Intervista al Giro

Intervista al Giro

di Walter Panero

 

Parte oggi con una “cronosquadre” da Venaria a Torino la novantaquattresima edizione del Giro d’Italia che si concluderà il 29 maggio con una tappa a cronometro a Milano, dopo aver attraversato in lungo e in largo gran parte del nostro paese.
In questi giorni, mi è capitata una cosa alquanto strana e curiosa: non ci crederete e mi darete…

di Walter Panero

 

Parte oggi con una “cronosquadre” da Venaria a Torino la novantaquattresima edizione del Giro d’Italia che si concluderà il 29 maggio con una tappa a cronometro a Milano, dopo aver attraversato in lungo e in largo gran parte del nostro paese.
In questi giorni, mi è capitata una cosa alquanto strana e curiosa: non ci crederete e mi darete del pazzo, ma l’ho incontrato! Chi? Il Giro, naturalmente.
Ecco una sintesi delle cose che ci siamo detti.
Buona lettura a chi avrà voglia di uscire un pochino dal seminato, lasciando per qualche minuto da parte il nostro Toro.

 

Buongiorno, come se la passa?

Buongiorno a lei. Considerando il fatto che ormai gli anni sono 102, direi piuttosto bene, grazie. Non vedo l’ora di cominciare anche quest’anno a farvi vedere ancora una volta il nostro Paese. Questo poi è davvero un anno particolare per voi che lo abitate e che spesso non vi rendete conto di quanto sia bello….

Parla dei 150 anni dalla proclamazione dell’Unità?

E di cosa se no? Certo che parlo di quello! Beh….bisogna dire che ne ho vissuti un bel po’ di quei centocinquant’anni. Pensi che quando nacqui nel 1909 al Governo in Italia c’era ancora il vecchio Giolitti e il Toro esisteva da soli tre anni! Poi vennero la Grande Guerra, il Fascismo, l’altra guerra e quindi la Repubblica. Ci ha mai pensato che quando, nel giugno del 1946, si riprese dopo la grande tragedia che insanguinò l’Europa ed il mondo in Italia era stata appena proclamata la Repubblica?

Certo che ne ha viste di cose…

Eh sì. Mi ricordo bene di quando i corridori arrivavano a Milano per la partenza delle prime edizioni viaggiando con le bici con cui poi gareggiavano, o, se avevano tanta strada da fare, caricandola sul treno per raggiungere il luogo della partenza. Mica come adesso che viaggiano in prima classe sugli aerei o su dei pullman pieni di ogni comodità, dall’aria condizionata alla TV satellitare. Certo…i tempi cambiano….e anche le strade!…Adesso i corridori si lamentano quando togli loro gli auricolari dalle orecchie e quando li costringi a fare un po’ di sterrato, mentre all’epoca si ritrovavano all’alba e pedalavano per centinaia di chilometri su strade ricoperte di pietre e fango che adesso sarebbero definite dei sentieri….

Vedo che lei è nostalgico….

….Beh un pochino sì…..soprattutto quando penso ai tanti campioni che ho visto passare sulla strada….loro sono diventati grandi grazie a me ed io lo sono diventato grazie a loro…insomma ci siamo dati una mano a vicenda a crescere….

Quali ricorda con maggiore piacere?

Sono davvero tantissimi….

Suvvia…non faccia il politically correct….

Cos’è che non dovrei fare? Io non capisco quella cosa che ha detto. Sono Italiano e parlo la mia lingua, anche se me la cavo bene con i dialetti di un po’ tutte le regioni del nostro Paese. Poi so un po’ di Francese, perché l’ho imparato dai tanti campioni di quel paese che hanno vinto sulle mie strade….

Ehm….scusi….volevo dire di non essere troppo diplomatico e di farmi qualche nome dei grandi campioni di cui prima mi parlava….

Ribadisco che sono davvero tantissimi. L’elenco sarebbe lunghissimo. Ma giusto così, tra quelli che mi hanno vinto, vorrei ricordarne alcuni….e allora le dico Girardengo, il primo Campionissimo, poi Binda che vinse in cinque occasioni e che una volta venne addirittura pagato dagli organizzatori per non correre visto che con lui in gara non ci sarebbe stato divertimento; quindi i due grandissimi rivali Gino Bartali (tre vittorie) e Fausto Coppi (cinque), senza dimenticare il “terzo incomodo” Fiorenzo Magni (anche lui tre vittorie). Poi voglio citare lo svizzero Hugo Koblet che, nel 1950, fu il primo non italiano a vincere sulle mie strade. Quindi le potrei parlare per ore del grande scalatore lussemburghese Charly Gaul, del fenomeno Francese Jacques Anquetil, di Franco Balmamion (cuore granata come lei) che vinse per due volte consecutive all’inizio degli anni ’60….

Mamma mia quante storie…..

E potrei raccontarne almeno altrettante. Non le ho ancora parlato del grande Felice Gimondi che vinse per tre volte tra i ’60 ed i ’70 e che avrebbe vinto molto di più se sulla sua strada non avesse trovato quel mostro assoluto che rispondeva al nome di Eddy Merckx (cinque trionfi). Quindi potrei raccontarle della grande rivalità tra Checco Moser e  Beppe Saronni tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, della quale seppe approfittare un altro mostro sacro come il Bretone Bernard Hinault (tre partecipazioni, tre vittorie. Un vero record!). E siamo già all’inizio degli anni ’90 con la grande vittoria di Gianni Bugno, i due trionfi dello Spagnolo Miguel Indurain e poi il povero Marco Pantani che vinse nel 1998, l’anno in cui trionfò anche al Tour.
E a quel punto siamo già ai giorni nostri con le due vittorie di Simoni, Savoldelli e Basso e poi con i trionfi di Garzelli, Cunego, Di Luca e Menchov due stagioni or sono, l’anno del centenario….

Complimenti! Ha saputo riassumermi più di cento anni di storia in poche righe….

Non è proprio così….ho parlato solo di campioni….e il ciclismo non è fatto soltanto di fenomeni, ma anche se non soprattutto di gregari, di gente che lavora ogni giorno per gli altri e che magari, una volta tanto, vive una giornata di gloria che ricorderà per tutta la vita. Io sono affezionato a tutti quanti. Tutti quelli che si sono sobbarcati fino alla fine gli sforzi che ogni anno propongo loro sono per me dei campioni.

Non posso darle torto, ma purtroppo la storia (non solo quella dello sport) la fanno i vincitori e di quelli dobbiamo in qualche modo parlare. A proposito di campioni, adesso le propongo un giochino: io le nomino alcuni dei partecipanti a questa edizione e lei mi dice cosa pensa di loro. Ci sta?

Se proprio insiste…..

Insisto. Allora: cominciamo da Alberto Contador…..

Ah…iniziamo proprio alla grande….ma su: lo sa benissimo come la penso su di lui….

Posso immaginarlo, ma me lo dica lei…

Penso che sia un grande, anzi un grandissimo campione. Perché solo un fenomeno riesce a vincere quanto ha vinto lui finora: tre Tour, un Giro, una Vuelta. Le ultime cinque corse a tappe cui ha partecipato, mica storie!

Però…

Però penso anche che non avrebbe dovuto essere qui!…Prima doveva chiarire la sua posizione che chiara non lo è per niente: supponiamo che lui vinca, cosa possibilissima vista la levatura del campione, tutti rimarrebbero col dubbio che forse non avrebbe dovuto partecipare….e magari gli pioverebbe sul collo una squalifica per doping che porterebbe alla cancellazione di una sua eventuale vittoria. Non mi piace proprio per niente! Sarebbe un vero schiaffo per il nostro sport che proprio non ne avrebbe bisogno…

Ho capito perfettamente….continuiamo….Vincenzo Nibali?

E’ sicuramente il più forte dei nostri e la vittoria alla Vuelta dello scorso anno gli ha dato consapevolezza nei propri mezzi. Lo vedo tra i favoriti, anche se bisogna ammettere, con tutto il rispetto, che io non sono la Vuelta, sia come percorso che come livello dei partecipanti…

Michele Scarponi?

A me sembra il più in forma di tutti e l’anno scorso, arrivando quarto, ha dimostrato di saper reggere lo sforzo sulle tre settimane. E poi è troppo simpatico, il che non guasta. Davvero un bel personaggio. Credo che ci farà divertire sia con la bici che con le parole.

Il Russo Denis Menchov?

Mi dicono che non parteciperà al Tour, quindi sarà qui per vincere. Va forte in salita e fortissimo a cronometro. Ha già vinto nel 2009: se sta bene può farcela di nuovo. Inoltre avere in squadra uno come lo Spagnolo Carlos Sastre, che nel 2008 vinse niente meno che il Tour, non è da tutti. E a parer mio può essere un grande vantaggio.

Joaquim Rodriguez?

Sbaglierò, ma per me il Catalano è un ottimo corridore per gare di un giorno, ma credo che non abbia la tenuta per vincere una grande corsa a tappe. Troppo leggero, secondo me. Ribadisco: non stiamo parlando della Vuelta…

Rimpianti?

Purtroppo mancherà Ivan Basso che ha vinto la scorsa, meravigliosa edizione; ma il corridore Varesino ha deciso di dare l’assalto al Tour: mi auguro di cuore che ci riesca, anche se non sarà per nulla facile. E non ci saranno neppure Cadel Evans e Alexandre Vinokourov che contribuirono a rendere memorabile la scorsa edizione. Neppure il fortissimo lussemburghese Andy Schleck sarà presente, ma nel suo caso vale più che mai la regola secondo cui gli assenti hanno torto. Anche Cunego e Pozzato non saranno alla partenza, così come il Campione del Mondo in carica Thor Hushovd. Peccato, ma riusciremo a fare a meno di loro….

Altri possibili protagonisti?

Aspettiamoci qualcosa di interessante dal giovane slovacco Roman Kreuziger, dal Basco Igor Anton, dai “vecchietti” Stefano Garzelli e Danilo Di Luca e dai Siciliani Giovanni Visconti e Domenico Pozzovivo . Poi, naturalmente, bisognerà tenere d’occhio gli uomini “di giornata” e i velocisti. Nei primi dieci-dodici giorni mi aspetto grandi sfide sulle volate tra Cavendish, Farrar e Petacchi che pare tornato in forma. Poi inizieranno le montagne e per loro sarà notte fonda. Forse si ritireranno tutti. Non approvo questo comportamento, ma in fondo un po’ li capisco: una corsa importante andrebbe onorata fino alla fine, ma chi glie lo fa fare di farsi il mazzo ad affrontare tutte quelle salite, ben sapendo di non avere alcuna possibilità?

A proposito di salite: ho sentito dire che come sempre in programma ce ne saranno molte quest’anno…

Dopo la partenza da Torino di oggi (è solo la seconda volta nella storia che il Giro si apre nella vostra città) ci saranno alcune tappe interlocutorie, ma poi si inizierà a salire piuttosto presto. Già alla settima tappa con l’arrivo a Montevergine di Mercogliano, che non dovrebbe stravolgere la classifica, ma che potrebbe fornire alcune indicazioni interessanti sullo stato di forma dei protagonisti. Poi ci sarà l’arrivo sull’Etna della nona tappa: davvero molto duro anche quello. Quindi qualche giorno di attesa per arrivare a quella che a me piace definire “la settimana di fuoco”…

Addirittura?

Sì…sì….non riesco a trovare altro modo per descriverla….si inizierà venerdì 20 maggio con lo sconfinamento in Austria e l’arrivo sul Grossglockner; quindi il giorno dopo si tornerà sul mitico Zoncolan dopo aver scalato il terribile Crostis con la sua ascesa tremenda e la sua discesa che Contador ha definito una barbaridad; poi, domenica 22, il classico tappone dolomitico con la Marmolada e l’arrivo a Gardeccia. E infine, dopo il giorno di riposo, martedì 24 vedrete una spettacolare cronoscalata che porterà i corridori da Belluno a Nevegal. E non è finita….

Mamma mia!….Salite che fanno paura solo a nominarle!…E poi magari adesso mi dice che si scaleranno anche il Gavia e lo Stelvio….

No…quelli quest’anno non li affronteremo, anche perché si rischia sempre fino all’ultimo che vengano tolti dalla corsa per il maltempo…ma il Tonale, l’Aprica e il San Pellegrino non ce li faremo mancare, fino agli ultimi tre giorni quando si tornerà di nuovo nel vostro Piemonte….

Per andare dove?

Venerdì 27 maggio, dopo aver scalato il Mottarone, arriveremo a Macugnaga alle pendici del Monte Rosa. Poi, il giorno successivo, dopo aver nuovamente sfiorato Torino, andremo in Val di Susa per affrontare il Colle delle Finestre ed arrivare a Sestriere. Quindi, domenica 29, la conclusione a Milano e non con una passerella finale come accade di solito, ma con una bella cronometro che potrebbe regolare i conti ancora rimasti in sospeso.

Mi parlava prima del Colle delle Finestre, se non sbaglio mi ricorda qualcosa….

Sì, certo!…E’ la riproposizione della mitica tappa del 2005: tutti gli appassionati ricorderanno il duello finale sullo sterrato tra Paolo Savoldelli (che vinse quel Giro) e Gibo Simoni, con Rujano che si aggiudicò la tappa e Di Luca che sembrava fortissimo e che invece mollò a causa dei crampi. Un finale entusiasmante. Una tappa leggendaria, di cui si parlerà ancora tra cinquant’anni! L’essenza di questo che, me lo lasci dire, continua ad essere malgrado tutto lo sport più bello che esista!

Malgrado tutto….

Sì…malgrado stiano facendo di tutto per rovinarlo….

Sta parlando…

Di quello che chiamano doping, naturalmente. Uno schifo! Una vergogna! Una piaga non solo del ciclismo, ma dello sport in generale. Possibile che ancora non capiscano? Possibile che ancora ci sia gente così stupida da decidere di rovinare la propria salute, la propria carriera, la propria reputazione di fronte alla gente che ancora continua ad amare questo sport?!?

Cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione?

Si sta già facendo moltissimo. I controlli sono sempre più efficaci e prova ne è il fatto che un numero sempre maggiore di corridori viene “beccato” e squalificato. Ma si potrebbe fare ancora di più. Per esempio rendendo più chiari i regolamenti a livello internazionale: le norme antidoping devono essere le stesse in tutti i paesi. Non esiste che corridori palesemente colpevoli possano tranquillamente continuare a correre, e magari a vincere, soltanto perché nel loro paese di origine la legislazione contro il doping è, diciamo, molto blanda…

Allude per esempio alla Spagna?

Alludo, alludo. E poi bisognerebbe smetterla di colpevolizzare soltanto i corridori. Mi spiego meglio: quando salta fuori un caso di doping, tutti si scagliano contro il corridore che certo è colpevole, ma in molti casi non è che la punta dell’iceberg. Infatti, dietro di lui in genere si muove una rete di personaggi poco raccomandabili (dirigenti, medici) che è quanto meno corresponsabile e che invece si limita a scaricare  le colpe sul ciclista continuando nel contempo ad operare nel torbido. Finché non si colpiscono questi personaggi ipocriti che guadagnano milioni sulle spalle del nostro amore per questo sport non se ne verrà mai a capo! Ma il discorso sarebbe molto lungo e adesso devo salutarla. Tra un po’ si parte davvero!

Un’ ultima domanda: meglio il Giro o il Tour?

Ah-ah-ah…e lo chiede a me? Non le sembra che ci sia un…ehm…come è di moda dire adesso…conflitto di interessi?!? Comunque le rispondo che siamo bellissimi entrambi. Qui in Italia ci sono forse percorsi tecnicamente più belli e salite più dure. Al Tour c’è il caldo, poi c’è sicuramente più pressione e ci sono più soldi. Diciamo che loro diventano sempre più grandi ed ingombranti, noi manteniamo una dimensione più umana e forse più vicina all’idea che gli appassionati hanno di questo sport. Ciò senza togliere nulla al mio grande ed importante cuginastro…
Ora però mi scusi. Devo proprio scappare….

Ma ci mancherebbe! In bocca al lupo per tutto!

Un abbraccio a lei e a tutti gli appassionati. E in bocca al lupo al suo Toro che seguo sempre con simpatia e al quale auguro di tornare ai livelli che merita. Lo sa? Esistono molti punti in comune tra la sua squadra del cuore ed il ciclismo: entrambi hanno una storia che è talmente piena di leggenda che non basterebbero intere biblioteche per raccontarla, altro che un’intervista o qualche articolo. E complimenti a Toro News che ogni tanto sceglie di parlare di me e di ciclismo. Vi leggo sempre con molto interesse!…A parte la “Gazzetta” che è mia mamma e mi ha messo al mondo, siete decisamente uno dei giornali italiani più autorevoli, non solo quando si parla di Toro! Dico sul serio. Complimenti davvero!

Il Giro legge Toro News! Questa poi!… Un po’ stupito dalla notizia inattesa ringrazio, mi allontano e torno a fare quello che più mi piace: seguire il ciclismo, seguire il Giro, raccontare storie e personaggi che ogni giorno questa corsa ci propone.

Lo farò talvolta anche da queste parti, se qualcuno avrà tempo e voglia di leggermi.

Non mi resta che augurare Buon Giro a tutti!
E naturalmente sempre forza Toro!

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