La notte delle piadine

La notte delle piadine

di Silvia Lachello

 

Buongiorno Toro… che notte, quella notte, ma prima della notte c’era stato il pomeriggio e, ai suo albori, mi ero seduta in poltrona e avevo detto: “Sa’, vediamo come segna il Capitano questa volta…”.
Ero tranquilla come una pasqua – come se il natale fosse tanto più agitato – e me ne stavo lì, come una specie di blob sorridente.
Oh be’,…

di Silvia Lachello

 

Buongiorno Toro… che notte, quella notte, ma prima della notte c’era stato il pomeriggio e, ai suo albori, mi ero seduta in poltrona e avevo detto: “Sa’, vediamo come segna il Capitano questa volta…”.
Ero tranquilla come una pasqua – come se il natale fosse tanto più agitato – e me ne stavo lì, come una specie di blob sorridente.
Oh be’, sì, ogni tanto calava la palpebra, ogni tanto mi confondevo (quando le maglie degli avversari sono simili alla Nostra… talvolta mi acchiappa una sorta di vaneggiamento cromatico, scherzi dell’età e del colore con cui sottolineo la mia esistenza), ogni tanto la Stefi mi scriveva “Come stiamo giocando?” e non trovavo le parole, così come non avevo trovato le parole per dirle che sì, il Fila mi aveva fatto l’occhiolino (ma questa è tutta un’altra storia).
Ogni tanto mi rendevo conto che ero esausta, ma non volevo ammetterlo.
Allora, dopo essermi trascinata, per il resto del pomeriggio, con un bel sorriso sulla faccia perché tre punti non fanno schifo a nessuno, ho capito che non stavo mica tanto bene.
Ho fatto in modo di arrangiare una specie di cena per la famiglia e poi, poco prima delle nove (sì, le ventuno!), mi sono orizzontalizzata sul materasso.
Di quando in quando sentivo vibrare il cellulare sul comodino, ma facevo finta di niente… o quasi.
Poi Diego mi scriveva: “La dolcezza delle pere!”
Gli rispondevo: “Pérdono? Bene. Io sono già a letto, non sto bene.”
Dopo un po’ mi riscriveva: “Mi spiace tu stia male, ma ora le pere sono due!”
Questa notizia, accompagnata dall’empatia nei confronti del mio malessere, faceva sì che io mi decidessi a posare il libro che stavo leggendo, spegnere la luce, mettere il testino riccio sul cuscino, tenere a bada i crampi alle guance che le due pere mi avevano appena donato: a volte, sorridere è doloroso (fisicamente), e, a volte, ben vengano certi dolori.
Chiodo scaccia chiodo e la mattina dopo, forse complice il silenzio che – mi è stato riferito – circondava il Comunello e si era sparso per la città, mi sono svegliata fresca come una rosa.
Riassumendo: grazie per il tuo cinquantesimo gol Granata, Capitano, e grazie a te, Real Madrid, per aver affibbiato due belle pere a quelli là. Ah… non era il Real Madrid? Era il Bologna… ma tu pensa… mi sembrava paella ed invece erano piadine, tortellini e lasagne… che bel ragù!
Buona settimana, Sorelle e Fratelli… mercoledì tutti là dove sappiamo, d’accordo? E forza Toro, comunque vada.

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