MOMENTI DI TORO

MOMENTI DI TORO

di Walter Panero
 

Lontano, lontano.

Ci sono momenti in cui senti il bisogno di fuggire lontano. Lontano da quello che consideri il tuo mondo. Lontano dalle tue abitudini. Lontano dalle cose che solitamente ti fanno sentire bene. Allora pensi al primo posto in cui vorresti andare, magari perché hai sempre desiderato vederlo e non hai mai potuto; oppure perché ci sei già…

di Walter Panero
 

Lontano, lontano.

Ci sono momenti in cui senti il bisogno di fuggire lontano. Lontano da quello che consideri il tuo mondo. Lontano dalle tue abitudini. Lontano dalle cose che solitamente ti fanno sentire bene. Allora pensi al primo posto in cui vorresti andare, magari perché hai sempre desiderato vederlo e non hai mai potuto; oppure perché ci sei già stato e ne hai dei dolci ricordi che speri di rinnovare.
E così, dopo qualche giorno, ti ritrovi su un volo che ti porta in quel posto senza neppure aver pensato se sia la stagione più adatta per andarci. Se laggiù troverai sole, pioggia o freddo polare. E in fondo non ti interessa più di tanto.
Non ti interessa più di tanto neanche il fatto che, proprio mentre tu stai arrivando nella città dalla quale gli Invincibili partirono per raggiungere il cielo, il Toro, quel che resta del Toro, sta per scendere in campo a migliaia di chilometri da lì. Perderà. Perderà anche oggi, pensi mentre aspetti i bagagli che non arrivano procurandoti una certa ansia. Il cellulare vibra. Ti annuncia il primo gol del Cittadella. Poi il secondo. Tu continui a guardarlo sperando di sentirlo vibrare ancora per annunciarti un gol, almeno uno, della tua squadra. E invece niente. Non succede niente fino a quando capisci che ormai è finita. Abbiamo perso ancora. Anche se sapevo che sarebbe finita così, anche se ormai dovrei esserci abituato, è sempre molto dura da digerire.
Abbiamo perso ancora e di ciò, intorno a me, non frega niente a nessuno. Hanno maglie rosse. O verdi a strisce bianche. Non sanno nulla di me. Non sanno nulla del Toro.
Mi chiedo quando tutto questo finirà. Mi chiedo se, di qui alla fine di questa maledetta stagione, riusciremo ancora a vincere una partita. Quasi non mi ricordo che effetto faccia vedere il Toro vincere e uscire tra gli applausi.
Ma il Toro è lontano. Il mio mondo è lontano. Sono in vacanza e non lascerò che il Toro o altri brutti pensieri mi rovinino le giornate. E poi, in fondo, che me frega di questo Toro? Mica è il mio Toro, questo! Il mio Toro, quello di Zac e Junior, di Bruno e Policano, di Rizzi e Pennellone, e di tanti altri, è morto circa quindici anni fa. E non so se lo vedrò rinascere ancora. In questo momento ci credo meno che mai.

I messaggi dell’amico inglese

L’amico inglese è stato laconico come forse solo gli Inglesi sanno essere. “Torna Cola, esonerato Beretta! Pazzia.”, recita il suo primo messaggio. Gli rispondo che me lo aspettavo, e lui ribadisce che a suo parere il nostro presidente è un pazzo. Non riesce a capire come sia possibile che una squadra cambi dieci allenatori in poco più di quattro anni. Come dargli torto? D’altra parte da loro Ferguson allena il Man Utd da quasi un quarto di secolo. E Wenger è all’Arsenal da circa quindici anni. E mica stiamo parlando di squadre qualsiasi! Ma il Toro è così. Prendere o lasciare. E lui ha preso. O è stato preso. Tanto da non perdersi una partita allo stadio lo scorso anno quando viveva a Torino. Tanto da seguire gli incontri da Londra tramite internet. Tanto da non parlare altro che di Toro quando ci incontriamo o ci scriviamo.
Maledetti, benedetti cellulari: mentre parlo con un oste baffuto dell’ultima partita disputata dagli Invincibili proprio da queste parti, un messaggio mi informa della sconfitta per 3 a 0 dei gobbi. Mi viene da ridere. Chiedo dell’altro vino e brindo alle nostre rispettive squadre accomunate da colori simili e da quell’ultima partita che doveva essere una festa e che invece passò alla storia come la più triste e tragica.
Maledetti, benedetti cellulari. Che mi informano dell’arrivo di Giacomino Ferri. Che mi parlano di fantomatici scioperi del tifo. Che mi aggiornano sui nuovi acquisti. Nomi sconosciuti, almeno per me. Ma forse, penso, è meglio avere in squadra dei nomi sconosciuti che hanno fame, che nomi e basta.
Ed è subito venerdì. Le ferie volgono al termine e domani il Toro scenderà di nuovo in campo.

Voglia di Toro

E anche stavolta io non ci sarò, come già nelle due partite interne precedenti. Non ci sarò ma, a differenza di altre volte, vorrei tanto esserci. Alla faccia di chi non ci crede più. Alla faccia di chi avrebbe potuto essere presente, ma ha deciso di essere altrove. Anche io sono altrove, ma ho addosso tanta voglia di Toro, cosa che non mi capitava più da un pezzo. Ci sono momenti in cui, anche se sei in un luogo che ti piace, senti che il tuo posto sarebbe da un’altra parte. E oggi il mio posto era lassù. A veder vincere il Toro. Perché so benissimo che oggi il Toro vincerà. Tanto da andare in giro con la mia vecchia sciarpa, qui dove molti mi guardano con stupore e curiosità. Qui dove un signore mi punta, scuote la testa e dice “certo che ci vuole coraggio a portare quella sciarpa….ma noi siamo così…noi non perderemo mai quel coraggio…”. Eh sì. Ci vuole davvero coraggio ad essere del Toro di questi tempi. E ce ne vuole ancora di più ad andarne così fieri da portarne sempre addosso i colori. Ma è anche terribilmente bello essere a migliaia di chilometri da Torino ed incontrare un “fratello”. Uno che come te, tra poco, comincerà a smanettare sul cellulare per avere notizie.
E le notizie arrivano. E, malgrado le mie aspettative, inizialmente non sono buone.

Ore 14.56 per me (15.56 a casa nostra), dal mio socio di mille battaglie: “Gol del Grosseto proprio quando timidamente si tentava qualcosa in più”

Ore 14.57 per me (15.57 a casa nostra), mia risposta: “Ma possibile che debba andare sempre così?”

Poi migliorano:

Ore 15.03 per me (16.03 a casa nostra), ancora il mio socio: “No. Non va sempre così perché è arrivato un super gol di Bianchi da venti metri. Pallonetto teso, dai Toro!!!”

Sì. Dai Toro! Dai che miglioreranno ancora!

Ore 15.17 per me (16.17 a casa nostra), sempre lui: “Siiiiii!! Leon su punizione di prima. Ora si va al riposo per la prima volta tra gli applausi a scena aperta”

Sìììì. Sìììì. Saltello tra la gente che mi guarda pensando che sia uno dei tanti pazzi che gira per la città.

Ore 15.21 per me (16.21 a casa nostra), mia mamma (o mio padre, fa lo stesso): “Oggi siamo vivi. Grande Pestrin che pare giocatore da Toro. Infatti è stato subito ammonito.”

Pestrin? Questo me lo sono proprio perso. Ma chi caspita è ‘sto Pestrin? Da dove arriva? Quando è arrivato?

Guardo l’orologio. Ma quanto cavolo mancherà? Ma perché non arrivano più notizie?

Ore 15.49 per me (16.49 a casa nostra) quasi in contemporanea mia madre e il mio socio: “Palla al piede penetra in area da sinistra, diagonale e rete di Pià: 3 a 1”

Ore 15.50 per me (16.50 a casa nostra). Mia risposta ad entrambi: “Sìììì! Oggi si vince. Non ce n’è per nessuno!”

Ore 15.53 per me (16.53 a casa nostra). Mia mamma ammonisce: “E’ ancora lunga…..”

Sarà anche vero. Sarà anche giusto essere cauti. Ma oggi si vince. Infatti….

Ore 16.03 per me (17.03 a casa nostra). Ancora il mio socio: “Gran punizione di Gasba come quella nel quattro pari col Parma di due anni fa. Ora tutto facile”

Ore 16.18 per me (17.18 a casa nostra). Il mio socio si congeda. “Finita. Quello strano clima d’impotenza sembra svanito sia in campo che fuori!”

Abbiamo vinto. Che grande gioia. Che peccato non essere là per poter abbracciare come ai vecchi tempi l’amico inglese ed il mio socio di mille battaglie. Finalmente, pur lontanissimo da casa nostra, sto riassaporando il sapore unico e bellissimo di una vittoria. Dopo quasi tre mesi, perché quella di Gallipoli era stata una vittoria triste ed amara per molti motivi.
Finalmente il Toro è tornato, almeno per oggi, ad essere Toro. Finalmente è tornata in me, e spero per sempre, la voglia di Toro!

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