L’eco della memoria

L’eco della memoria

di Giacomo Serafinelli


Buongiorno Toro…quante volte nella mia mente ho cercato di immaginare Superga alcuni attimi prima dello schianto. C’era una nebbia color latte, talmente spessa da non permettere di vedere a pochi metri di distanza. La pioggia cadeva incessante e il caratteristico ticchettio dell’acqua…

di Giacomo Serafinelli


Buongiorno Toro…quante volte nella mia mente ho cercato di immaginare Superga alcuni attimi prima dello schianto. C’era una nebbia color latte, talmente spessa da non permettere di vedere a pochi metri di distanza. La pioggia cadeva incessante e il caratteristico ticchettio dell’acqua sulle foglie riempiva quell’uggioso pomeriggio del 4 maggio. Gli animali erano tutti al riparo, nessun uccello cinguettava, nonostante la primavera fosse già inoltrata. Tuttavia niente lasciava presagire ciò che di lì a poco sarebbe accaduto: il destino stava per entrare nella storia del Toro.

Lo schianto che poco dopo le 17 ha squarciato il silenzio è entrato di prepotenza nei cuori di tutti i tifosi del Toro, anche di quelli che all’epoca non erano ancora nati.

La sua eco ha intriso di sé i rami degli alberi che furono testimoni dell’evento, ed è rimbalzata sulle colline fino ad arrivare in città. Questa stessa eco è ancora presente ed ha eternato la storia di una squadra fino a renderne ineludibile ed intramontabile la memoria.

Ogni tifoso del Toro possiede in sé il seme del ricordo e sa che il suo compito è quello di tramandare alle nuove generazioni la storia del Grande Torino. Una storia chè è sì di sport, ma soprattutto è una storia fatta di ragazzi allegri e sorridenti, campioni sul campo e fuori.

Ai tempi del Grande Torino non c’erano sponsor sulle magliette, l’Italia era appena uscita dalla guerra con ferite che si sarebbero rimarginate solo dopo molti anni e anche il calcio poteva servire a rinascere. Era un calcio che rifuggiva i riflettori e i pettegolezzi, fatto com’era di sacrificio personale, coraggio e dedizione, lontano dalle violenze e permeato di valori.

Il Toro, ovviamente, ne era la massima espressione.

Tutti piansero, quando accadde la tragedia, e nessuno voleva credere a quella tremenda notizia.

Indro Montanelli scrisse una delle più belle frasi sul Grande Torino:

“Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta.”

 

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