La vita è adesso ?

La vita è adesso ?

MAURO SAGLIETTI

Dicono che noi del Toro viviamo di ricordi.
Chi lo sa? Può anche darsi.
Ma ogni tanto è bello lasciarsi inghiottire da uno di loro, chiudere gli occhi e farsi trasportare verso momenti belli e alle volte indimenticabili.

E’ già passato quasi un anno da Torino-Mantova.
Quante cose sono cambiate da quella notte di giugno.
Che notte calda e…

MAURO SAGLIETTI

Dicono che noi del Toro viviamo di ricordi.
Chi lo sa? Può anche darsi.
Ma ogni tanto è bello lasciarsi inghiottire da uno di loro, chiudere gli occhi e farsi trasportare verso momenti belli e alle volte indimenticabili.

E’ già passato quasi un anno da Torino-Mantova.
Quante cose sono cambiate da quella notte di giugno.
Che notte calda e indimenticabile, ragazzi!
Stringo tra le mani il dvd della partita. Con le moderne tecnologie tutto è più semplice.
Non so se farlo partire o no. Vorrei rivivere qualcosa di quegli istanti.
Mentre penso sul da farsi, il mio dito ha già premuto il tasto play.
Cinque minuti, mi riprometto.
Solo cinque minuti. Non di più.

Non volevo andare a vedere quella partita.
Fino alla domenica mattina dissi al mio amico Walter che non avevo ancora deciso, che non avrei voluto assistere a un’amara sconfitta. Già mi immaginavo di dover assistere alla triste scena finale, col triplice fischio di chiusura e i Virgiliani che corrono all’impazzata verso il loro settore, mentre i tifosi biancorossi esplodono di gioia.
No, difficilmente sarei venuto, glielo dissi chiaro e tondo.
Ipocrita. Avevo il biglietto in tasca da due giorni.
Sapevo benissimo che ci sarei andato.
Feci giusto una piccola camminata da solo tra le montagne, per scaricare la tensione.
E poi via verso lo stadio. Bisognava esserci e basta.

Partono le immagini.
Rivedo nel dvd la fantastica coreografia che sembrava dover annientare gli avversari, il tifo dello stadio intero e quei dannati minuti iniziali, che sembravano inchiodati sul nulla di fatto.
Ricordo il nostro nervosismo, quel giorno, ripenso a quei minuti con Walter, ai nostri fischietti appena comprati e al tempo che passava troppo veloce…
Le immagini che scorrono di fronte al video si confondono con quelle della mia mente.

– Qui il tempo passa e non capita nulla…
– Dai, speriamo… certo che non tiriamo in porta!
Vivevo quei minuti che scorrevano inesorabili come se le dannate scene che mi ero prefigurato fossero inevitabili.
Non volevo assistere a quella beffa, non volevo.

Ci siamo, mi dico. Deve essere attorno al ’32 se non ricordo male.
Eppure hanno ancora la palla loro… Ah, no, ecco.
Rosina scende sulla destra. Viene affrontato fallosamente, un colpo alla gola.
Mi ricordo la punizione ed il nervosismo che cresceva…

– Rigore! Rigoreee….
La gente si abbracciava in Curva, creando un accenno di quelle incredibili onde che si sarebbero formate in seguito.
– Calma, calma… – dissi, come faccio sempre prima di ogni rigore a favore.
– Prima facciamo gol, poi esultiamo…

Rivederlo ora mi sembra una tortura cinese.
Quella palla va al rallenty.
Sembra che Rosina abbia calciato già sapendo che queste immagini sarebbero state riviste molte volte.
Rivedo il rigore concentrandomi sul boato che ci sarà.
E’ immenso.
La tv, a tutto volume vibra.
Schiaccio pausa. Torno indietro e poi di nuovo play. Guardo cinicamente il settore ospiti, che si intravede nell’inquadratura.
Palla che rotola, angolino e gol, gol e poi ancora gol!
Dai che uno l’abbiamo fatto, forza!

Non c’era spazio in Maratona. L’onda ci travolse. Sentivo Walter che mi strattonava, mentre i miei pensieri dilagavano e si chiedevano con scaramanzia le cose più assurde. “Il destino vuole che prolunghiamo l’agonia e ci regala questa illusione”. Però, bisogna provarci, bisogna crederci.
La Curva cominciò davvero a farmi prendere fiducia quel giorno.

Vivo la fine del primo tempo con tensione per via del tempo che passa.
Nel frattempo, saltata la pubblicità, il filmato mostra le immagini che provengono da una piazza di Mantova, dove è stato installato un maxischermo. Alcuni ragazzini fanno festa dietro al cronista.
Del resto sono ancora in serie A.
Sono o erano?
Non temete, penso. Ora comincia il secondo tempo…!

Tra un’ora può darsi che sia già tutto finito – mi dissi – In un modo o nell’altro tutta questa tensione sarà finita. Per quanto mi sforzassi, non riuscivo a togliermi dalla testa l’immagine del triplice fischio di chiusura e della gioia dei mantovani.
Il dolore fa meno male, quando te lo aspetti.

Scorrono le immagini e divento nervoso.
I minuti passano e mi chiedo a cosa stessi pensando in quei frangenti, poco prima del corner di Rosina.
Il Toro arremba, corner dalla sinistra.
Niente da fare.
Brevi recupera la palla, corner dalla destra questa volta. A battere va Rosina.
Mi frego le mani e cerco di cogliere ogni piccolo particolare di quella scena.

Vidi la rete gonfiarsi ed in quella frazione di secondo, mentre già stavo urlando, corsi con lo sguardo all’arbitro, che indicava per fortuna il centrocampo.
Un macello.
Le parole non bastano e non possono descrivere ciò che avvenne.
Walter ed io ci abbracciammo, mentre la gente ci rotolava addosso.

– …Muzzi… RETEEE! – e poi un urlo allucinante.
Rivedo la scena tante volte, quasi esulto ancora.
Cerco di vedere la reazione dei compagni, della gente dietro la porta, dei raccattapalle.
– …Muzzi… RETEEE! – e si sente lo stadio esplodere.
Avanti e indietro con le immagini per sentire quell’urlo secco che sembra non dover fermarsi mai.
– …Muzzi… RETEEE! – Poi l’urlo.
Il nostro centravanti si toglie la maglia e corre verso la Curva.

No… speriamo che non ci beffino all’ultimo secondo… no…
Tutte le mie promesse sul rimanere distaccato, peraltro già deboli in partenza, crollarono definitivamente.
Cercai di mantenere la mente sgombra, ma ogni passaggio sbagliato diventò un’ansia, ogni occasione per gli altri un tuffo al cuore…
I supplementari No. Per favore…

Invece i supplementari arrivano anche questa volta.
Verso la fine dei tempi regolamentari Rosina ha un’occasione, tutta la panchina granata la segue correndo.
Ma è il nulla di fatto.
Le immagini continuano a scorrere. Mi rendo conto di essere molto, troppo teso.

Quanto dobbiamo resistere? Trenta minuti? No, non ce la faccio! Come cavolo facciamo?
Mi ripeto che tra trenta minuti sarà tutto finito, tutto finito.
Non volevo illudermi eppure l’impresa era solo lì, distante quei trenta maledetti minuti.

Contropiede di Lazetic.
La palla gli viene toccata in calcio d’angolo, la squadra sale.
Ci siamo, ci siamo… è qui! E’ ora…!
Sono emozionato come se fosse la prima volta che lo vedo.
Eppure so già tutto.
Ora Rosina andrà a battere il corner, ci sarà l’inquadratura su Brivio, ci sarà Nicola che farà movimento dentro l’area…

Ricordo il corner.
Poi da dietro di me si levò improvvisa una voce, nell’eterno istante in cui tutti trattennero il fiato:
Nicola!”.
Attimo sublime.
Forse irripetibile.
E’ questa l’istantanea di oggi.
Un’immagine che in un secondo è capace di radunare la rete che si gonfia, gli occhi che si spalancano, il fiato trattenuto per un momento che sembra eterno, il pensiero che è tutto vero.
E poi l’urlo.
Uno schianto sovrumano.
Un’energia che spazzò via tutto.
Una sensazione che ti faceva urlare “Gooool” con gli occhi che sembravano voler schizzare via e la testa scoppiare.
La gente ruzzolava, un ragazzo piangeva come un bambino mentre l’urlo forse più bello che io avessi mai sentito non accennava a smettere.
Poi, almeno per me, tutto fu nero.

NICOLA… 3-0!
Brivio si lancia, ci arriva, tocca la palla, ma il sacco si gonfia.
Le parole del telecronista vengono annientate dal grido della folla, che fa quasi gracchiare l’audio della tv, peraltro già alto.
Lo rivedo una, dieci, venti volte e provo sempre lo stesso brivido, la stessa gioia, lo stesso senso di appartenenza.
Ma non basta ancora. Metto in pausa e vado al PC.
Faccio partire la registrazione del commento di Simone Cerrano su Radio Nostalgia:
– Ecco la rincorsa di Rosina… palla che gira… c’è il colpo di testa… E LA RETE DI DAVIDE NICOLA!  E LA RETE DI DAVIDE NICOLA!  E LA RETE DI DAVIDE NICOLA! Che festa! Che festa! Vediamo anche le lacrime agli occhi della gente qui al Delle Alpi… MA CHE BELLO! CHE FESTA, AMICI!
Mi sembra di galleggiare, di sentirmi ancora attratto da quella forza, come se Nicola avesse segnato 5 secondi fa.
Faccio partire un altro filmato. Mi illudo, per aumentare la sensazione di tensione, che si sia ancora sul 2-0.
Il corner è ripreso da una videocamera da quello che era il settore Maratona laterale del Delle Alpi, vicino ai Distinti. Rosina è sotto di noi.
E’ un filmato famoso in rete.
Nicola, testa, Brivio ci arriva, ma la palla è dentro.
La videocamera trema.
Poi resiste all’onda d’urto e spazia traballante tra la folla.
Tra le urla, qualcuno grida tre volte: – Vi voglio bene!
Grazie a chiunque sia stato.
Torno alla tv, rivedo il gol per la centesima volta.
Penso ai tifosi del Mantova.
Cosa hanno sentito, quando lo stadio è esploso?
Penso a come quel grido possa aver gelato loro il sangue.
A quello che hanno provato in piazza a Mantova quando hanno visto la rete gonfiarsi.
Non lo faccio per superbia, ma perché mille volte siamo stati noi vittime di sconfitte brucianti.
E so bene cosa significhi.

Dopo il gol Nicola fugge, inseguito dai compagni.
Viene raggiunto, accerchiato, sommerso. Si forma un mucchio umano.
E’ una delle scene più belle della storia del Toro…
La guardo più volte.
Anche perché all’epoca non l’avevo vista.
Ero per terra a contare le pecorelle.

Mi chiedo se un uomo, oramai quasi alle soglie dei 40 anni, possa rischiare di lasciarci le piume per avere fischiato come un cretino dentro ad un fischietto ed aver urlato “goooool” fino a perdere i sensi.
Ci penso un attimo e rispondo di sì.
Certo che si può. A noi del Toro piace così.

Non durò molto, a dire la verità, al massimo una decina di secondi, ma il mio amico si spaventò molto.
– Non fischiare più… lascia stare…
Altro che non fischiare più.
Da quel momento in avanti ce ne sarebbe stato bisogno più che mai.

Salto i minuti seguenti, ma è come se li conoscessi fin troppo bene.
Prima l’ingenua espulsione di Fantini, poi l’ingresso di Melara e l’immediato rigore per il Mantova.
Riprendo la visione dagli istanti seguenti e dallo stato di terrore nel quale era piombata la bolgia granata.

Eravamo sprofondati nello sconforto.
Pensai che quella volta il destino stesse architettando la sua trama peggiore.
Sarebbe stato troppo prevedibile soccombere nei tempi regolamentari.
Invece no. La sorte ti faceva prima illudere e poi ti rovesciava la situazione in modo incredibile, fino alla probabile beffa finale.
Da quel momento vissi il resto della partita come raggelato e preparato al peggio, continuando però a soffiare all’interno del fischietto.

Mi chiedo come possiamo avercela fatta, amici, a superare quei momenti, i momenti finali. Scorrono i minuti sul video e sembrano rallentare come allora.
Divento ancora più nervoso, le mani si mettono a sudare.
Sei minuti… cinque minuti… quattro… tre… ma la palla è sempre nella nostra metà campo.
Si sentono i fischi. Quelli dei nostri fischietti…

– Ma quanto cavolo mancaaaa?
– Io non ce la faccio più…
Il tempo era diventato un lentissimo nemico ed eravamo tutti vicini ad un crollo nervoso.
Torino-Mantova era diventata la linea di non ritorno.
– Via ‘sto cavolo di pallaaaa!
– Sotto, maledizione!
– Quello è solo…!
– Oddio… no…

Rivedere quel diagonale mi mette ancora i brividi.
Ad un certo punto del rallenty la palla sembra girare verso l’interno del palo.
Invece tocca il montante ed esce.
Non so come abbia fatto. Continuo a non capire.
A meno che… qualcuno non l’abbia cacciata fuori…
E noi sappiamo bene chi…
Quanto manca? Quanto cavolo manca?

La staffilata di gelo percorse tutto lo stadio.
Ci guardammo negli occhi senza parlare, gli sguardi stravolti.
Il destino era passato a due millimetri.
O eravamo in ritardo noi, o in anticipo lui, ansioso di chiudere quella pratica che sembrava già scritta.
Eppure non era ancora finita…

Il cronometro sul video segna un minuto alla fine, ma ci sarà un altro minuto di recupero.
E’ terribile.
Mi alzo in piedi a guardare quelle ultime immagini.
Ho il terrore di svegliarmi da questo lungo sogno e vedere un finale diverso.
Via quella palla, Doudou, via! Lontano! Così!
Niente da fare, la sfera è ancora loro.
Stringo il fischietto, che da allora porto sempre con me.
Traversone… palla loro… Gasparetto…
Alto.
Sembra finita, ma non lo è.
L’ultimo minuto.
Passeggio su e giù di fronte allo schermo.
Lancio, respinto dalla nostra difesa, sulla palla si avventa Rosina.
E’ fallo per noi… punizione per noi!
Dieci secondi alla fine… ma allora è tutto vero?

– Punizione nostraaa! Mauro, siamo in serie A…!
– Non ancora… aspetta…
Non ci volevo credere. Non potevo credere che fosse vero.
Che tutti i miei foschi timori non si sarebbero verificati.
Avevamo lo sguardo sbarrato e il cuore che ci scoppiava.
Poi la punizione fu battuta.
E arrivò la fine.
Amici, non ci sono parole che possano raccontarla.
Piangevano tutti. Piansi anch’io.
E’ bellissimo piangere di gioia.
E chi se ne frega se qualcuno non capisce.
Chi se ne frega.

La partita sul DVD è finita, ora scorrono le immagini della festa.
Ce l’abbiamo fatta… ce l’abbiamo fatta!
Stringo il fischietto e sorrido.

Ecco dunque, un altro ricordo che diventa presente.
Il Toro ci ha insegnato tante cose, ragazzi.
Ci ha insegnato a vivere momenti talmente forti ed entusiasmanti che la loro sensazione si confonde col presente.
Ci ha insegnato che questi momenti non sono sempre dietro l’angolo, ma quando capitano ci devi essere.
Così come avviene nella vita, per i ricordi meno fortunati, che non hanno sempre un dvd o hanno solo il tasto play della nostra memoria.
E ci ha insegnato ad essere fieri di averli provati e vissuti.

Dicono che noi del Toro viviamo di ricordi
Ma chi lo dice non ha capito niente.
Averne ricordi così, ragazzi.
Averne.

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