Non è ancora finita!

Non è ancora finita!

di Walter Panero

 

Lunedì 7 marzo 2011. Ore 21 circa.

 

Sconcertante. Non riesco a trovare un’altra parola per descrivere la nostra prestazione contro il Vicenza. Col Mister semi nascosto sotto il suo cappellino marrone mezzo storto che continuava ad inserire punte su punte come se mettere attaccanti, per giunta scarsi, potesse servire a qualcosa se non ad aumentare…

di Walter Panero

 

Lunedì 7 marzo 2011. Ore 21 circa.

 

Sconcertante. Non riesco a trovare un’altra parola per descrivere la nostra prestazione contro il Vicenza. Col Mister semi nascosto sotto il suo cappellino marrone mezzo storto che continuava ad inserire punte su punte come se mettere attaccanti, per giunta scarsi, potesse servire a qualcosa se non ad aumentare la confusione in campo.
Il vantaggio dei Veneti è stato casuale, questo è chiaro. Ma c’era ancora un’ora per cercare di ragionare, di reagire. Con calma. Invece si è vista solo confusione, al di là della traversa di Bianchi nata peraltro da una non azione. Cioè da una circostanza casuale.
In altre parole il Vicenza, così come l’Atalanta qualche giorno fa, non ha fatto assolutamente nulla per meritare di vincere la partita. Però l’ha vinta, perché è riuscito a difendere egregiamente il vantaggio, cosa che noi non abbiamo saputo fare con l’Atalanta ed in molte altre occasioni quest’anno.
Non sono un tecnico. Non sono neppure uno che ama dare la colpa a questo o quello. Credo che serva a poco. Anche perché, dite pure che sono qualunquista se volete, quando le cose vanno male le colpe sono un po’ di tutti. Nessuno escluso.
Dal Presidente che ha fatto determinate scelte, o se preferite non scelte; al Mister che non è ancora riuscito, dopo oltre sei mesi, a dare una parvenza di gioco e di carattere alla squadra; ai giocatori che, al di là di qualche buona esibizione individuale, sono coloro che vanno in campo e sono pagati (credo anche decentemente) per giocare e per dare tutto quello che hanno. E anche di più.

Chi mi legge sa che, anche in un recente passato, ho cercato di trovare nei numeri un elemento di conforto che mi permettesse di essere ottimista sul futuro di questa stagione. Ma stavolta ho l’impressione che proprio non ci siano elementi che invitino all’ottimismo.

Come si fa ad essere ottimisti quando, in un’ipotetica classifica del girone di ritorno, ci collochiamo con i nostri otto punti al terzultimo posto, preceduti persino dall’Ascoli che però ha disputato due partite in meno?

Come si fa ad essere ottimisti quando, delle ultime dieci partite, ne abbiamo vinte soltanto due (Pescara in casa e Portogruaro fuori) perdendone in compenso ben cinque di cui due in casa?

Come si fa ad essere ottimisti quando abbiamo perso più di un terzo delle partite finora disputate, ovvero undici su trenta, specie se si pensa che lo scorso anno ne perdemmo dodici sì, ma in tutta la stagione? Specie se si pensa che solo il Vicenza, tra le squadre di alta classifica, ha fatto peggio di noi che ne abbiamo perse quante il Cittadella quintultimo ed il Frosinone terzultimo?

Come si fa ad essere ottimisti quando la differenza reti è negativa, quando abbiamo preso più di un gol a partita (trentasei!) il che ci rende, dopo il Grosseto che ne ha subiti trentasette, la peggiore difesa tra quelle delle squadre di medio alta classifica?

E soprattutto come si fa ad essere ottimisti quando, a parte qualche sprazzo qua e là, non si è mai vista un’idea di gioco? Quando il tecnico appare in confusione? Quando gli infortuni si susseguono? Quando i ragazzi vanno in campo con la paura? Quando parte del pubblico non aspetta altro che le cose vadano male per prendersela con questo o con quello?

Come si fa? Come si fa? Come si fa?

 

Sabato 12 marzo 2011. Mattina molto presto.

 

E invece, superata almeno in parte la delusione del momento (il che non vuol dire dimenticare il passato, ma semplicemente archiviarlo per guardare avanti), si scopre che qualche piccolo motivo per essere non dico ottimisti, ma quanto meno per mantenere un minimo di speranza, c’è ancora.
Intanto, per la serie a volte i numeri confortano, sono andato a buttare un occhio alla classifica di un anno fa, ovvero dopo la trentesima giornata del campionato 2009-2010.
Dopo aver perso ad Ancona alla ventinovesima (il che aveva fatto archiviare anche ai più ottimisti qualsiasi speranza di rimonta), il Toro si era riscattato vincendo a Modena e si era portato a quota 44 punti (3 in più di ora), frutto di 12 vittorie (una più di adesso), 8 pareggi (come quest’anno) e 10 sconfitte (una in meno).
Ma la cosa ancora più interessante è che la nostra posizione di classifica era molto simile, se non peggiore, rispetto a quella attuale. In testa c’era infatti il Lecce con 52 punti, seguito dal Sassuolo con 49, poi dal terzetto formato da Cesena, Brescia e Grosseto (48); venivano quindi il Cittadella e l’Ancona con 45 ed infine il Toro che, come detto, di punti ne aveva 44. Eravamo ottavi e fuori dalla zona play off per un punto. Esattamente come adesso.
Grazie ad un buon finale di campionato, anche se non eccezionale (per esempio il Cesena seppe fare meglio) riuscimmo a raccogliere 24 punti nelle ultime 12 partite il che ci permise di raggiungere il quinto posto superando il Grosseto, l’Ancona ed il Cittadella che a marzo ci stavano davanti.
Va detto, ad onor del vero, che all’epoca la promozione diretta era a soli 5 punti, mentre adesso i punti di ritardo dalla seconda sono ben 15. In altre parole: promozione diretta addio, play off ultima ed unica speranza.

La seconda ragione che, se non fossimo il Toro, ovvero la squadra che storicamente è portata a fare regali a tutti ed a resuscitare i morti, ci porterebbe ad essere un filo ottimisti è l’avversaria di oggi.
A questo punto invito gli scaramantici a toccarsi dove meglio ritengono opportuno (io lo sto facendo con la sinistra, mentre con la destra continuo a scrivere…). Possono farlo anche le donne, se vogliono, anche se ignoro i dettagli dei luoghi che potrebbero scegliere per toccarsi.
Sapete qual è, con soli cinque punti raccolti, la peggiore squadra del girone di ritorno?
Non ci sarebbe manco bisogno di dirlo: il Livorno, naturalmente.
Gli “amaranto” toscani sono anche gli unici che nel girone di ritorno hanno perso più di noi, anche se, ad onor del vero, cinque delle sei sconfitte totalizzate da metà gennaio ad oggi sono state raccolte nelle prime cinque giornate, ancora sotto la gestione Pillon.
C’è inoltre da segnalare che la difesa dei toscani si è comportata, nell’arco del campionato, esattamente come la nostra: anche loro, infatti, hanno subito la bellezza di trentasei reti. Non certo un fortino inespugnabile.
Occorre peraltro dire, e qui se credete potete smettere di toccarvi, che dopo l’Atalanta (sette vittorie), il Livorno è la squadra che, insieme col Novara e con la Reggina, ha raccolto il maggior numero di successi in trasferta (cinque). Se è vero che i “labronici” non vincono lontano dal “Picchi” da oltre due mesi (8 gennaio a Frosinone), è altrettanto vero che fuori dalle mura amiche hanno raccolto ben 19 punti (dei 40 totali), il che li conduce ad essere, limitatamente al rendimento esterno, la terza miglior squadra del campionato al pari del Varese e dietro l’Atalanta ed il Novara.

La terza ragione che mi spinge ad essere ottimista è data dall’arrivo del nuovo Mister.
Credo che lui conosca tutti i dati che ho elencato in precedenza e sia già al lavoro per cercare di interpretarli e magari di invertirne la tendenza.
Chi mi conosce è perfettamente al corrente della grande stima che nutro per Lerda, che apprezzo come uomo e come allenatore, non solo per la comune origine cuneese. Ma evidentemente così non si poteva più andare avanti e si rischiava di cadere sempre più in basso. Se mai l’errore è stato quello di non decidere questo ormai inevitabile cambio di rotta dopo la penosa sconfitta interna col Sassuolo di inizio febbraio. Naturalmente non c’è controprova, ma credo che se si fosse intervenuti all’epoca, adesso ci troveremmo con almeno un paio di punti in più.
Mister Papadopulo, sono sincero: lei non mi ha mai ispirato grande simpatia, e, per dirla tutta, ai tempi del Bologna ho provato una forte avversione sportiva nei suoi confronti. Ma ora lei è il nostro Mister e il passato conta poco o nulla. Inoltre non è di simpatia che abbiamo bisogno in questo momento, ma piuttosto di ritrovare coraggio ed un minimo di serenità. E soprattutto abbiamo bisogno di trovare quella continuità di risultati che finora non si è mai vista e senza la quale si rischia di rimanere fuori da tutto. Sono certo che questa non è una squadra di fenomeni, ma sono anche convinto che il nostro organico non sia da settimo o ottavo posto in B. Non sono un tecnico e non ho la bacchetta magica, ma forse per ritrovarci potrebbe bastare un minimo di logica nel gestire il gruppo e nel mettere gli uomini in campo.
In ogni caso, le auguro buon lavoro! Credo davvero che ne abbia bisogno.

Il bello del calcio è che quasi sempre offre la possibilità di riscattare subito le brutte figure. E di smentire in pochi giorni giudizi già scritti e negatività apparentemente assodate.
Ci restano ancora dodici battaglie da affrontare e la situazione è critica, ma non certo disperata
Non è finita! Non ancora. Ci sarà tempo per piangere se le cose dovessero andare male anche quest’anno. Ora credo sia ancora il momento di sperare. 
E di fare uno sforzo per tifare.

Ma adesso, ragazzi, andate in campo e fate di tutto per meritarci!

Forza Toro sempre, comunque ed ovunque!

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