Intervallo

Intervallo

di Silvia Lachello

Mercoledì 2 marzo 2011, quasi sera

Caro Diario,

c’è una cosa che mi fa davvero salire la giuve al cervello: quando qualcuno, qualcuno che sa che sono nel pieno dell’Ansia Pre Partita, mi rompe le scatole al solo fine di, appunto, rompermi le scatole.
Non c’è più rispetto per niente e per nessuno.
Lo so: con tutti…

di Silvia Lachello

Mercoledì 2 marzo 2011, quasi sera

Caro Diario,

c’è una cosa che mi fa davvero salire la giuve al cervello: quando qualcuno, qualcuno che sa che sono nel pieno dell’Ansia Pre Partita, mi rompe le scatole al solo fine di, appunto, rompermi le scatole.
Non c’è più rispetto per niente e per nessuno.
Lo so: con tutti i problemi che ci sono al mondo, la gente dovrebbe preoccuparsi anche di non disturbarmi poco prima della partita… col cavolo, la mia rigidità interiore, che cresce di pari passo con la mia età, fa sì che io diventi sempre più rispettosa dell’esistenza altrui e altrettanto rigorosa nel richiedere lo stesso rispetto.
Che roba… trovo intollerabile non potermi godere fino in fondo gli spasmi del pre partita e chiunque infranga il divieto di rivolgermi richieste, durante quel lasso di tempo, dovrebbe avere l’accortezza di andare a pettinare bambole o roba del genere.
A ognuno i suoi demoni, no?
Bon, vado allo stadio.

Mercoledì 2 marzo 2011, Torino-bergamoastrisce 1-2, quasi notte

Caro Diario,

mi dispiace.
Mi dispiace per te, Laura, con cui avevo appuntamento in Maratona da circa una trentina d’anni.
Mi dispiace per te, bimbo che nascerai in estate, e per la tua mamma che era lì con lo sguardo un po’ triste, ma so che domani le sarà già passata: sei fortunato, hai una mamma splendida.
Mi dispiace per te, Giulia, perché domani, al tuo risveglio, ti dovrò dire che non abbiamo pareggiato come pensavi quando ti sei messa il pigiama.
Mi dispiace per voi, mamma e papà, che cercate di consolarmi, ma state tranquilli: ho la scorza dura.
Mi dispiace per te, Amico mio che non vieni più allo stadio, perché stai peggio di noi che continuiamo a frequentare il Comunello.
Mi dispiace per te, Davide, perché domani, dopo una giornata infinita sui libri, farai lo sforzo per trovare le parole per dirmi che andrà meglio la prossima volta e io ci crederò.
Mi dispiace per voi, “amici” gobbi che mi capita di incontrare lungo il percorso quotidiano, perché avete poco da fare i galletti… potete al massimo aspirare a fare i polli. Spiumati.
Mi dispiace per te, Stefi, che non c’eri, ma c’eri comunque.
Mi dispiace per te, Luca, che, grazie al cielo, trovi comunque il modo per farmi ridere di gusto con le tue maledizioni (vorrei che il cielo, al quale sono comunque grata, ti desse ascolto e facesse scoppiare – o avevi detto esplodere? – i piedi a chi sappiamo noi…).
Mi dispiace per tutti.
Mi dispiace per me.
Un bel respiro prima di dire per l’ennesima volta che, comunque, io a tutto questo non rinuncerei MAI.
Autolesionismo? Se vuoi, chiamalo così.
Ognuno dia i nomi che vuole alla mia realtà e/o alle mie scelte.
Dentro di me ci sono io e solo io conosco quello che tu chiami autolesionismo.
È come una strada.
È la mia strada, quindi… levati di mezzo.
Oppure cammina con me.

Giovedì 3 marzo 2011, notte

Caro Diario,

dovrei scrivere “Giovedì 3 marzo 2011, nel cuore di una notte in cui non riuscirò a prendere sonno” e, invece, scrivo semplicemente “notte”.
Anzi: buona notte. Altro giorno, altro giro: la giostra non si ferma mai.

Giovedì 3 marzo 2011, sera, dopo la mattina e il pomeriggio in anestesia

Caro Diario,

provo a dare sfogo a ‘sto gomitolo pasticciato che mi sento dentro.
Mia madre, santa donna, alla fine della partita mi ha detto: “Il nostro campionato inizia con la prossima partita!”
Io so che cosa voleva dire in realtà… voleva consolarmi, voleva dirmi che anche lei la pensa come me.
Sai come la penso io?
Penso che ogni partita sia un evento singolo e slegato da tutto il corso del campionato.
Di qualunque campionato si tratti.
Non me ne frega un ca§§o di andare in serie A: non siamo adatti ad essa.
Non me ne frega un ca§§o di rimanere in serie B: ce la meritiamo.
Ce la meritiamo tutti: quelli che stanno in campo e quelli che stanno sugli spalti, me compresa.
Discorso difficile, farà arricciare lo stomaco a molti e… chi se ne frega.
Anche io mi ritrovo spesso lo stomaco arricciato dalle grandi idee ed asserzioni dei soloni che ritengono di essere possessori unici dell’IDEA Granata.
Non siamo tutti uguali e questa sera io faccio la solona, la solonessa… come cavolo si dice al femminile? Ah già, non si dice: stai zitta tu, femmina, che non capisci un ca§§o di calcio.
Sì, non capisco un ca§§o di calcio, e allora?
E allora… e allora senti che cosa diceva John Lennon: “C’è qualcosa di storto in me perché vedevo delle cose che altri non vedevano.”
Interessante, no?
Sto divagando, torno a bomba su quel che ti stavo dicendo.
Mi sono rotta le pa§§e di tutta la retorica del “Dobbiamo tornare dove ci compete stare”.
Ma ci compete a chi??
Ma per favore…
È vero: non ci compete neppure vivacchiare, così come annaspare, rantolare o pensare di essere defunti e pronti all’ennesimo funerale
E allora cerchiamo di vivere, santa Dea… cerchiamo di vivere, per favore.
Noi, intendo dire.
Cerchiamo di vivere NOI.
Non mi è piaciuto, ieri sera, ritrovarmi all’improvviso con la testa appoggiata alla balconata, non mi è piaciuto affatto.
Non mi è piaciuto contestare, non è nel mio stile e tu lo sai.
Non mi sono piaciute tante cose.
Ma dal momento che sono autolesionista, mi godo la mia gabbia, la mia prigione, la mia condanna.
In parte me la sono ritrovata addosso, in parte me la sono costruita io.
Io, tendenzialmente, non rinuncio alle mie creature.
La mia gabbia, la mia prigione, la mia condanna sono mie creature.
Il Toro è una mia creatura.
Tutto l’Amore e tutto l’Odio che il Toro fa battagliare, di continuo di continuo di continuo, dentro di me, sono mie creature.
E faccio di tutto per proteggerle, alimentarle, farle vivere.
A dispetto di chiunque e di qualunque cosa, a dispetto anche del Toro, a dispetto anche di me medesima.
Punto.
Ora mi rilasso.

Sabato 5 marzo 2011, quasi notte

Caro Diario,

ci sono ciofeche che hanno il valore e la luce dei diamanti, però… sai che l’ennesima pera ficcata in gola ai cuginastri mi lascia quasi indifferente?

Domenica 6 marzo 2011

Caro Diario,

l’Ansia Pre Partita la lascio tutta a domani.
Non voglio perdermi un attimo di questo straordinario teporino primaverile, anche se il Grande Freddo è sempre in agguato.

Lunedì 7 marzo 2011, Vicenza-Torino 1-0

Caro Diario,

mi astengo.
Sto zitta.
Ssstt.
‘fanculo a quella traversa, però, devo dirlo.
E ora… ssstt.
Ho.
Detto.
Che.
Mi.
Rilasso.
‘fanculo.
Mi.
Rilasso.
Sono.
Un.
Fascio.
Di.
Nervi.
Che buffo: l’anno scorso, sì: proprio un anno e un giorno fa, l’anno scorso, io vedevo una tripletta. Con questi occhi. I miei occhi.
Un anno e un giorno fa.
Sir Lancelet aveva cercato il Graal per un anno e un giorno e poi si era arreso.
Sir Lancelet, non uno qualsiasi.

Martedì 8 marzo 2011, lasciatelemimosesuglialberiperfavore

Caro Diario,

mi concedo un intervallo. Anzi: L’INTERVALLO. Sottofondo musicale: Passacaglia per arpa, Haendel (per esempio: http://www.youtube.com/watch?v=E8pFed7xEMg).
Via con le immagini:

Adesso va decisamente meglio.
Forse.
Poi ti devo raccontare di questa sensazione donquijotesca che mi sento addosso e a cui non riesco dare contorni e ritmi ben precisi, solo un colore, QUEL colore, ma non adesso non adesso…

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