Marco Ferrante, ci manchi!

Marco Ferrante, ci manchi!

di Guido De Luca

Non ci sono mai stati tanti incontri tra Torino e Palermo. Bi sogna risalire agli ultimi due anni o alla fine degli anni ’60 per scovare qualche precedente tra le due squadre in serie A. Ne risultano comunque due curiosi negli anni della serie B. Entrambi terminati con lo stesso punteggio (2-1) e con lo stesso marcatore: Marco Ferrante. Nella sua prima stagione al Torino (19996/’97), Ferrante…

di Guido De Luca

Non ci sono mai stati tanti incontri tra Torino e Palermo. Bi sogna risalire agli ultimi due anni o alla fine degli anni ’60 per scovare qualche precedente tra le due squadre in serie A. Ne risultano comunque due curiosi negli anni della serie B. Entrambi terminati con lo stesso punteggio (2-1) e con lo stesso marcatore: Marco Ferrante. Nella sua prima stagione al Torino (19996/’97), Ferrante ha firmato il gol della vittoria in casa contro i siciliani, che poi incorsero nella retrocessione in serie C, rimontando il vantaggio iniziale di Massara. Nella stagione 2003-2004, l’ultima sotto la Mole per il nostro bomber, chiuse l’incontro con una doppietta e a nulla valse il gol della bandiera di Eugenio Corini, ai tempi trascinatore dei rosanero verso la scalata nella massima serie del nuovo Palermo del Patron Zamparini.
Gli anni della cadetteria, intervallati da qualche fugace apparizione nella massimo campionato italiano, sono stati anni di patimenti in cui al Torino si sono alternati giocatori famosi (più facile che fossero a fine carriera) ad altri meno conosciuti. Il trait d’union, il punto di riferimento imprescindibile, il leader assoluto per tutti noi tifosi è sempre stato rappresentato da Marco Ferrante. Otto campionati con il Torino; giunse in granata nel settembre del ’96 proveniente dal Parma, dopo aver trascorso le giovanili al Napoli ed essere stato afflitto da una fastidiosa pubalgia, che non gli aveva ancora permesso di esprimersi ai massimi livelli. Era chiuso inizialmente in attacco da Florjiancic, Cammarata ed Ipoua ed insieme a Balesini doveva essere un giovane rincalzo da valorizzare per l’allenatore Mauro Sandreani. Impiegò poco tempo per mettersi in mostra. Palo al Cesena nella prima di campionato appena entrato in campo e, dopo il primo gol al Castel di Sangro, la consacrazione con la famosa quaterna alla Reggina alla quindicesima giornata. Da lì in avanti diventò titolare inamovibile. Non mancava squadra a cui facesse gol; anche nei momenti più difficili trovava la zampata vincente. Era dotato di tecnica sopraffina, segnava di testa e di piede, in rovesciata o solo davanti al portiere, soprattutto non si accasciava al suolo a porta spalancata per l’emozione o per l’incapacità di segnare un gol facile facile. Freddo anche dagli undici metri, sono stati pochissimi i rigori sbagliati. Nei pochi derby disputati durante la sua permanenza a Torino ha sempre segnato all’altra squadra, facendoli tremare tutti, Buffon per primo. Ancora oggi molti tifosi lo rimpiangono. Quante volte abbiamo sentito esclamare o siamo stati noi stessi a sbottare gridando “Se ci fosse stato Ferrante…”  oppure “Ferrante non avrebbe mai sbagliato un gol così, ma come si fa?” ed ancora “Ferrante giocava da solo in attacco, poteva esserci qualsiasi modulo di gioco, ma lui segnava sempre…che ci fossero o meno i cross..”.
Sabato si gioca Torino-Palermo:  “Ferrante fai qualcosa,  aiutaci tu, anche solo con il pensiero, ci manchi!”

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