Maggio

Maggio

di Silvia Lachello

Domenica 1° maggio 2011, ieri: vitellino-Piacenza 1-1

Caro Diario,

ci sono settimane e giorni più impegnativi di altri, ci sono settimane e giorni che si vorrebbero cancellare
Allora dici: “Vabbe’, dai… vado alla partita, porto anche la pargola, ci sarà la Stefi, ci sarà la Nonna Olga… sarà una buona giornata…”

di Silvia Lachello

Domenica 1° maggio 2011, ieri: vitellino-Piacenza 1-1

Caro Diario,

ci sono settimane e giorni più impegnativi di altri, ci sono settimane e giorni che si vorrebbero cancellare
Allora dici: “Vabbe’, dai… vado alla partita, porto anche la pargola, ci sarà la Stefi, ci sarà la Nonna Olga… sarà una buona giornata…”
E poi la giornata è buona – sì: ieri è stata una buona giornata – ma… lo è stata intorno al campo, quel benedetto/maledetto rettangolo verde.

Intorno.

Un applauso a te, Nonna Olga, perché hai sfidato i tuoi ottantotto anni per essere lì.
Un applauso a te, Stefi, perché so quanto tu sia stanca.
Un applauso a te, Paolo, perché sei riuscito in un’impresa impossibile.
Un applauso a te, Andrea, perché sei una sagoma e già lo sapevo al di là delle presentazioni ufficiali.
Un applauso a te, Luca, per aver regalato il cioccolato a Giulia.
Un applauso a te, Giulia, perché ti muovevi con disinvoltura, come se lo stadio fosse casa tua.
Un applauso a te, Max, perché eri lì e mi hai regalato la foto del Toro (il Toro siamo NOI e nella foto c’eravamo NOI: Giulia, Nonna Olga, Stefi, Paolo, io).
Un applauso a te, Ernesto, perché hai pianto per il caldo e non per lo ‘spettacolo’ in campo.
Un applauso a te, Michela, perché hai portato Ernesto.
Un applauso a te, Davide, perché mi hai dato fiducia.
Un applauso a te, Gabriella, perché ti sei avvicinata e ci siamo riconosciute.
Un applauso a te, Laura, perché l’abbraccio con Gabriella comprendeva anche te.

Intorno.

Domani inizia una nuova settimana e poi ne arriverà un’altra e poi un’altra ancora e poi le vacanze e poi l’autunno.
L’autunno, sì.
Non saremo in serie A, ma neppure in Lega Pro, via.
Che cosa diavolo dovrei dire?
Che va bene così?
No, non va bene.
Non.
Va.
Bene.

Per fortuna c’è stato un INTORNO altrimenti mi si sarebbe spezzato per l’ennesima volta il cuore.
Che poi… si è spezzato lo stesso, ma faccio finta che non sia così: sono una maestra nel non far capire che cosa mi passa DAVVERO per l’anima…

Forse dovrei dare retta a Giulia.
Uscendo dallo stadio mi ha detto: “Oh be’… non è una tragedia, mamma…”
Sì, non è una tragedia, effettivamente.
Però è una tragedia che una bambina piccola conosca ed usi correttamente il termine TRAGEDIA.
Vabbe’, troppe riflessioni, troppi pensieri… sono grata a tutto l’INTORNO, ma oggi mi è difficile essere Granata.

Martedì 3 maggio 2011, notte fonda

Caro Diario,

domani è QUEL giorno.
Vorrei che fosse un giorno silenziosissimo.

La scorsa notte ho sognato di non essere ancora nata, eppure già mi perdevo fra fogli ed inchiostro.
Nel sogno prendevo carta e penna e scrivevo queste parole:

Mercoledì 4 maggio 1949

Qui sopra, qui in cielo, non si sta male.
Si può vedere la pioggia dall’alto e, oggi, ce n’è proprio tanta.
Ho provato a scendere sotto le nuvole, ma sembrava di entrare in una notte senza fine.
Una notte senza fine condita da scrosci di pioggia.
La pioggia: credo che, quando deciderò di scendere giù sulla terra, non smetterò mai di amarla.
Anche se oggi, oggi, ho come un nodo alla gola.

Strano avere un nodo alla gola senza avere una gola, ma qui tutto è possibile: volare, scendere in picchiata, ritornare in alto, vedere tutto il mondo, toccare le stelle.
Un giorno avrò anche un corpo e non sarò più in grado di volare.
O forse sì.
Sono curiosa di sapere com’è la pioggia sulla pelle, adesso che di pelle non ne ho.
Sono curiosa anche di sapere come si vede e si guarda con gli occhi.
Di che colore saranno i miei occhi?
E, soprattutto, quando andrò sulla terra?
Che impazienza, che impazienza… chissà se sarò così anche quando avrò gola, pelle e occhi.

Qui sopra, qui in cielo, non si sta male.
Oggi c’è un po’ di traffico: è arrivato un gruppo di ragazzi insieme con alcuni uomini.
Pioveva forte, era quasi impossibile guardare al di sotto delle nuvole, ho sentito un boato fortissimo e poi c’è stato un lungo silenzio.
E sono arrivati.

Stavano in fila per due, si guardavano smarriti: quando si arriva qui si hanno ancora gli occhi e lo sguardo è sempre quello, sempre uguale, per tutti.
Sono stati accolti, ma dopo un po’ è arrivato uno strano suono dal basso.
Era un suono cupo, un mormorio che cresceva, un’onda sonora che passava di bocca in orecchio, e che faceva chinare il capo.

Pioveva anche sulle facce di tutti quelli che mormoravano.
Pioveva anche sulle facce di tutti quelli che chinavano il capo.
Pioveva anche sulle facce di tutti quelli che guardavano in alto.
Pioveva anche sulle facce di tutti quelli che andavano in direzione del boato.
Acqua.
Dappertutto.

Ho come l’impressione che stia piovendo anche qui, anche qui sopra le nuvole.
Ho come l’impressione che avere la pelle e la gola e gli occhi sia come stare dentro a questa pioggia.
Ho come l’impressione che oggi, oggi, stia iniziando qualcosa.
Eppure oggi, oggi, sulla terra sento dire: “E’ finito, è finito tutto…”
Forse capirò meglio quando sarà il mio turno.

Quel gruppo di Ragazzi… sono proprio smarriti.
Indossano tutti la stessa maglia, chissà perché.
E’ un colore che non ho mai visto, qui sulle nuvole.
E’ un colore che mi dice qualcosa.
E’ un colore che mi dice qualcosa sul mio futuro.
Provo ad ascoltarlo.

Ascoltare un colore.
L’avevo già fatto con i colori dell’arcobaleno, ma quel colore lì è… diverso.
L’ho ascoltato e mi ha raccontato.
Poco per volta prendeva forma un’idea, un idea grande.
Chissà se, quando sarò sulla terra, riuscirò ad esprimerla a parole.

Quel colore mi ha fatto vedere le immagini del futuro.
Ho visto grande mestizia, ho visto lotte, ho visto un trionfo atteso da tanti anni.
Quando sarò sulla terra capirò meglio anche lo scorrere del tempo.
Qui accadono cose, ma il tempo sembra essere sempre fermo.
Ho visto persone che si abbracciavano, ho visto persone che sbraitavano, ho visto persone che si sorprendevano.

Chissà quale di quelle persone… sarò io.
Forse quel tizio sempre pensieroso e che non sorride mai.
Forse quella tizia sempre sorridente e che non smette mai di pensare.
Forse quel tizio sempre sfuggente e che non vorrebbe fuggire mai.
Forse quella tizia sempre in fuga e che non smette mai di cercare un rifugio.
Forse… forse sarò quella lì.
Sì, quella lì mi piace: non si arrende mai.

Comunque vada, quando sarò sulla terra, mi divertirò.
Avrò momenti di profonda tristezza e immane dolore, avrò momenti di esaltante felicità e rinfrancante riposo.
Soprattutto avrò momenti e capirò il tempo.
Capirò che il tempo non cancella nulla, capirò che il tempo rafforza le idee, capirò che mai nulla è perduto.
Capirò anche il significato di ciò che sto dicendo, credo…

Mercoledì 4 maggio 2011, alba

Caro Diario,

è di nuovo mercoledì, è di nuovo il Quattromaggio.
Ormai lo sai: lo scrivo tutto attaccato.
Forse perché il Quattromaggio è talmente compatto da non poter essere smolecolarizzato.
Forse perché ho paura che me lo portino via.
Forse perché è tutto quello che rimane.
Ciao, Ragazzi, ancora una volta.
Ciao, Ragazzi: GRAZIE.

(*) Io non trovo una risposta, né mai la troverò, al Quattromaggio. Mi stordirò di tristezza con While My Guitar Gently Weeps, cercherò conforto in Because e tornerò a danzare sulle note di Can’t Take My Eyes Off You. Non mi piace rimanere sconsolata per troppo tempo: la malinconia ed io camminiamo tenendoci per mano, ma è meglio che non si sappia troppo in giro…

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