Toro e mercato estero

Toro e mercato estero

di Walter Panero

Domenica 21 settembre 2008. Terza giornata di campionato. Allo Stadio Olimpico di Torino si affrontano oggi il Toro di De Biasi e l’Inter campione d’Italia in carica allenata da José Mourinho. L’uomo dell’altoparlante ha appena letto le formazioni delle squadre che tra poco scenderanno in campo. Seduto come sempre al solito posto in Curva Primavera,…

di Walter Panero

Domenica 21 settembre 2008. Terza giornata di campionato. Allo Stadio Olimpico di Torino si affrontano oggi il Toro di De Biasi e l’Inter campione d’Italia in carica allenata da José Mourinho. L’uomo dell’altoparlante ha appena letto le formazioni delle squadre che tra poco scenderanno in campo. Seduto come sempre al solito posto in Curva Primavera, in compagnia di mia moglie e dei soliti amici, sto per completare tutti i riti scaramantici che in genere svolgo prima dell’inizio di ogni match casalingo. Mentre mi sistemo per l’ennesima volta la sciarpa, mi capita di ascoltare la conversazione tra un signore sulla quarantina e il suo figlioletto che avrà sui dodici anni. Ne riporto qui alcuni passaggi significativi:

Figlio: “Papà, hai sentito le formazioni di oggi? L’Inter, come al solito, schiera dieci stranieri in campo (e ne ha altri cinque in panchina), mentre il Toro giocherà con un solo straniero, Saumel. Anzi! Tu mi avevi detto che non doveva esserci manco lui e che avremmo messo in campo undici giocatori italiani. Incredibile, no?”

Padre: “Già. Ti sembra strano, eh? Eppure pensa che, quando avevo più o meno la tua età, scendere in campo senza stranieri era assolutamente normale”

Figlio: “Ma va là! Non ci posso credere….”

Padre: “E invece è proprio così. Quando torniamo a casa, vai a rileggerti la formazione del Toro campione d’Italia nel 1976….e vedrai se non ho ragione….”

Figlio: “E’ vero! Me la ricordo benissimo. Me l’hai fatta imparare a memoria insieme a quella del Grande Torino, quando avevo tre anni. Cavolo! Non ci avevo mai pensato. Che strani tempi però. Forse il campionato italiano era un po’ noioso senza stranieri, non pensi?”

Padre: “Noioso? Non direi proprio. Intanto il nostro Toro lottava sempre per le prime posizioni. E poi il fatto di poter far giocare solo italiani dava molto più fascino alle partite internazionali: chi amava il calcio aspettava con ansia il mercoledì delle Coppe Europee (si giocava solo di mercoledì, mica come adesso che giocano sempre) e le partite della nostra Nazionale, perché erano le uniche occasioni per veder giocare i fenomeni dell’epoca. Gente come Maradona, Zico, Rummenigge, Platini o Keegan. Sapevi a mala pena che faccia avessero. E vederli giocare, magari contro la tua squadra, ti faceva tremare le gambe. Tra l’altro, per quelli della mia generazione (che non ricorda la precedente ondata di calciatori stranieri in Italia), era assolutamente normale che nel campionato italiano giocassero solo Italiani. Ancora ricordo quando, agli Europei dell’80, proprio non riuscivo a capire perché Kevin Keegan, che giocava in Germania con l’Amburgo, militasse nella nazionale inglese e non in quella tedesca…”

Figlio: “Ma dai! Ora è tutto così normale….e dimmi….quando arrivarono gli stranieri in Italia?”

Padre: “Proprio alla vigilia degli Europei italiani del 1980, per ridare al nostro campionato un minimo di interesse a seguito del primo scandalo scommesse che aveva sconvolto la stagione precedente con le retrocessioni d’ufficio di Milan e Lazio, si decise di riaprire parzialmente le frontiere permettendo alle sole squadre di serie A di acquistare un solo calciatore straniero. Fu, almeno per noi che eravamo ragazzini, un evento epocale e memorabile. Tanto che ancora oggi, quasi trent’anni dopo, sono in grado di ricordare uno per uno i nomi degli stranieri che arrivarono in quella stagione. Roba che oggi sarebbe assolutamente impossibile. Secondo me, manco i più accesi tifosi interisti sono in grado di citarti tutti gli stranieri della rosa nerazzurra.”

Figlio: “Non ci credo! Non è possibile che te li ricordi proprio tutti….mi gioco un gelato che non ce la fai….”

Padre: “E invece li so proprio tutti. Anche perché erano solo undici, quasi la metà di quelli che ha oggi l’Inter in rosa. E secondo me, se chiedi un po’ in giro, vedrai che molti di quelli che hanno più o meno la mia età sono in grado a loro volta di elencarteli ad uno ad uno, citando anche le squadre in cui militavano. Comunque accetto la tua scommessa….te li dico e poi a casa andrai a controllare sul mio vecchio album di figurine che tengo in un cassetto con tutti i miei ricordi calcistici e sportivi”

Figlio: “ Solo undici?? Pazzesco! Comunque ti ascolto…mi hai davvero incuriosito….”

Padre: “Allora…vado in ordine alfabetico per squadra….così non me ne dimentico nemmeno uno. Parto dall’Ascoli che quell’anno non prese stranieri. Tanti ricordano il giovane ivoriano Francois Zahoui che però arrivò nel club marchigiano solo all’inizio della stagione successiva. L’Avellino prese il brasiliano di colore Juary , quello che dopo ogni gol esultava facendo un giro intorno alla bandierina. Dopo due ottime stagioni passò niente meno che all’Inter, dove però non sfondò. Quindi fece una stagione all’Ascoli e una alla Cremonese, lasciando infine l’Italia per accasarsi al Porto dove vinse una Coppa Campioni nel 1987 segnando addirittura un gol nella finale col Bayern. Ora fa il commentatore televisivo su Conto Tv. Il Bologna acquistò un altro brasiliano: Eneas de Camargo che pativa troppo il freddo e tornò in Brasile a fine stagione, morendo prematuramente nel 1988 in seguito ad un incidente stradale. La Fiorentina puntò tutto (avendo una sola possibilità era importante non sbagliare lo straniero) su Daniel Ricardo Bertoni, campione del mondo con l’Argentina nel 1978, che rimase in viola per quattro stagioni, sfiorando lo scudetto nel 1982. Passò poi al Napoli e quindi all’Udinese. L’Inter scelse il centrocampista austriaco Herbert Prohaska che avrebbe poi vinto lo scudetto nella Roma di Liedholm.  La gobba invece optò per l’irlandese Liam Brady: col suo contributo, sempre un po’ sottovalutato, i bianconeri rubarono due scudetti, uno alla Roma e uno alla Viola. Brady  passò poi al Doria, all’Inter e concluse la sua lunga esperienza italiana all’Ascoli. Il Napoli fece le cose in grande acquistando Ruud Krol, già difensore centrale (all’epoca si diceva “libero”….) del grande Ajax e capitano della Nazionale Olandese. Krol divenne un idolo della tifoseria locale rimanendo in azzurro fino al termine del 1984, quando già il San Paolo si preparava ad accogliere Maradona. Il Perugia, perduto Paolo Rossi coinvolto nel calcio scommesse, acquistò l’argentino Elio Sergio Fortunato che si rivelò un oggetto misterioso, mentre la Pistoiese….”

Figlio: “La Pistoiese???”

Padre: “Sì la Pistoiese, neo promossa allenata da Lido Vieri e con un certo Marcello Lippi in campo, puntò sul giovanissimo e sconosciuto brasiliano Luis Silvio Danuello che però fallì miseramente e passò alla storia come il bidone per antonomasia del nostro calcio. Mancano ancora la Roma, che fece forse il colpo migliore con Paulo Roberto Falcao, che pur non essendo conosciutissimo, si rivelò un grandissimo campione grazie al quale i giallorossi gettarono le basi per lo scudetto di due anni dopo. E l’Udinese che ingaggiò dal Colonia il tedesco Neumann, il quale passò poi al Bologna. Le altre squadre di A decisero per quell’anno di non puntare sui giocatori stranieri.”

Figlio: “E il Toro? Niente stranieri?”

Padre: “ Ho lasciato volutamente il Toro per ultimo. La nostra squadra, in fase decadente dopo lo scudetto del 1976 e dopo la fantastica stagione successiva chiusa al secondo posto, aveva assolutamente bisogno di un “libero”, perché quel ruolo risultava scoperto dopo il passaggio di Roberto Caporale al Napoli all’inizio della stagione precedente. Onofri, preso dal Genoa per sostituirlo, si era rivelato inadeguato e tornò ai rossoblu. Marco Masi era ancora troppo giovane. Mentre Zaccarelli, che sarebbe stato decisamente il migliore in quel ruolo, preferiva essere schierato a centrocampo perché riteneva di avere più speranze di giocare in Nazionale come centrocampista che da “libero”, ruolo in cui Scirea era titolare inamovibile. Solo più tardi, Zac si convinse che quello di “libero” era il ruolo della sua maturità e quando decise, negli ultimi anni della carriera, di schierarsi alle spalle dei difensori, risultò per un paio di stagioni uno dei migliori giocatori del nostro campionato.
Per colmare la lacuna che ti ho citato, il presidente Pianelli decise allora di puntare sul mercato estero. Sicuramente, il migliore al mondo in quel ruolo era all’epoca il non più giovanissimo Ruud Krol che però costava troppo e, come ho già detto, finì al Napoli. Di conseguenza, la soluzione fu quella di scegliere il giocatore che, a detta degli esperti, più gli si avvicinava, ovvero il suo sostituto nella Nazionale olandese. Era titolare nel Feyenoord, aveva i baffetti ed un cognome piuttosto buffo, che suscitò subito l’ilarità dei tifosi delle squadre avversarie: si chiamava Michael Antonius Bernardus van de Korput….”

Figlio: “Beh….in effetti…non avevano tutti i torti…..era forte almeno ‘sto olandese?”

Padre: “Insomma….non era certo Krol…e non gli si avvicinava neppure….nel primo turno di Coppa Uefa contro i belgi del Molembeek rischiò di farci eliminare con un autogol a pochi minuti dalla fine. Per fortuna ai supplementari ci penso Ciccio Graziani a segnare il gol della qualificazione. Insomma, il mister di allora Ercole Rabitti si rese conto che il giovane “tulipano” (era nato a Wagenberg il 18 settembre del 1956) era abituato a giocare nelle difese schierate a zona e non si adattava affatto a fare il “libero” in un calcio, come quello italiano di allora, ancora troppo legato alla classica marcatura a uomo. Il tecnico, poi sostituito da Cazzaniga, decise allora di schierare Van de Korput sulla fascia come fluidificante o come terzino di marcatura, con risultati discreti. Tanto che l’olandese venne confermato dal nuovo mister Giacomini nella stagione successiva (con Zaccarelli libero) e da Bersellini in quella 1982-83 in cui il Toro acquistò finalmente un libero di ruolo, ovvero Galbiati dalla Fiorentina”

Figlio: “Allora mi stai dicendo che, pur non essendo un fenomeno, non era neppure così scarso”

Padre: “Scarso non direi….in tre stagioni giocò comunque 102 partite nel Toro di cui 72 in campionato (con un gol al Verona), 26 in Coppa Italia (di cui due finali), e 4 in Coppa Uefa. Tornò al Feyenoord per la stagione 1983-84 e vinse il campionato;  quindi passò al Colonia dove chiuse bruscamente la sua carriera per un grave infortunio. Ho letto di recente  che, da quel momento, lui, figlio di un operaio metallurgico, si è allontanato dal calcio, guadagnandosi da vivere facendo vari mestieri: fattorino, bidello, commesso ed ora impiegato. Da qualche tempo uno dei suoi due figli lo ha anche reso nonno”

Figlio: “Quante cose…..quante cose che non sapevo, papà….era proprio un altro calcio, quello….ora ci sono tutti questi fenomeni stranieri, ma chissà quanti di questi giocatori saprò ancora ricordarmi, non dico tra venti o trent’anni, ma tra cinque anni. Mi sa che hai vinto tu la scommessa, ti ricordi troppe cose e credo che non andrò neanche a controllare sull’almanacco….ma com’è che siamo arrivati a dare spazio a tutti questi stranieri?

Padre: “Nella stagione 1983-84, si decise di aprire al secondo straniero. E, secondo me, fu una cosa positiva perché fece sì che fenomeni come Maradona, Zico, Platini, Cerezo e Rummenigge, che noi sognavamo soltanto sulle figurine dei mondiali, potessero giocare nel nostro campionato. Dal 1988-89 si allargò al terzo straniero, che tutto sommato ancora ci poteva stare. Poi ci fu la legge Bosman che rivoluzionò tutto, le nuove leggi europee, le presunte regole sulle naturalizzazioni, i passaporti falsi. Insomma, non si capisce bene come, si è arrivati alla situazione attuale che è davvero insensata”

Figlio: “Mi sa che hai proprio ragione. Ma almeno noi del Toro rendiamo onore alla tradizione con i nostri soli tre stranieri”

Padre: “Infatti….fossi interista non riuscirei proprio ad identificarmi con questa gente che non sa nulla della squadra, della sua storia e della città che rappresenta. Ma forse a loro non frega nulla di tutto ciò. E comunque non siamo interisti noi, giusto? Forza Toro sempre e comunque! Speriamo in bene per oggi!”

Figlio: “Giustissimo, papà! Anche se dovessimo perdere, preferisco tifare per una squadra composta principalmente da giocatori italiani. Certo che se avessimo qualche straniero veramente forte non sarebbe male….ma chissà….magari Saumel….magari quello Dzemaili che nessuno conosce…comunque vada sempre Forza Toro!!”

Foto:  wikipedia

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