La storia si ripete

La storia si ripete

Come lo scorso anno, sempre all’Olimpico di Roma, il Toro dice addio alla Coppa dopo essersi illuso per un tempo; oggi alla Lazio è bastato l’innesto di Pandev per un Foggia molto fumo e poco arrosto per poter capovolgere la partita.

Nei primi minuti del secondo tempo si è assistito a un incontro impari con una squadra che giocava a calcio e una che giocava a pallone, i due sport…

Come lo scorso anno, sempre all’Olimpico di Roma, il Toro dice addio alla Coppa dopo essersi illuso per un tempo; oggi alla Lazio è bastato l’innesto di Pandev per un Foggia molto fumo e poco arrosto per poter capovolgere la partita.

Nei primi minuti del secondo tempo si è assistito a un incontro impari con una squadra che giocava a calcio e una che giocava a pallone, i due sport a prima vista possono sembrare uguali ma in realtà sono due sport molto differenti tra loro.

Ho negli occhi ancora il primo tempo di Torino-Lazio di quattro mesi fa, forse il migliore giocato dai granata in questa stagione, quanto tempo sembra passato da allora eppure il Toro oggi ha giocato non bene ma sicuramente molto meglio rispetto alle ultime esibizioni, soprattutto in fase offensiva.

Senza creare notevoli pericoli alla porta avversaria (a onor del vero bisogna dire che la Lazio schierava completamente la difesa di riserva) è riuscito ad imbastire parecchie azioni offensive costringendo il portiere avversario a diverse parate, cosa che sinceramente non capitava da parecchi mesi. Il frutto di questo è dovuto alla prestazione di Bianchi che è parso meno amorfo e inconcludente rispetto a tutte le precedenti esibizioni e al lento ma continuo miglioramento di Rosina che pur eccedendo ancora troppe volte in azioni personali appare più incisivo e più altruista del solito.

Purtroppo a questa rinnovata freschezza dell’attacco granata fa da contrasto un centrocampo incapace di proteggere adeguatamente il reparto difensivo in modo tale da costringerlo ad operare spesso in situazione di affanno; e a forza di spingere la Lazio nella ripresa è passata tre volte ha colpito due pali e sfiorato la rete in altrettante occasioni.

La coperta come si può vedere è corta perché se il Torino gioca in difesa si rende poco pericoloso in attacco, se invece si allunga un poco, attaccando, lascia talmente tanto spazio agli avversari che puntualmente riescono a colpire.

Probabilmente una tattica più accorta all’inizio del secondo tempo avrebbe evitato il capovolgimento del risultato, ma le due squadre giocavano due sport diversi e il gioco del calcio notoriamente è più evoluto del giocare a pallone.

A questo punto archiviata la Coppa bisogna vedere quante energie sono rimaste in corpo ai granata per affrontare la già decisiva sfida di Lecce, questo perché i granata, pur con i loro limiti, oggi hanno speso e corso di più rispetto alle altre partite giocate da inizio anno.

Inoltre hanno raggranellato l’ennesima sconfitta che sicuramente non fa morale

Sta ora a Novellino e al nuovo ds Foschi (un applauso per l’ingaggio a Cairo e una tirata d’orecchie per la tempistica) ricompattare le forze e infondere fiducia alla squadra per affrontare la sfida di Lecce nel migliore modo possibile.

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