’ambulanza, la guardia di finanza, i pompieri, il corpo Forestale e il vigile che prima abbiamo investito. Ci sono anche degli elicotteri qui sopra. C’è scritto “CNN”…

 

– Santo Dio, la mia macchina! Non c’è nessuno che la guida, ti rendi conto? Non c’è nessuno!
Ci sarà un nano… – disse il cit.
– Ma quale nano? Senti, qui stanno capitando delle cose strane… prima quelle voci… poi la macchina che se ne va da sola…
– Quella macchina non può andare da sola! Chi la guida sa il fatto suo… deve essere un pilota professionista…. Guarda ora! Si è messa su due ruote… quello è un pazzo scriteriato, te lo dico io. Conoscevo soltanto una persona così matta e incosciente che potesse fare una cosa del genere.
– Chi è? Magari sarà lui…
– Impossibile – disse il nipote controsterzando bruscamente e facendo fischiare le ruote. Era mio nonno e quelle cose le faceva con la bici. Non po’ essere lui. E’ morto da trent’anni…
– Oh cavoli, scusa…
– Tienti forte… mi chiedo dove stia andando questo ladro maledetto. Oltretutto siamo anche vicini al negozio… e alla rimessa dei pullman…
Oh, no… non adesso!
– Perché “Non adesso?”
– Eh… no, niente… – rispose affannata Beatrice, maledicendosi e aggrappandosi alla maniglia della vettura.
– No no, aspetta, cosa significa? Ci sono troppe stranezze oggi…
– Oddio, guarda! Stanno prendendo la strada del vecchio ponte demolito, a tutta velocità…
– Ossignore!
La mia macchina!

 

– Passa di qui, Attilio! Dovrebbe essere dall’altra parte del ponte…
– Vado, a tutta velocità… – TUMP – Che cos’erano quei cartelli?
Mi sembra che ci siano dei lavori… Non è che il ponte è… Oh Signor!
AAAAARGH
La macchina volò nel vuoto e andò a schiantarsi proprio all’interno del deposito dei pullman.

 

Attilio e Norina il giorno seguente camminavano sconsolati per le vie attorno a casa del Cit.
– “Auto fantasma semina terrore e distruzione in città”, “Gli UFO tra di noi”, “Poltergeist da Formula 1”, “Oscure presenze al volante”, “Uno Schumacher dall’aldilà” – Attilio scorse i titoli dei giornali dell’edicola, poi scosse la testa. – Abbiamo fatto un gran pacioc. C’è poco da dire. In Direzione sono incavolati neri. Vogliono che facciamo le tende e torniamo su, una volta per tutte.
– Subito? Bè, poco male, credevo che me lo sarei meritata prima, dopo averti sopportato per 46 anni.
Sta ciutu.
Sta brau.
Straca nen
Fabioc
– Grazie!
– Prego! E poi io non mi ricordo nulla. A me sembra di essere morta di nuovo.
– Sensazione tipica di chi è passato da poco in questa dimensione. Non ti ricordi più nulla perché quando siamo planati nel parcheggio dei pullman, il tuo subconscio ha creduto di morire di nuovo, ma non potevi. Comunque ti riassumo brevemente quello che è capitato. Un bel pasticcio, ad essere sinceri. Il Cit e Beatrice sono arrivati un attimo dopo lo schianto. Gaia e l’autista erano lì che avevano appena… sì, insomma ‘tlas capì.
E alura?
– E allora puoi immaginare. Il Cit era fuori di sé…
– Bè, non era quello che volevi? Adesso almeno sa la verità e Beatrice avrà strada libera…
Un corno, perché lui si è invelenito anche con lei perché ha nascosto la verità. Le ha detto di tutto. Lei, poverina, piangeva.
– Sì, ma lei lo ha fatto per la sorel…
– Glielo dici tu? Il Cit è scappato via correndo, non è neanche passato da casa. L’ho tenuto d’occhio mentre tu “dormivi”. Ha fatto una telefonata disperato ad un amico, dice che stasera andrà alla partita e poi sparirà per sempre da questa città… E’ serio, ha anche già acquistato un biglietto aereo. Chissà per dove…
Suma bin ciapà! – disse Norina mettendosi le mani sul volto.
– Ad ogni modo il nostro viaggio per fare conoscenza con il Direttore è previsto per domani mattina, il giorno dopo la partita. Significa che abbiamo ancora tempo per rimediare alla frittata.
E passare al piano E.
– Tu non molli mai, vero?
– Ti ricordi quando sono stato per Borgo vittoria a festeggiare con la bandiera la sera dello scudetto? Stavo già abbastanza maluccio, e tu non volevi che uscissi. E io andai in giro lo stesso. Morale: sono stato del Toro tutta la mia vita. Ti sembra che, anche da morto, possa smettere di esserlo? Ascolta, dobbiamo fare un ultimo tentativo. Stammi bene a sentire. Beatrice è a casa sua, disperata. Non sa di esserlo, ma è una sensitiva, forse perché è un’artista. Per questo ha sentito le nostre voci quando siamo arrivati a casa del Cit ieri. Dobbiamo convincerla tra poco ad andare alla partita e a recuperare il Cit. Deve portarlo via da lì, deve spiegargli tutto. Prima che lui domani se ne vada sul serio. Adesso tu andrai da lei e le spiegherai tutto
– Mi?
– Si, prope ti. All’inizio lei avrà paura, sentendo una voce, ma tu la devi convincere.
– Già! E il biglietto?
– A quello penserò io…. Voi aspettatemi qui alla piazzetta su un taxi, io vado da un certo Gedeone…
– Ossignur, fa tensiun! – disse Norina.
Eh eh… cosa vuoi che possa capitarmi ancora?

 

Ma non arriva? – disse Beatrice a bordo del taxi.
– Mi sai nen, dovrebbe già essere qui… -rispose Norina, di fianco alla ragazza sul sedile posteriore.
Non arriva chi, signorina? – chiese il taxista stupito.
– Ehm… no niente… parlavo tra me e me.
Il taxista la guardò nello specchietto con fare diffidente.
– E’ meglio che non mi rispondi, altrimenti questo qui pensa che parli con lui… Ah, ecco laggiù Attilio! Ossignur come è conciato! Ha il cane Gedeone che lo insegue!
– Io vedo solo il cane – disse Beatrice
Quale cane, signorina? – chiese di nuovo il taxista
Attilio, coi vestiti a brandelli e laceri, stava correndo inseguito da Gedeone, il cane dormiglione.
Balzò in macchina passando attraverso la portiera, ansimando e prendendo fiato, mentre Gedeone mostrava i denti dal finestrino.
– Giù cane, che mi righi la macchina… dobbiamo aspettare ancora molto prima di partire, signorina?
– Un attimo solo – rispose Beatrice
– Si può sapere cos’è successo? – Norina chiese ad Attilio – Non avevi detto che non ti poteva succedere nulla?
– E che ne sapevo io che questo era un cane sensitivo. Non solo, ha anche i denti aguzzi. Comunque qui c’è il biglietto – Attilio mostrò il tagliando mezzo stracciato.
– Evviva! – disse Beatrice!
– Evviva cosa? – chiese il taxista.
Allo stadio, presto! E non faccia più domande!

 

– Presto, da questa parte! Dove siete? – gridò Beatrice.
– Calma, calma – replica Attilio – anche se siamo eterei non siamo così veloci…
– Quanta gente con la sciarpa… – dice Norina – Il Cit diceva sempre che avrebbe voluto portarmi allo stadio. Ma alla fine…
– Ma ditemi, davvero stasera non ce la faremo? – chiese Beatrice, incurante del fatto che molti tifosi la guardassero divertiti per il fatto che stesse parlando da sola.
– Ascolta, figliola… – Attilio sussurrò all’orecchio della ragazza – Tu sei una brava ragazza, piena di buon senso, buona di spirito. I patti sono questi: tu lo trovi, gli spieghi tutto, gli dici che l’hai fatto per amore, gli dici quello che vuoi, ma lo porti via da lì. D’accordo? Non voglio che veda un’altra delusione…
Beatrice abbassò il capo. – Va bene… però che peccato. Per tutta questa gente…
Non disse altro, come ferita al cuore, e si mise in coda per entrare allo stadio.
– Cosa facciamo noi? – chiese Norina al marito.
– Vieni, passiamo attraverso le sbarre. Non vorrai mica fare la coda, vero?

 

– Che pacioc! Io non sono mai stata in Curva prima. Ho paura di cadere! E se mi schiacciano?
– E se ti schiacciano fai “pum”!
– Sei sempre gentile come una…
– Grazie!
– Prego!
Tempesta!
– Finitela di litigare, voi due… Datemi una mano a trovare vostro nipote, piuttosto…
– Io non lo vedo tra tutta questa gente…
– E io neanche.
– Forse laggiù…
– Forse lassù…
– Ma dove si mette di solito?
– Lì, ci sono i suoi amici, ma lui non c’è…
I minuti trascorsero senza esito, fino a quando un boato scosse la folla.
Omi poura dona! Cos’è capitato? Cos’è questo finimondo?
Hanno fatto gol, Norina.
– Chi?
Il Toro, 1-0.
– Ma allora va bene?
– No, Norina, andrà a finire male. Dammi retta, troviamo tuo nipote e andiamocene.

 

– Niente da fare, non lo trovo… – disse sconsolata Beatrice alla metà del secondo tempo.
– Magari non è venuto – replicò Norina
– No, non è possibile. Avrebbe rinunciato a respirare piuttosto che perdersi questa partita. Non so proprio dove cercarlo…
Un altro boato scosse la gradinata. Un giocatore del Toro corse verso la Curva.
– Cosa è capitato? Un altro gol? – chiese Norina
– Sì – fece Attilio cercando di recuperare il cappello – 2-0.
– Ma allora, va bene?
– No, Norina, non andrà bene. Dobbiamo trovare tuo nipote e andarcene al più presto.

 

– Io non ce la faccio più! – disse Norina – Mi sento male…
– Vieni qui, allora, Sali sulla balconata. Di qui vedremo meglio…
– Il campo?
– No. la Curva, così cercheremo meglio il Cit.
I due si arrampicarono sulla balconata e si sostennero ad un’asta.
– Attilio, come mai quei ragazzi lì sono in piedi come siamo noi e sono girati?
– Per far cantare la gente…
– Ah… Lisa dagli occhi blu?
– Sì, senza le trecce la stessa non sei più… Norina, non dire stupidaggini! Per far cantare le canzoni del Toro, no?
– Ma pensa. Quasi quasi provo: cosa devo dire?
– To-ro!
– Va bin. Dài Tor, TO-RO!
La gente cominciò improvvisamente a scandire un To-ro Toro che sembrava nascere dal profondo della Curva stessa. Un attimo prima che un boato spaventoso annunciasse il terzo gol.
– Stai su, Norina, non cadere!
– Cos’è capitato? Un altro gol?
Sì, 3-0!
– Ma allora, va bene?
Attilio sospirò. – No, Norina, tra breve non andrà più bene. Dobbiamo sbrigarci ad andar via.

 

Beatrice continuava a percorrere la Curva in lungo e in largo. Mancavano solo tre minuti alla fine della partita ed il Mantova era riuscito ad accorciare le distanze. La situazione sugli spalti era drammatica, ma lei scrutava ogni piccolo angolo della Curva, nella speranza di trovare l’uomo che aveva sempre amato e per il quale aveva sacrificato se stessa.
Lo intravide, da solo e con la testa tra le mani, in un angolo dell’anello più lontano, quando la partita scandiva i suoi ultimi istanti e la gente fischiava disperata.
– Ecco, Norina, lassù, lo ha visto! Adesso speriamo che riesca a portarlo via.
I due videro la scena da lontano, mentre il tempo passava con la lentezza esasperante di un sospiro.
Attilio fremeva e vide da lontano il dialogo concitato tra i due, il volto pieno di stupore del Cit che scuoteva incredulo la testa.
Il dialogo tra i due ragazzi sembrava eterno e surreale, mentre il mondo che fischiava ovattato intorno a loro pareva andare al rallenty, come un tiro visto e rivisto mille volte che fa la barba al palo.
La ragazza lo prese per un braccio, sembrò scongiurarlo.
Lui restò incredulo ad ascoltare la sua storia e ad Attilio parve quasi di leggere il suo labiale, la sua storia di incredulità e dolore, fino alla frase – Io non vado via, non abbandono la mia squadra!
Un’ombra nera passò sullo stadio, sfiorò con la sua ala la gioia, ma virò all’ultimo istante.
Un boato. Era finita.
Attilio e Norina, in piedi sulla balconata tremante, si ressero all’asta per non essere inghiottiti dall’onda di energia che si stava levando.
– Ma… ma Attilio! E’… è finita… non hanno preso il gol! Come… come è possibile… Non avevi detto che…
L’uomo si voltò lentamente. Norina lesse i suoi occhi e solo allora comprese.
– Tu… tu sapevi che avrebbero vinto… lo hai sempre saputo. Perché… Perché allora non volevi che… – fece per chiedere la donna, ma la sua domanda si disperse tra le urla della folla.
In tanti piangevano, qualcuno abbracciava chi gli capitasse a tiro, con gli occhi fuori dalle orbite.
Lassù, nell’angolo più distante dello stadio, il Cit e Beatrice si stavano abbracciando, senza dire nulla, mentre tutto intorno impazzava la gioia.
Attilio abbozzò un mezzo sorriso. Poi si rivolse a Norina e disse:
Ven sì va. Dame ‘n basin co’ ti (Vieni qui dai. Dammi un bacino anche tu).

 

Un signore passò tenendo un giornale sottobraccio e un cane inviperito al guinzaglio.
Il sole splendeva sui resti dei bagordi della notte precedente.
Attilio scosse la testa, le braccia appoggiate alla panchina, nella piazzetta sotto casa del Cit.
– Non volevo che vedesse questa partita.  Ora tutti pensano che il peggio sia passato, ma ci saranno tante delusioni, ci sarà ancora tanta strada da fare… Adesso pensano che si vincerà sempre e invece la strada sarà dura e…
– Attilio….
– …una sconfitta dietro l’altra… nervoso… mal di stomaco… …
– Attilio!
– …rabbia… eh?
– Lascia perdere, il Cit ce la farà. Mi diceva sempre che essere del Toro per lui è una vittoria tutti i giorni… Ce la farà. Non possiamo andare contro al destino. Dai, andiamo adesso.
Norina e Attilio si alzarono tenendosi sottobraccio.
Quasi per caso alzarono lo sguardo alla finestra dell’alloggio del nipote.
Beatrice, all’interno dell’appartamento, scostò le tende proprio in quel momento.
Era molto presto e il Cit era ancora a letto e le sorrideva, mentre lei guardava fuori.
Norina, dal basso quasi alzò una mano per un cenno di saluto.
– Non può vederci… – le sussurrò il marito – Vieni, è ora che ci avviamo.

 

Beatrice titubò, prima di rivolgere la domanda al Cit.
– Per caso… tuo nonno aveva spesso un piccolo cappello di paglia in testa e tua nonna era molto piccola…? – disse lentamente Beatrice, continuando a guardare fuori dai vetri.
– Bè… sì, perché me lo chiedi? Quale foto hai visto? Qui c’è solo quella in soggiorno…
Ti volevano molto bene, sai? – disse con un sorriso dolce e malinconico.
Beatrice appoggiò una mano al vetro, come un saluto al mondo oltre al vetro.
Il Cit non capì.
Non aveva capito quasi nulla di quei giorni, delle voci, del vetro rotto, dell’inseguimento dietro la macchina guidata dai fantasmi.
Ma si perse in quel dolce sorriso.
E tanto bastava.
Giù in strada Attilio diede un’ultima occhiata alla finestra.
E alla mano aperta di Beatrice.
Abbi cura del nostro Cit – sembrò dire l’uomo.

 

Ma senti un po’. Davvero mi hai aspettato 30 anni perché c’era da mettere a posto questa situazione? 30 anni fa il Cit era solo un Cit… questa storia non regge…
– Certo che è così.
– Non mi convinci mica. E ti dirò una cosa. Tu sai parlare benissimo con i vivi, sai anche muovere gli oggetti. Non avevi bisogno di me per farcela. Si può sapere perché diamine hai fatto tutto questo?
Attilio sospirò e si arrese allargando le braccia.
– Ricordi quella notte in ospedale? Mi avevi detto “Aspettami che arrivo anch’io”… bè… ti ho aspettato… Poi una volta arrivato qui ho perso l’orologio e nel frattempo gli anni sono passati.
L’uomo cercò di guardare da un’altra parte.
Ricordò il momento nel quale aveva superato la soglia e non aveva potuto far niente per Norina vedendola piangere, mentre tutto diventava scuro.
Norina colse la sensibilità nascosta del suo uomo, quello che di lui l’aveva fatta innamorare in vita.
– E comunque se avessi saputo che ci avresti impiegato trent’anni sarei andato a giocare a bocce! – aggiunse Attilio frettolosamente.
– Turna con le bocce… e le bocce e il Toro. E il Toro e le bocce! E le bocce e il Toro!
‘Sta ciutu ‘na volta. Sta brava!
– Sei sempre simpatico come una…
Straca nen!
Tamburn!
Grazie!
Prego!
– Lasciamo perdere. ‘Nduma a fese ‘n vermouth, prima di andare?
– Non ti fa male il vermouth?
– Adesso non più, Norina. Adesso non più.

 

Questo racconto è dedicato ai due personaggi a sinistra nella foto.
Da parte del primo a destra.

MAURO SAGLIETTI

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