Siena-Toro

Siena-Toro

 

di Giacomo Serafinelli

Buongiorno Toro…che sapore hanno le trasferte? Senz’altro quello dell’amicizia e della passione.

Ritrovare vecchi amici, conoscere nuovi fratelli delle più svariate parti d’Italia, parlare di Toro e della propria vita, dei piccoli e grandi problemi che col calcio non c’entrano proprio niente.

A Siena una sincera giornata di sole, forse la prima dall’inizio della…

 

di Giacomo Serafinelli

Buongiorno Toro…che sapore hanno le trasferte? Senz’altro quello dell’amicizia e della passione.

Ritrovare vecchi amici, conoscere nuovi fratelli delle più svariate parti d’Italia, parlare di Toro e della propria vita, dei piccoli e grandi problemi che col calcio non c’entrano proprio niente.

A Siena una sincera giornata di sole, forse la prima dall’inizio della primavera, ha visto accorrere circa cinquecento tifosi granata dalla Maremma, da Viterbo, da Napoli, da Roma, da Torino e ovviamente da Siena.

Ognuno aveva il suo compito, c’era chi si occupava di rifocillare la truppa e chi di dissetarla, mentre alla spicciolata arrivavano tutti i gruppi e si affacciavano al banchetto delle vivande.

Ho perso il conto di quanti salumi e forme di formaggio siano terminati in pochissimi minuti, ovviamente bagnati da vino rosso toscano. Del resto per sostenere la squadra bisognava essere in forze, mica si poteva cantare a stomaco vuoto!

I minuti che precedono l’ingresso allo stadio sono sempre bellissimi, e Siena non ha fatto eccezione.

E’ meraviglioso sentire che la tensione positiva cresce, quella tensione che ti farà cantare fino a perdere la voce, imprecare ad un gol subito ed esultare abbracciando qualunque sconosciuto ti capiti accanto al momento del gol del Toro. È stupendo vedere le bandiere carezzare l’aria: ognuna di esse  si differenzia dall’altra per qualche particolare ed ha una storia più o meno lunga e avventurosa.

Io provo un’emozione struggente ogni volta che vedo una bandiera scolorita, magari con un lembo un po’ strappato e un Toro diverso da quello attuale. immagino quanti stadi abbia salutato col suo fluttuare sorretta da mani orgogliose, mi vengono in mente le gesta di generazioni di giocatori che hanno corso sotto la sua ombra. Penso che è un vessillo glorioso. Un vessillo del Toro. E mi sento fiero di far parte di questa famiglia.

Voglio dedicare questo cappuccino ad un fratello, compagno di tante battaglie dalle tinte granata,

attualmente ricoverato all’ospedale.

Forza G., ti aspettiamo di nuovo in mezzo a noi!

 

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