Non è facile

Non è facile

di Silvia Lachello

Giovedì 5 maggio 2011

Caro Diario,

non è facile raccontarti di me, non è facile raccontarti del Toro.
Ci sono giorni in cui vorrei stare sola con i miei pensieri, ma non ci riesco.
C’è sempre troppo rumore, troppo… anche dove il silenzio dovrebbe farla da padrone.
Le gerarchie, quelle dello spirito, dell’anima,…

di Silvia Lachello

Giovedì 5 maggio 2011

Caro Diario,

non è facile raccontarti di me, non è facile raccontarti del Toro.
Ci sono giorni in cui vorrei stare sola con i miei pensieri, ma non ci riesco.
C’è sempre troppo rumore, troppo… anche dove il silenzio dovrebbe farla da padrone.
Le gerarchie, quelle dello spirito, dell’anima, dell’ineffabile, non contano più nulla, evidentemente, e il silenzio è un re tristemente e violentemente spodestato.
E’ morto il Re, viva il Re.
E’ morto il Toro, viva il Toro.

Venerdì 6 maggio 2011, notte

Caro Diario,

la scorsa notte non dormivo, ma non avevo voglia di tornare davanti al PC o di prendere un libro in mano.
Mi sono messa a pensare a qualsiasi pensiero potesse distrarmi dal percorso mentale che mi aveva accompagnata durante il giorno.
Boh.. forse vivo peggio il Seimaggio rispetto al Quattromaggio.
Anzi, no: li vivo diversamente e sono comunque dolori, sono comunque dolore.

Parlavo mentalmente fra me, me, me e me, e mi facevo domande a cui rispondevo.
Il solito casino: tutti contro tutti, un po’ come allo stadio (in alcuni momenti).
Poi ho spostato l’attenzione sui rituali, sui rituali in genere.
E pensavo che ogni rituale non va mai spogliato di alcuno dei suoi componenti, altrimenti si trasforma in qualcos’altro.
Un po’ come i Baccanali: togli il vino oppure il momento orgiastico e non sono più ciò che intendevano essere.
Un po’ come una commemorazione funebre: togli il silenzio oppure la possibilità di porre un fiore dinanzi ad una lapide e non è più ciò che intendeva essere.

Chissà che cos’era la città di Torino, il giorno dei Funerali… nonostante lo squarcio, nonostante i mezzi di comunicazione fossero quelli che erano, si erano trovati tutti lì.
Per lo stesso motivo, con lo stesso contegno, nello stesso momento, sullo stesso baratro.
Pensa che cosa sarebbe vedere lo stesso numero di persone festeggiare in centro… veramente basterebbe anche un centesimo di quella folla… un centesimo per i tuoi pensieri, Silvietta… a che cosa sto pensando? Sto pensando che ho una voglia smisurata di vincere, ma non adesso, non adesso perché… da qualunque visuale lo si guardi, il Toro fa acqua, fa acqua da tutte le parti.
E non è pioggia: la pioggia mi piace, l’acqua gettata via no.

Sabato 7 maggio 2011, Siena-Torino 2-2

Caro Diario,

mamma mia, che diluvio.
E’ sempre la solita questione: ma davvero pensiamo di andare in serie A così? E a far che cosa, di grazia?
Mia figlia, guardando gli ultimi dieci minuti di partita, mi ha chiesto: “Perché non giocano più?”
“Fanno melina”, le ho detto.
“E che cosa c’entra la frutta?” mi ha risposto.
Non sapevo se ridere o se piangere.

I numeri, a volte, sono ingannevoli e, alla fine della fiera, ci siamo ritrovati ad essere quinti invece che sesti.
Com’è, allora, che sento un giramento vorticoso dell’anima?
Non lo sai? Che noia… allora te lo spiego: non dura.

Domenica 8 maggio 2011

Caro Diario,

che cosa ti avevo detto? Siamo di nuovo sesti.
Che noia…

Lunedì 9 maggio 2011

Caro Diario,

più passa il tempo e più fatico a liberarmi dalle ‘scorie’ dal rituale Superghiano.
Mi avvicino al Quattromaggio con il fremito del “succede di nuovo”, scrutando il cielo in cerca di pioggia, poi arriva l’ora fatidica ed infine finisce.
Come un’onda.
Anche l’onda più alta e impetuosa finisce per infrangersi sulla battigia o sugli scogli e… non fa più paura.
Scusa se mi ripeto, ma… 1) non mi piace – COMUNQUE – soffrire troppo a lungo, 2) non c’è limite al meglio e un meglio ci sarà (è da qualche parte: deve solo trovarCI, noi probabilmente non lo stiamo cercando).
E se non mi piace soffrire bla bla bla e credo sempre in questo maledetto MEGLIO che tarda ad arrivare… che cosa ci sto a fare qui?
Tifo Toro.
E mi affaccio a guardarlo sul campo.
Come facevo da bambina
Con la stessa, identica e immutabile, curiosità.
E’ così difficile da capire?
Forse è difficile da spiegare, ma se lo capisci… ci sei dentro e nulla ti farà cambiare strada.
Nulla.

Martedì 10 maggio 2011

Caro Diario,

hai capito che sono confusa e perplessa? E che ho ancora voglia di vedere come va a finire? E che non mi importa di stare male, ma proprio male, tanto male? E che non ho tanta voglia di scrivere? O di parlare? O di spiegare?
Ti chiedo solo di lasciarmi essere quella che sono: me.
Punto e basta.
Così come io lascio… santaddea, ti sto parlascrivendo come se tu fossi un essere umano.
Oh be’… a volte c’è più umanità in un foglio che… vabbe’, lasciamo stare.
Maledetto/benedetto Toro: only you and you alone can thrill me like you do.
And that’s all, folks.

Poi ti devo raccontare di quell’anziana tifosa Granata che è quasi infastidita dall’annuale celebrazione della Tragedia perché, come dice lei, “abbiamo già sofferto troppo e rinnovare la sofferenza non fa bene a nessuno”, ma di Granata come lei, sinceramente, non ho mai incontrato nessuno. Tante teste, tante idee, un unico colore. Speriamo che non finisca per sbiadire del tutto…

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