Rosina accende la luce

Rosina accende la luce

di Fabiola Luciani

 

“Chi vuol esser lieto sia, di doman non v’è certezza”: … del domani può darsi, ma su ieri invece non ci sono dubbi.
GDB si porta avanti, ci prova e finalmente trova gioco e risultato e sotto il suo albero di natale, comincia a sentir profumo di panettone, che  prima aveva un vago sapore…

di Fabiola Luciani

 

“Chi vuol esser lieto sia, di doman non v’è certezza”: … del domani può darsi, ma su ieri invece non ci sono dubbi.
GDB si porta avanti, ci prova e finalmente trova gioco e risultato e sotto il suo albero di natale, comincia a sentir profumo di panettone, che  prima aveva un vago sapore rancido: lui forse non lo sa, ma la marca è prestigiosa: è un Motta addobbato di rosine e stelloni.

Certo che è un mestiere difficile quello del tifoso Granata. Fai tutte le tue cosine per bene, riordini la giornata per sublimare la partita, chiudi i boccaporti col mondo e stacchi quella protesi della vita che si chiama computer.
Vai a Catania e perdi. Poi arriva il Milan dei miracoli, che non perde e non prende goal, e in più graziato di continuo da rigori viziati dai tuffetti di Kakà. I giornali svendono paura e frustrazioni a buon mercato, e ti convinci che con il ritorno lampo dei brasiliani ed il rientro di Pirlo ci faranno a pezzi. E invece non succede.
Considerando il valore degli avversari, è stata la miglior partita del Toro.
Quei baldi giovanotti in maglia granata hanno tenuto il campo e lottato, senza pennelloni in area, senza funamboli o giocolieri brasiliani, senza quelle giocate che sbagliamo apposta per valorizzare il gioco, senza la fortuna che ci sfotte e finalmente senza i soliti orrori arbitrali che ci perseguitano.

Vado a letto ma l’adrenalina mi cola dal naso e il sonno si attarda a discutere con la fantasia.
Provo a contare le pecore che saltano lo steccato, ma invece vedo 11 Tori che assaltano la preda.
Mi ha colpito la personalità di Natali, attento e rassicurante, caratteristiche che nella nostra difesa mancavano dal paleolitico.
Penso a Dzemaili, un guerriero dall’animo gentile, che sminuisce i suoi tiri dalla distanza declassandoli a " semplici gesti provati in allenamento". Misuro l’ardita parabola sinusoide dello svizzero, e la sua sfrontatezza nel voler punire Abbiati, reo di esser diventato un portiere appena partito da Torino.
Mi appare Rosinaldo e, nel tempo in cui lui ruba la palla si guarda intorno decide il lancio e lo esegue, io riesco a malapena a battere le ciglia.
Mi sconvolge l’idea che Rosina, in serie A, non abbia mai sbagliato un rigore, anche se io ho sempre evitato di guardarlo quando li calcia: la cabala è cabala, e tapparsi gli occhi è un pedaggio doloroso ma necessario. Se poi Ale i rigori addirittura se li procura, temo che dovrò voltarmi ogni volta che ha la palla nei piedi, ma che vita sarebbe?
D’altra parte, anche lui si gira ogni volta che ha la palla, e chi lo marca non ha ancora capito in che modo lo faccia. Ci mette tre millesimi di secondo, il tempo di sbattere le ciglia nell’etere, e la sua consueta finta è oggetto di studio alla Scuola Radio Elettra di Coverciano.
Gli mancherà il colpo di testa, ma ha un “uno-due” di piede che fa spavento.
Sorrido ad Abbruscato, perché insieme ai due pelati sono l’unico ricordo che ho della B, e se mordevano col Catanzaro, ieri hanno ruggito contro il Milan.
Cerco Barone ma è ancora imprigionato nell’album Panini con la maglia della nazionale, e vorrebbe cambiare pagina, ma ancora non ci riesce.
Vedo Colombo che sale sulla bilancia e pretende il suo peso in oro, ma il ragazzo è gracilino e il contrappeso non brilla: e poi, spillare quattrini a Pozzo è più difficile che fregare Cairo.
GDB ha passato la domenica mattina a caricare le pile a Bianchi, ma deve averle confuse con quelle di Stellone. Il pelato è stato nuovamente straordinario, e non solo con la capoccia con il quale ha infilzato la difesa del Milan, ma soprattutto per la voglia e la costanza, due attributi che comunque non gli erano mai accostati come carenze. Un vero demonio che sgusciava fra i diavoli, e in quell’inferno era molto più cattivo lui.
La specialità del Toro di ieri era la palla a terra e perfino Sereni si è adeguato: nelle parate al suolo è un fenomeno mentre, per quelle in quota, aspetta l’esito della vertenza Alitalia.
Nel trambusto non vorrei ci si dimenticasse di Rubin; vabbè che è piccolo, non disturba, non sporca e mangia pochissimo, ma vederlo in campo mi riempie il cuore, perché rappresenta il nostro futuro.

Mi prendo l’ultimo caffè già sapendo che sarà il penultimo, e tra il fumo e l’aroma mi appare Bianchi, ancora in viaggio dalla terra di Albione, e il suo unico bagaglio somiglia al nostro: si chiama riscatto.
Arrivano le ansie, in ritardo ma arrivano. Ecco le truppe cammellate dei rimpianti, con Catania,  Sampdoria e Cagliari; ecco la flotta delle paure, con la classifica manipolata da una cupola emergente; ecco le squadriglie della sfiga, perché il disco del rigore è diventato una botola e la traversa ha raddoppiato il suo spessore.
Mi guardo allo specchio e conto le rughe: sono 102 nonostante la giovane età, e se ne sta formando una nuova a forma di “A”, ma forse non è una ruga, è una voglia … di rimanerci.
Poi, sfinita dalle emozioni, cedo a Farina con la maglia del Toro … caspita, abbiamo comprato anche lui?
Forza Toro al di là del tempo e dello spazio.

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