La Prima Contestazione

La Prima Contestazione

Frugando negli archivi dei quotidiani, per rinfrescarmi la memoria su quelli che sono stati gli eventi cardine della Storia d’Italia, mi sono imbattuto, completamente per caso, in alcune pagine di giornale che non mi aspettavo di trovare.
A dire la verità, ho dovuto leggere due o tre volte, per sincerarmi del contenuto, che parlava di maretta e malumori attorno al Toro.. Ma da lì, a chiedermi dove e quando tutto fosse cominciato,…

Frugando negli archivi dei quotidiani, per rinfrescarmi la memoria su quelli che sono stati gli eventi cardine della Storia d’Italia, mi sono imbattuto, completamente per caso, in alcune pagine di giornale che non mi aspettavo di trovare.
A dire la verità, ho dovuto leggere due o tre volte, per sincerarmi del contenuto, che parlava di maretta e malumori attorno al Toro.. Ma da lì, a chiedermi dove e quando tutto fosse cominciato, il passo è stato breve.
Quando si è verificata la prima contestazione vera e propria, capostipite ideale di un lungo anello che ha portato fino ai giorni nostri?
Scoprirlo non è stato difficile, e la ricerca ha portato alla luce episodi che nessuno ricordava più.
Dunque, andiamo con ordine. Il 3 dicembre 1906 il Torino, come tutti sappiamo, viene fondato al primo piano della Birreria Voigt, oggi Bar Norman, e fin qui è cosa nota anche alle pietre.
Il giornale del 10 dicembre, però, riporta uno spiacevole episodio, avvenuto durante la giornata precedente.
Ecco uno sguardo alla prima pagina di quel giorno:

 

Ed ecco un eloquente dettaglio:

 
L’articolo del cronista dell’epoca, riporta fedelmente gli avvenimenti della giornata.
“Si viene a sapere di rumori e urla provenienti da Via Pietro Micca. Ci affrettiamo con rapido passo e bastone al braccio, e quello che vediamo ci sorprende assai…”
In parole povere, riassumendo il testo dell’articolo, i tifosi del Toro organizzarono la prima contestazione della loro storia, neanche ad una settimana dalla nascita della squadra.
Lo svizzero Hans Schoenbrod, primo presidente, venne messo sotto accusa da un gruppo di contestatori che percorse Via Pietro Micca  avanti e indietro con l’eloquente striscione “SCHOENBROD VATTENE”.
Ad esasperare i tifosi granata era il fatto che “(…) A distanza di sei giorni, Schoenbroed non ha ancora dato una sede di proprietà alla squadra. Siamo stanchi, esasperati e stufi, siamo diventati la barzelletta d’Italia, Schoenbrod se ne deve andare…” – disse un signore con la bombetta.
Naturalmente nessuno poteva immaginare che si trattasse di una bombetta carta, che esplose poco dopo.
Un altro signore, che faceva parte dei contestatori dichiarò che – “Schoenbrod ci ha riempito di false promesse e chiacchiere. E’ ora che questa società ritorni ai valori che le competono, in quanto siamo sesti nel Regno d’Italia come bacino d’utenza…”.

Devo ammettere che la storia di questa primissima contestazione mi ha incuriosito e così, scartabellando tra le varie edizioni, sono riuscito ad informarmi sul proseguo della vicenda.
In breve i contestatori non se la presero solo con Schoenbrod, ma allargarono il tiro delle loro proteste.

 

 

Ecco la pagina del giornale datata 15 dicembre 1906 ed ecco il dettaglio.

 

La foto ritrae un gruppo di contestatori dall’aria poco rassicurante, mentre espongono lo striscione DICK VATTENE, nei pressi dell’abitazione dello svizzero.
Per chi non lo sapesse, Alfredo Dick, vicepresidente granata, era stato il transfugo bianconero che aveva deciso di fondare una nuova squadra di calcio, in contrapposizione a quella juventina.
Ciò non gli bastò, tuttavia, ad evitare l’appellativo di “gobbo maledetto”, con la quale buona parte della tifoseria cominciò ad ingiuriarlo.
Nell’articolo del cronista, dallo stile fiorito, si viene a sapere che secondo i contestatori “(…) Dick è complice di Shoenbrod e anche lui sta alimentando questo sfascio… “
Un altro contestatore, con tanto di forcone, afferma nell’articolo che “Dick è gobbo marcio, me l’ha detto la zia di una amica della portinaia di mio cugino di secondo grado. E poi ha proposto questo orribile colore granata sulle maglie soltanto  perché ricordano quelle del Servette. Se ne deve andare!”
Altre voci ancora, calcano la mano su Schoembrod, invitandolo a passare la mano “Schoenbrod se ne deva andare! Non abbiamo neanche il carretto ufficiale e durante la settimana lo noleggiamo ai fruttivendoli dei Mercati Generali! E poi Schoenbrod non ha fatto nulla per il Fila. E’ indegno..!”

 

Per quanto sono venuto a sapere, tramite le mie ricerche, la contestazione non accennò a placarsi neanche dopo l’esonero a fine stagione dell’allenatore svizzero Franz Lerden, che pur fino a quel momento non aveva perso nessuna partita.
Ma il fatto di aver chiuso il girone finale al secondo posto, provocò nei tifosi granata una violenta ondata di malumore, che si manifestò il 14 aprile 1907

 

Questo il trafiletto dell’articolo nel quale si afferma che i tifosi lasciarono sgombra la parte centrale della curva del Motovelodromo Umberto I, in segno di delusione per il secondo posto ottenuto nel campionato, lasciando soltanto lo striscione “In attesa di dignità” a campeggiare solitario.

 

La diatriba proseguì a lungo e coinvolse anche i giocatori.
In particolare i tifosi se la presero col goleador Kempher, reo, a loro giudizio, di essere rimasto per 22 minuti senza fare gol, nonostante avesse siglato sette reti in cinque partite. Nelle lettere alla Redazione cominciò a serpeggiare l’idea di impedirgli di leggere i nomi degli Invincibili in occasione delle celebrazioni per il 4 maggio. Altri proposero ancora di togliergli la fascia di capitano.
“L’ho sempre detto io, è un incapace!”.
“E’ una palla al piede, Kempher è lento e rallenta l’azione di gioco…”
“Ma vi rendete conto che guadagna quasi una lira?”.
“Ve lo ripeto, i mali del Toro si chiamano Kempher”

 

Così i tifosi, avendo ormai anche lui come capro espiatorio, decisero di impedirgli la salita al colle, bloccando la strada sterrata che da Sassi conduceva a Superga, che Kempher avrebbe dovuto percorrere su carretto trainato da asinello. Il giocatore fu più furbo, però, come dimostra il resoconto comparso sul giornale del giorno seguente.

 

 
Ecco il relativo dettaglio sulla triste vicenda

 

 

Kempher dunque buggerò i contestatori salendo al colle sulla tramvia. Questo scatenò una reazione rabbiosa da parte dei tifosi contestatori, che salirono al colle di corsa, troppo tardi però per impedire a Kempher di leggere i nomi sulla lapide. Si vissero momenti di forte tensione, nel quale i tifosi si rivolsero al povero Kempher, sul piazzale antistante la basilica, con epiteti quali “Non sei degno!”, “Vattene” e “Il Toro siamo noi”.

 

Ma i Tifosi avevano i loro buoni problemi anche senza la società di mezzo.
Il patatrac avvenne nel campionato seguente, in occasione di una partita interna.
Un gruppo di tifosi infatti era solito organizzare la domenica calcistica, partendo da quella che oggi è la periferia Nord della città, un tempo aperta campagna. I Tifosi noleggiavano un carretto trainato da cavalli, sul retro del quale disponevano un drappo granata con disegnato un teschio bianco sopra, e partivano alla volta di Torino.
All’altezza de La Barca, però, erano soliti depredare l’osteria di Toni il vinaiolo, facendo razzia di ogni ben di dio. Prosciutti, bottiglie di vino, forme di parmigiano, gratta e vinci e CD.
I beni venivano issati sul carretto e consumati lungo il tragitto.
Un giorno del 1908 però, capitò qualcosa di inaspettato, come mostrato dal ritaglio seguente.

 

 
Gli occupanti scesero dal carretto col teschio e, anziché portarsi a casa prosciutti e vino, si videro portare via da un gruppo di carabinieri, avvisati dall’esasperato oste, stanco di subire continui furti.
La vicenda ebbe un seguito, con i tifosi colpiti da DASPO, ovvero il decreto regio che impediva l’accesso ai velodromi.
In segno di protesta, la gente granata optò, in occasione della gara successiva, per una originale protesta: lasciare vuota la parte centrale della curva.

 

Le storie di contestazioni di quegli anni sarebbero migliaia, ma mi piace soffermarmi su un ultimo curioso avvenimento.
Molti tifosi avevano preso l’abitudine di recarsi alla partita sui tramvai, alcuni dei quali ancora trainati da cavalli.
Ma l’introduzione della cosiddetta “Tessera del Tram”, a partire dal 1909, fece andare su tutte le furie la tifoseria organizzata, che in essa vide un gesto provocatorio e di repressione verso la libertà del singolo.
“Figuriamoci!” tuonò un tifoso in un articolo di quel periodo “Vogliono mettere nome e cognome sulla tessera… E se non hai la tessera non puoi prendere il tram! Ma piuttosto vado a piedi! E non mi tessero! Anzi, infame a chi si tessera!”
La situazione di tensione sfociò in una  curiosa forma di protesta, che ebbe luogo nel novembre 1909, come riportato dallo stralcio seguente.

 

I tifosi presero d’assalto i mezzi, nonostante fossero sprovvisti di regolare biglietto, ignorando i tornelli posti alle porte di accesso.
Per tutta risposta, il Comitato Centrale di Controllo sulla Tessera, inibì i residenti in Piemonte all’utilizzo dei tram di Torino (!!!). In tutto il 1910 quindi la rete tramviaria fu utilizzata da due persone. Uno veniva da Padova, l’altro da Grenoble.

 

Ci sarebbe da perdersi, in queste storie che hanno fatto la Storia d’Italia,
Se però qualcuno si chiede dove siano finiti i preziosi lini con i nomi dei presidenti, uniti alla parola “Vattene”, sappia che li può trovare al nuovissimo Museo della Contestazione assieme ad altre preziose testimonianze (fasce da Capitano strappate, giacche con sputi etc.)
Ingresso gratuito, in questi giorni di festa e visite guidate.
Prendetevi il vostro tempo, il Museo ha più sale del Louvre.

 

Mauro Saglietti

Visita la pagina di Istantanee su Facebook

Leggi gli articoli precedenti nella rubrica ISTANTANEE
Contatta l’autore della rubrica

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy