Sesso e Toro, un binomio inconciliabile

Sesso e Toro, un binomio inconciliabile

di Guido De Luca

E’ il secondo tempo di Siena-Torino. Sto vedendo la partita in uno dei più squallidi pub della città la cui fortuna è di avere il maxischermo e l’abbonamento alla pay per view. Tra hamburger, patatine fritte e coca cola scorre sereno il pomeriggio. Asta e Artistico hanno chiuso la partita già nel primo tempo ed è una goduria assistere annoiati al secondo per…

di Guido De Luca

E’ il secondo tempo di Siena-Torino. Sto vedendo la partita in uno dei più squallidi pub della città la cui fortuna è di avere il maxischermo e l’abbonamento alla pay per view. Tra hamburger, patatine fritte e coca cola scorre sereno il pomeriggio. Asta e Artistico hanno chiuso la partita già nel primo tempo ed è una goduria assistere annoiati al secondo per l’assenza totale di azioni degne di nota. Con gli amici si parla già del prossimo turno con il Chievo e della possibilità concreta di ritornare in serie A dopo un inizio stentato di campionato. Ad un certo punto mi squilla il cellulare. L’imprecazione è d’obbligo perché chiunque mi conosca un minimo sa che non è bene disturbarmi durante la partita. Rispondo incuriosito e dall’altra parte mi sorprende una voce femminile:
“Ciao, come va?”
“Bene, ma chi sei?”

“Chi sono? Ti sei già scordato di ieri sera?”
Divento paonazzo e i miei amici si accorgono che c’è qualcosa di strano.
“Alessandraaaa, nooo che non mi sono scordato di ieri sera. Allora… tutto bene tu?”
“Sì, ma dove sei? Ti disturbo?”
“Noooo, che non mi disturbi, sto guardando una partita al pub”
“Ah, ma che partita c’è?”

“Una partita di calcio, sta giocando il Toro, ma dimmi  pure…tu dove sei?”
“Io sono a casa di mia nonna a Torino, e tra poco la mia nonnina va a fare la spesa con mia madre e non rientreranno prima di cena. Io rimarrò qui da sola e mi chiedevo se…ci potevamo vedere…”

Mi agito! Alessandra è una conoscente di lavoro, diciamo così; è donna in tutto e per tutto e ci sa fare. Non ci sono occasioni per vedersi spesso, anche se il sabato sera precedente ci siamo incontrati ed è finita bene. Nel senso che si è invaghita ed è risultata essere particolarmente disponibile ad una conoscenza sempre più intima. Sarà stato l’avvenimento che mi ha scombussolato, ma mi era salita la febbre e non avevo avuto la lucidità necessaria per assaporarmi il momento. Ora, mi chiama a distanza di poche ore, durante la partita di pallone. Mi domando se sia mai possibile che i momenti di godimento si debbano accavallare tra loro e io debba essere sempre costretto a scegliere. Una cosa simile mi era già successa la sera in cui il Torino vinceva la Coppa Italia a Roma. E’ una tortura! Vince il Toro a Siena senza patimenti (una rarità), posso trascorrere gli ultimi minuti della partita senza contorcermi dall’ansia (altrettanto raro), divertendomi con i miei amici, e mi aspetta al varco un’opportunità irrinunciabile alla quale non sono preparato mentalmente. Non sono nemmeno tanto presentabile. Puzzo di fumo, sebbene io non sia un fumatore, e di fritto. Tergiverso un attimo. Poi penso alle sua gambe lunghe e alla femminilità che emana questa ragazza, ma penso soprattutto ai tempi in cui ero adolescente e non vedevo l’ora di essere un po’ più adulto per vivere un’occasione del genere. La sera prima per di più ero annebbiato da un insolito attacco influenzale. Insomma, non mi potevo tirare indietro. La domenica stava assumendo dei contorni assolutamente inaspettati e inimmaginabili: un evento da segnare sul calendario: 1 aprile 2001.
“Ehm, si che ci possiamo vedere. Dammi l’indirizzo che ti raggiungo, ma non prima di una mezz’ora” Sbircio l’orologio, mancano ancora venti minuti alla fine della partita, ma non posso tradire il Toro. Devo vederlo sino alla fine, perché, se così non fosse, avrei il timore di subire una punizione divina. Magari il Siena che pareggia incredibilmente negli ultimi minuti. Sono paranoico, lo so, ma è così e non ci posso fare niente.
“Sono in Borgo Vittoria, l’indirizzo è…”
Memorizzo velocemente l’indirizzo e realizzo subito che, per essere puntuale, dovrò attraversare la città da un capo all’altro in 10 minuti quando ce ne vorrebbero almeno venti. Impreco tra me e me.
“Ok, sarò lì non più tardi di una mezz’ora; a dopo”.
Termina la partita, saluto gli amici con un’improbabile scusa, tanto avevano già capito tutto e un po’ mi sfottono e un po’ mi invidiano, salgo in auto e, grazie allo scarso traffico della domenica, riesco pure ad essere puntuale.
Il resto è da psicanalisi.  Sarà che il Toro mi scarica le pile, sarà che non sono abituato a fare il viveur, ma non va tanto meglio della sera prima. Fondamentalmente me ne frego; lei sembra un po’ delusa, nota che non sono particolarmente coinvolto e questo la rende ancora più agguerrita. Le donne sono così, diceva mio nonno: più le tratti con distacco e più si affezionano (mi perdonino le lettrici del gentilsesso); ma come spiegare a questa fanciulla che io ho ancora la testa al Toro e nonostante la trovi assolutamente intrigante e piacevole, non vedo l’ora di tornare a casa e di fare i calcoli sulla prossima giornata di campionato, classifica alla mano? Sono felice per l’insolita domenica di passione, ma la legge del contrappasso è lì dietro l’angolo. A causa del Toro da lì a poco cambierà la mia esistenza, conoscerò un’altra donna, (la donna della mia vita!) e adesso quando mi squilla il cellulare è perché è lei che mi chiede quando finisce la partita per poterla aiutare a cambiare il pannolone ai nostri bambini nonché, mi auguro, futuri tifosi del Toro.

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