La magia di Pinga

La magia di Pinga

di Guido De Luca

Pinga, Pinga, Pinga goool, Pinga goool, Pinga goooooooool!
E’ lui, il giovane talento brasiliano cresciuto dall’età di 17 anni nelle giovanili granata, a far tremare il Milan e a dare un barlume di  speranza al Toro di Emiliano Mondonico sull’orlo dell’ennesima retrocessione. I granata, grazie a due prodezze di Andrè Luciano da Silva detto Pinga sono…

di Guido De Luca

Pinga, Pinga, Pinga goool, Pinga goool, Pinga goooooooool!
E’ lui, il giovane talento brasiliano cresciuto dall’età di 17 anni nelle giovanili granata, a far tremare il Milan e a dare un barlume di  speranza al Toro di Emiliano Mondonico sull’orlo dell’ennesima retrocessione. I granata, grazie a due prodezze di Andrè Luciano da Silva detto Pinga sono in vantaggio sul Milan a pochi minuti dalla fine. Sono tre punti fondamentali per la corsa salvezza. L’ultimo dei due gol è una perla balistica. In pallonetto, da posizione defilata, supera l’incerto Abbiati in uscita, cogliendo l’incrocio dei pali opposto. Il pubblico impazzisce. Sono anni che i tifosi granata non assistono a una magia del genere. Purtroppo arriva puntuale la sostituzione e la fine del sogno. Mondonico comunicherà che è stato costretto a far uscire Pinga perché affaticato, ma, da quel momento, il Milan  prende nuovamente il sopravvento del gioco e non solo  pareggia le sorti dell’incontro, ma sfiora ripetutamente la rete del vantaggio e se non ci fosse stato un altro eroe della partita, il portiere Luca Bucci, sarebbe finita in disfatta.
Torino vs Milan, 16 aprile 2000: quint’ultima giornata di campionato e seconda partita casalinga consecutiva del girone di ritorno. Dovevano essere  due vittorie (la prima con il Parma, la seconda con i rossoneri) e sono stati due pareggi. A rendere ancora più amara la situazione di quei giorni, la certezza che Mister Mondonico avesse perso la fiducia dei giocatori. Durante la gara con i gialloblù emiliani era scoppiato in campo un veemente litigio tra l’allenatore e Mauro Bonomi subito dopo il pareggio del 2-2 di Silenzi; con il Milan era subentratato un rassegnato mutismo tra i giocatori per l’ennesima discutibile scelta nella sostituzione della sorpresa Pinga con il cileno Escalona. Sono scelte difficili, ma il coraggio spesso premia. In quella stagione il Torino non aveva più un condottiero coraggioso. Alla rete iniziale di Ambrosini, pareggia di testa Pinga, poi il raddoppio nel secondo tempo. Con i rossoneri alle corde, il Torino doveva insistere e tenere gli avversari nella loro metacampo. Sulle ali dell’entusiasmo poteva ancora segnare il terzo gol. Mancavano venti minuti, anche se potevano sembrare un’eternità, ma di fronte c’era una squadra che non aveva molto da chiedere al campionato. Lo scudetto era un affare tra la Lazio e Juventus. Insomma, c’erano tutte le premesse per fare il colpaccio. Non passano cinque minuti dal vantaggio del brasiliano che inesorabile giunge il doppio cambio: oltre all’uscita di Pinga, Mondonico richiama in panchina Sommese per Ticarico. Quando un allenatore sostituisce contemporaneamente due giocatori nello stesso momento, per giunta per chiudersi in difesa, inevitabilmente modifica l’assetto della formazione. Due minuti dopo il Milan pareggia con Guly e per il Toro è notte fonda.

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