Nulla da dire

Nulla da dire

di Silvia Lachello

Giovedì 10 marzo 2011, notte fonda

Caro Diario,

conosci Gigi Meroni? Conosci i Beatles? Io pensavo di conoscerli piuttosto bene.
A volte si pensa di sapere tutto tutto tutto di qualcuno o di qualcosa e poi… e poi si fanno incontri.
Incontri non casuali, incontri voluti.
Si esce, una sera, per andare a vedere tre (poco) loschi…

di Silvia Lachello

Giovedì 10 marzo 2011, notte fonda

Caro Diario,

conosci Gigi Meroni? Conosci i Beatles? Io pensavo di conoscerli piuttosto bene.
A volte si pensa di sapere tutto tutto tutto di qualcuno o di qualcosa e poi… e poi si fanno incontri.
Incontri non casuali, incontri voluti.
Si esce, una sera, per andare a vedere tre (poco) loschi figuri che sono avvezzi a stare su un palcoscenico.
Uno di essi racconta, racconta con la voce la storia di Gigi e lo fa partendo dalla fine.
Gli altri due raccontano, raccontano con le chitarre e il canto brani (per nulla casuali, assolutamente causali) dei Beatles.
Io non riesco a spiegarti bene che cosa ho visto e sentito.
So, però, dirti che ho avuto la netta percezione della possibilità di imparare SEMPRE qualcosa di nuovo.
Loro tre si chiamano Marco Peroni, Mario Congiu e Mao Gurlino. Insieme hanno il nome di “Le Voci del Tempo”, lo spettacolo che hanno messo in scena si chiama “So much younger than today” ed è dedicato a Gigi Meroni.

Ma non è solo questo, non è solo questo… è che, anche se non sono particolarmente attratta da eventi, opere, film, nonsoche con il lieto fine… be’, per una volta la storia di Gigi è andata per il verso giusto. Anche se il tempo scorreva al contrario. E poi… e poi è stato dato il giusto senso a “Help!”. C’è il punto esclamativo in fondo: è un grido di aiuto. Quella dei Beatles non è una canzonetta, è un forte, disperato, inesorabile grido di aiuto.
Grazie, MarcoMarioMao, per aver messo il punto esclamativo al suo posto, grazie di cuore… grazie, MarcoMarioMao, per essere garbati, per non urlare, per riuscire a farvi sentire fino in fondo.

Venerdì 11 marzo 2011

Caro Diario,

tutti a dire che l’undici è un numero maledetto.. che due bimbumbam… a me l’undici piace, è il mio numero preferito.
E i numeri sono privi di colpe.
Non è colpa del numero undici se il Giappone è stato sconquassato, ma alcuni media, invece di spiegare che cosa è successo in uno dei paesi più interessanti del mondo, raccontano che si tratta de “la maledizione del numero undici”.
Annamo bbene…

Sabato 12 marzo 2011, Torino FC-Livorno 0-2

Caro Diario,

risultato all’inglese.
Una fra le poche cose che non mi piacciono del Regno Unito.
Soprattutto quando tocca a noi.
Quando tocca a noi prendercele.
E vabbe’.
Che cosa devo dire?
Nulla.
Perché non ho nulla da dire.
Ma proprio NULLA.

Domenica 13 marzo 2011

Caro Diario,

non ho nulla da dire anche perché, obiettivamente, dopo aver visto le immagini del terremoto in Giappone… c’è qualcosa da dire?
No, grazie.

Martedì 15 marzo 2011

Caro Diario,

parlavo con Laura, poco fa.
Ci accomunano le radici.
No, non quelle degli alberi anche se… anche se sono convinta che anche Laura, ogni tanto, abbraccia gli alberi come faccio io. Glielo chiederò la prossima volta in cui ci vedremo.
Lei per alcuni motivi, io per altri, non siamo rimaste poi tanto ‘sconvolte’ dalla sconfitta di sabato.
Sai, a volte la vita ti mette di fronte a realtà più grandi, a scenari complessi, così polimorfi da non lasciare spazio alla partita del sabato.
E chi se ne frega della partita… era una partita, è finita come non volevamo che finisse.
Ma eravamo state con gli Amici, avevamo una casa in cui tornare, persone a cui voler bene, gatti da accarezzare, un piatto in cui mangiare.
Le nostre radici, le radici di Laura e mie, sono una conoscenza di lunga data (con alcuni lustri di perdita di vista… ci siamo ritrovate: bene!), il Toro (no, non quello che scende in campo, l’IDEA, l’IDEA del Toro… be’, sì: anche quello che scende in campo, uff…), l’attenzione per il prossimo, la cura del passato.
Il passato… sai, l’altro giorno i bambini mi hanno chiesto come si chiamavano i miei nonni. E poi i miei bisnonni. E poi i miei trisnonni… oh, cavoli… qui mi sono impantanata: non mi ricordavo tutti i loro nomi.
Conosco a memoria i testi di quasi tutte le canzoni dei Beatles, ma non mi ricordo i nomi dei miei trisnonni.
Eppure è anche grazie a loro se io sono qui e se sono così, come sono… il bagaglio della loro esistenza perduto per sempre, se non in qualche particolare smorfia del mio viso che io, però, non so associare a nessuno se non a me stessa. Eppure… eppure mi capita spesso di vedere nei miei figli un qualcosa dei miei nonni e in quei momenti il passato non è più perduto, il passato diventa la mia immortalità, il mio esserci quando non ci sarò più.
Meritano di più.
Meritano di più invece di essere dimenticati.
Tutti meritano di più.
Le radici meritano di più: prendiamocene cura, con tutta la fatica che ciò comporta.
E il Toro? Il Toro è la mia squadra, è una grande fetta d’Amore e l’Amore… be’, c’è o non c’è.
Va bene così.

Poi ti devo raccontare che io sono fortunata perché tifo per una squadra che mi fa girare le cosiddette, ma sai una cosa? E’ bello avere motivi per cui incazzarsi fino a tirare pugni nel muro: finché ce ne sono, significa che sono viva e che posso aspirare ad avere anche momenti.. diversi.

Approfondimenti:
– Le Voci del Tempo: http://www.levocideltempo.it/
– “Gigi Meroni Il Ribelle Granata” di Marco Peroni e Riccardo Cecchetti, ed. Becco Giallo
– The Beatles: tutto.
– Terremoto in Giappone: http://www.abc.net.au/news/events/japan-quake-2011/beforeafter.htm (per rendervi MEGLIO conto di che cosa si tratta)

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