La vita agra

La vita agra

di Marco Peroni

Non è poi così difficile parlare quando la realtà si fa Tragedia e i cori sono sorpassati a destra dalle spranghe: basta avere la coscienza a posto e qualche idea decente sul vivere comune. Per cui nemmeno questa volta mi priverò del gusto di scovare un po’ di Toro dentro il mondo della musica o delle parole. Se dopo i fatti di Catania devo…

di Marco Peroni

Non è poi così difficile parlare quando la realtà si fa Tragedia e i cori sono sorpassati a destra dalle spranghe: basta avere la coscienza a posto e qualche idea decente sul vivere comune. Per cui nemmeno questa volta mi priverò del gusto di scovare un po’ di Toro dentro il mondo della musica o delle parole. Se dopo i fatti di Catania devo prendere una posizione, è quella di non smettere di stare bene con qualcuno parlando un po’ di calcio. Perché il calcio è esattamente a questo che dovrebbe servire.

Questa volta vi segnalo una raccolta di articoli sportivi scritti in anni ancora più difficili di questi – detti non a caso “di piombo” – e che tuttavia trasmettono colore, inventiva e leggerezza, conservando il sacro gusto della narrazione. Si chiama Il fuorigioco mi sta antipatico (Stampa Alternativa), di Luciano Bianciardi, uno dei miei scrittori preferiti ed intellettuale autentico, nel senso che preferiva un contropiede fatto bene a un romanzo così così.

Io non sono razzista. Cioè io credo che i giornalisti sportivi non siano una razza a sé, diversa dal resto dell’umanità. Sono uomini che scrivono, parlano, come chiunque altro. Non esiste, dunque, il giornalismo sportivo, se non come astrazione. Esiste il giornalismo e basta. Che ci si occupi della crisi sul Canale di Suez o di Milan-Cagliari, non fa differenza.

Insomma, dopo lo schifo di questi giorni, ecco le pagine migliori vergate da Bianciardi per il “Guerin Sportivo”, scritti negli anni Settanta in risposta ai lettori e passando con disinvoltura dal pallone al ciclismo, da un fuorigioco a una canzone a una pagina di storia. Il tutto grazie a un tocco da fuoriclasse. Sono pagine piene di stile e intelligenza, mai snob, e anche per questo attuali, non superate (dico “anche” perché l’Italia è così ostile al cambiamento, così immobile da metterci del suo). Sentite come rispondeva ad un lettore che chiedeva un parallelo fra campionato di calcio e Risorgimento:

La domanda è indisponente. Il Risorgimento per me è cosa seria, forse più del campionato di calcio, signor Amadori. Ma va bene, proviamoci. Il più famoso è Riva, certamente. Il suo pari grado, cent’anni o sono, era Nino Bixio. Intanto era mancino anche lui. Riva fa i gol, notoriamente, di sinistro. Bixio di sinistro, nel ’49 a Roma, stando a cavallo, fece prigioniero un ufficiale francese, agguantandolo per i capelli, al volo.

Chi è Rivera? Carlo Cattaneo, cioè un teorico, un ufficiale, un polemico, uno stilista, un cacadubbi, un ottimo scrittore. Con Mazzola come la mettiamo? Personalmente, quando lo vedo caracollare palla al piede, mi viene alla mente Giuseppe Missori, eternato qui a Milano da un brutto monumento nella piazza omonima. Missori ebbe, nella spedizione dei Mille, il comando sulla cavalleria, ed era elegantissimo, proprio come il Mazzola qui considerato. Hanno fatto proprio male, in quel monumento a metterlo in groppa a quel funebre ronzinaccio.

Ora, non sono così idiota da pensare che tragedie come quella di Catania possano discendere dalle volgarità o dalle polemiche in sequenza, ma nemmeno così ottimista da pensare che si possa sparger merda per degli anni e poi stupirsi di trovarne traccia. E’ da una vita che l’argomento principale di ogni trasmissione è l’arbitraggio, anzi l’errore arbitrale. Nell’era dell’immagine si vede a stento il replay di un gol (che non sia dell’Inter, o del Milan o della Roma), e avrete notato come dai servizi se ne sia andato il colore delle curve, il gesto tecnico, la falcata di un terzino, la capacità di stare corta di una squadra, o qualsiasi cosa che non sia veleno, polemica e più di tutto Noia Mortale. Per questo adesso questo volersi dedicare tutti a “come ritornare a una cultura dello sport” suona un tantino ipocrita: meglio andarsi a rileggere qualcosa di diverso, parole che facciano venire voglia di sapere, di leggere, di ridere, di infilarsi in uno stadio, di non dovere scegliere tra divertirsi e ragionare. Io la penso così. Lo schifo si tiene lontano levandogli terreno e facendosi del bene.

Ancora una cosa: vi chiederete cosa centri tutto questo con il Toro. Può darsi che non centri, ma se questa storia la racconto a voi qualche motivo ci sarà.

Un abbraccio a tutti, Marco

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