Il doping, la grande piaga del mondo dello sport

Il doping, la grande piaga del mondo dello sport

di Rosso/Ferrini

Come premessa a questa inchiesta esclusiva di ToroNews vorremo specificare che ci siamo avvalsi della collaborazione del Dr. Maurizio Ferrini (www.ferrinimaurizio.it), specialista in Medicina dello Sport, Ortopedia e Traumatologia e Responsabile del Servizio di Medicina dello Sport A.U.S.L della Valle d’Aosta.

Il doping. Questa parola, che non ha nemmeno un corrispettivo…

di Rosso/Ferrini

Come premessa a questa inchiesta esclusiva di ToroNews vorremo specificare che ci siamo avvalsi della collaborazione del Dr. Maurizio Ferrini (www.ferrinimaurizio.it), specialista in Medicina dello Sport, Ortopedia e Traumatologia e Responsabile del Servizio di Medicina dello Sport A.U.S.L della Valle d’Aosta.

Il doping. Questa parola, che non ha nemmeno un corrispettivo italiano, fa parte ormai del lessico, della satira e, tristemente, del concetto di sport, professionistico e dilettantistico, dei nostri giorni. Il grande tentatore cui gli sportivi spesso non riescono a resistere, la pozione magica che fa dubitare dei record più importanti, il subdolo aiutante che scandalizza ma che nessuno riesce o vuole (?) debellare.

Con questa inchiesta esclusiva TN intende affrontare tutti gli aspetti legati alla vincenda, andando ad indagare su costi e benefici delle sostanze utilizzate, sulle differenze, sui controlli e su tutta la politica di prevenzione che le differenti federazioni sportive stanno mettendo in atto – con un occhio di riguardo al calcio, ma non solo – riprendendo anche alcuni accenni storici per permettere al lettore di comprendere l’evoluzione del fenomeno e l’influenza che ha avuto nel mondo dello sport contemporaneo.

Partendo dal principio già l’origine della parola è incerta: alcuni pensano che derivi dal verbo inglese to dop utilizzato per indicare la pratica di drogare i cavalli da corsa nell’800 con una miscela d’oppio, tabacco e narcotici, altri invece suggeriscono che derivi dalla parola olandese doop (salsa) che a sua volta deriva dall’arcaico dope riferito ad una bevanda alcolica stimolante usata in Sud Africa durante le danze tribali.

Il Consiglio Europeo nel 1863 ha definito il doping come ‘’la somministrazione ad un soggetto sano, o l’utilizzo da parte sua con qualsivoglia modalità, di una sostanza estranea all’organismo o di sostanze fisiologiche in quantità e per una via anormale allo scopo di aumentare, in modo artificiale e sleale, la prestazione di tale soggetto durante una competizione sportiva […] certi interventi psicologici intesi ad aumentare la prestazione del soggetto possono essere considerate doping’’.

La storia del doping è però molto più antica di quanto si potrebbe credere: infatti già nell’antica Grecia, durante le Olimpiadi del 668 ac si assumevano sostanze  stimolanti per aumentare le proprie prestazioni. Alcune testimonianze archeologiche raccontano che, in particolare, gli atleti greci mangiavano funghi allucinogeni, mentre in altre parti d’Europa, tra i Vichinghi ad esempio, era molto diffuso il ricorso a sostanze che fornivano aggressività e coraggio. Lo storico greco Galeno, vissuto a cavallo tra il II ed il III sec dc, racconta nei suoi scritti le sostanze – con tanto di descrizioni minuziose e accurate sulla loro composizione – che gli atleti romani assumevano per migliorare le loro prestazioni.

Il primo caso di doping riportato da una rivista scientifica risale invece a moltissimo tempo dopo: era il 1865 quando un nuotatore venne espulso da una gara ad Amsterdam. La prima morte capitò l’anno successivo: il triste primato appartiene al ciclista Arthur Linton dopo assunzione di Trimetil alla Parigi-Bordeaux.

Quello che infatti si ignora, o si cerca di nascondere, del doping sono proprio i suoi terribili effetti collaterali: oltre alla morte, in alcuni caso – come quello di Heidi Krieger campionessa europea di lancio del peso a Stoccarda 1986 – possono trasformare radicalmente una persona. Alla Krieger erano stati somministrati, in un anno, 2.590 mg di Oral-Turinabol – uno steroide anabolizzante con effetti androgeni – ben mille in più di quelli trovati alle Olimpiadi di Seul nelle urine di Ben Johnson: ora Heidi si chiama Andreas. Ken Caminiti, invece, grande campione del baseball americano è morto a 41 anni per arresto cardiaco; in una intervista, poco prima della morte, aveva appena ammesso l’utilizzo di anabolizzanti per gli oltre 15 anni della sua carriera agonistica. Non è capitata sorte migliore a
Lyle Alzado, giocatore di football americano, al quale nel 1992 è stato diagnosticato un tumore al cervello; la causa? Assunzione di steroidi.

Nel novembre 2005, poi, viene trovato morto in una camera d’albergo a Minneapolis il campione di wrestling Eddie Guerrero, stroncato da un infarto all’età di 39 anni: un calcolo per difetto ha individuato almeno 65 morti nel wrestling americano dal 1997 ad oggi per patologie cardiache, una mortalità sette volte superiore a quella della popolazione generale degli Stati Uniti e ben 12 volte superiore per la fascia d’età compresa tra 25-40 anni.

Nella prossima puntata entreremo nello specifico del doping, approfondendo la natura e gli effetti delle varie sostanze, sulle ripercussioni che queste possono avere sulle prestazioni, sulla salute e sulla carriera degli atleti che le assumono e presteremo anche attenzione alla terminologia medica per rendere compresibili al lettore tutte le informazioni che, durante i grandi scandali, vengono spesso malutilizzate o fraintese.

 

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