La sconfitta viene da lontano

La sconfitta viene da lontano

Cinque partite consecutive senza vittorie, cinque sconfitte in sedici partite di cui tre in casa.
Questo è il bilancio del Torino che è ancora in zona playoff grazie al fatto che mancano ancora sei partite da giocare per far si che tutte le squadre abbiano giocato sedici partite.
Cinque partite consecutive senza vittorie di cui due recuperate dagli avversari poco dopo che si era passati in vantaggio, una di queste quella…

Cinque partite consecutive senza vittorie, cinque sconfitte in sedici partite di cui tre in casa.
Questo è il bilancio del Torino che è ancora in zona playoff grazie al fatto che mancano ancora sei partite da giocare per far si che tutte le squadre abbiano giocato sedici partite.
Cinque partite consecutive senza vittorie di cui due recuperate dagli avversari poco dopo che si era passati in vantaggio, una di queste quella contro il Lecce capoclassifica.
Ci sono in una stagione delle partite che indicano una svolta in senso positivo o negativo.
Allo stato attuale la squadra patisce ancora quella mancata vittoria, sfuggita per una dabbenaggine collettiva iniziata da contropiede gestito in modo scellerato da Leon.
Si veniva dalla brutta trasferta di Trieste, la contestazione dei tifosi iniziava a prendere sempre più piede tanto che ho letto in un commento agli articoli di quella partita che sul rigore calciato da Bianchi c’era chi in curva sperava che lo sbagliasse per poter poi contestare alla fine, contestazione che è venuta ugualmente per la partita non vinta, nonostante la squadra avesse offerto una prova più che dignitosa quantomeno sul piano dell’impegno.
Il non vincere quella partita ormai vinta è stato un colpo troppo forte per questa squadra che è debole caratterialmente, caratteristica purtroppo comune a quasi tutte quelle che l’hanno preceduta in questi ultimi quindici anni.
La squadra che con la vittoria sarebbe balzata al primo posto con una trasferta a casa della penultima in classifica, si è ritrovata ancora nel gruppo delle squadre che inseguono consapevole di non avere una classifica all’altezza non solo delle aspettative ma anche del valore della rosa.
In questi casi una squadra con personalità avrebbe maramaldeggiato nella partita seguente portando a casa l’intero bottino dopo una prova tutto sudore e rabbia, invece il Torello si è spento non ha perso a Piacenza solo perché il portiere ha fatto due parate  e gli avversari si sono mangiati altrettante reti, non ha perso a Cesena solo perché ha trovato un gol fortuito e perché gli avversari erano spuntati e dai e poi dai è riuscita a perdere in casa col Crotone grazie a due errori macroscopici della difesa che in pratica hanno regalato due reti agli avversari
A questo punto cosa serve.
Una iniezione di fiducia che può venire soltanto da una vittoria.
Ma come si può ottenere una vittoria in queste condizioni dove tutto sembra ormai allo sbando?
Ricompattandosi e dando tutti di più sul campo e non a parole come ha detto Bianchi, il capitano morale di questa squadra, al termine della partita col Crotone. Unico tesserato che ci ha messo la faccia anche perché era l’unico che poteva mettergliela, gli altri hanno preferito defilarsi spero perché si stessero vergognando di quello che avevano fatto sia come scelte che come prestazione.
Il cambio di allenatore, dai più invocato, non è detto che sia la soluzione del problema.
La mancanza di risultati sicuramente non depone a suo vantaggio come non depone a suo vantaggio l’assenza di gioco, l’unico miglioramento riscontrato rispetto al recente passato è la diminuzione di  lanci lunghi e la ricerca di un gioco rasoterra ma la manovra è troppo lenta e la squadra si muove poco senza palla o meglio la manovra è troppo lenta perché la squadra si muove poco senza palla; ma più importante sarebbe sapere se la squadra crede nell’allenatore e se lui crede nella squadra, è qui che Cairo e Foschi debbono interrogarsi, nel primo caso vagliando una possibile alternativa e nel secondo caso vagliando possibili giocatori da acquistare
Cairo e Foschi, che in giugno hanno già bruciato un possibile successore, ora hanno un parco nomi che non alletta un gran che anche perché qua bisogna tornare in serie A se non si vuole sparire, i punti da rimontare non sono tantissimi e il tempo per farlo c’è tutto e le scelte da fare devono essere di sicuro affidamento tenendo conto che a Torino sia allenatori che giocatori rendono meno che in altre realtà ed è forse su questa cosa che ci si deve interrogare meglio senza usare il solito alibi dei tifosi o dei giornalisti cattivi.

(Foto: Maurizio Dreosti)

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy