Mi ritorna in mente…

Mi ritorna in mente…

di Guido De Luca


Si ricomincia da Ascoli, terzo anno consecutivo di serie B e settimo consecutivo alla presidenza di Urbano Cairo. Dopo aver visto la partita di Coppa Italia con il Siena con conseguente eliminazione al secondo turno, come da prassi ormai decennale, mi sono chiesto se anche quest’anno sarà la solita agonia. Gli indizi ci sono tutti. Un allenatore che non è…

di Guido De Luca


Si ricomincia da Ascoli, terzo anno consecutivo di serie B e settimo consecutivo alla presidenza di Urbano Cairo. Dopo aver visto la partita di Coppa Italia con il Siena con conseguente eliminazione al secondo turno, come da prassi ormai decennale, mi sono chiesto se anche quest’anno sarà la solita agonia. Gli indizi ci sono tutti. Un allenatore che non è stato in grado di frenarsi davanti ai giornalisti nel giorno della sua presentazione promettendo libidine e adrenalina pura con il suo gioco e che sino ad ora ha costruito un Torino di novelliniana memoria capace di affacciarsi nella metacampo avversaria in modo confuso solo dopo aver preso il gol dello svantaggio. Un portiere che tanto è fotogenico, quanto insignificante e che sino ad ora tra amichevoli e partite ufficiali è sempre stato graziato dai pali e mai una volta che sia sembrato a suo agio con la palla tra i piedi. Una difesa che si ritrova con le fasce assolutamente inadatte ad un campionato di vertice. Sulla destra, in attesa di scoprire il giovane prestito Darmian, c’è la sicurezza che D’Ambrosio sia quello visto lo scorso anno, lento e imbolsito, e non quello di due campionati fa che tanto faceva ben sperare. A sinistra, va in scena un reparto da geriatria spinta con gli ultratrentenni Zavagno e Parisi, a tal punto che presto si dovrà ricorrere ad una terza soluzione a causa dei probabili acciacchi a cui andranno incontro i due vecchietti terzini.  Mi sento di salvare il blocco centrale, confidando molto nella coppia profiterole, ovvero nella possenza e concretezza del polacco Glick e nella conferma del nazionale Ogbonna. Ciò che mi preoccupa di più, però, è il centrocampo. Rivoluzionato come ogni anno, si fonda sulle geometrie di Iori che se fosse così forte come scrivono gli addetti ai lavori, il Chievo, proprietario del cartellino, avrebbe già tenuto con sè in serie A da qualche anno. Vives spero sia più intelligente di quello visto a Siena, non basta la grinta se non c’è l’acume. Credo molto in Suciu, da sempre ho un debole per i giocatori giovani, soprattutto se provenienti dal vivaio granata e non mi è dispiaciuto in terra toscana Basha. Sulle ali, proprio perché preferisco la freschezza dei vent’anni ai nomi affermati, rischierei un campionato intero con i prestiti del Milan Verdi e Oduamadi. Guberti forse deve ancora entrare in forma, ma spesso non sembra nemmeno sia in campo e Stevanovic non ha ancora capito che a calcio si gioca in undici. Passiamo poi all’attacco: mi  viene da sorridere quando leggo che Rolando Bianchi non sia l’attaccante adatto al gioco di Giampiero Ventura: esorterei chiunque prima di esternare tali affermazioni a convincermi di quale gioco stiamo parlando. Perché se i gol con i quali si vincono le partite ce li aspettiamo da Antenucci, Sgrigna ed Ebagua possiamo metterci l’anima in pace. Forse dimenticavo che sono tutti da preferire al nostro capitano perché più capaci a manovrare e dialogare con i centrocampisti. Eh sì, che fesso che sono, stiamo parlando di calcio avveniristico come quello del Barcellona; già Franco Lerda ci aveva fatto credere ciò. Comunque, nonostante questo pessimismo e sfogo di inizio campionato, posso garantirvi che il Torino salirà in serie A. Una vocina me lo aveva preannunciato un paio d’anni fa, dicendomi proprio che l’anno della risalita sarebbe stato il 2012. Non è la prima volta che mi giungono profezie all’orecchio che poi si sono rivelate vere. Era accaduto un paio d’anni prima del fallimento del Torino Calcio di Cimminelli, era accaduto l’anno prima che i cugini juventini venissero invischiati nello scandalo Calciopoli, era accaduto ad inizio campionato dell’ultima retrocessione. Tutto si è poi svolto così come mi era stato preannunciato e sempre da fonti diverse a cui spesso non ho dato molto credito, ma che alla fine si sono rivelate attendibilissime. Segnale, come se ci fosse bisogno di un’altra conferma,  che il nostro calcio sempre più spesso viene disputato a tavolino e non sul terreno di gioco.
Staremo a vedere…
Buon campionato cari lettori,

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