Va tutto bene

Va tutto bene

di Marco Peroni

In queste settimane anche su Toronews si è scritto molto a proposito di pessimismi, ottimismi, cassandre, progetti presunti o reali da parte della società.
Tanto vale che dica anche io come la penso. Abbiate pazienza, ci metto tre secondi:

1-Nell’agosto 2005 ero anche io a tirar mattina sotto il Comune di Torino, con una sciarpa di lana al collo fatta…

di Marco Peroni

In queste settimane anche su Toronews si è scritto molto a proposito di pessimismi, ottimismi, cassandre, progetti presunti o reali da parte della società.
Tanto vale che dica anche io come la penso. Abbiate pazienza, ci metto tre secondi:

1-Nell’agosto 2005 ero anche io a tirar mattina sotto il Comune di Torino, con una sciarpa di lana al collo fatta da mia madre, per scaramanzia. Urbano Cairo per me sarà sempre quello che mi ha tirato fuori dalla cacca, che mi ha portato subito in A, che mi ci ha tenuto per tre anni di fila, che ha scucito un milione e quattrocentomila euro per regalarmi marchio e cimeli.

2-Sono stati fatti parecchi errori per precipitazione, inesperienza e pure un filo di presunzione (l’esonero di De Biasi, l’ingaggio Zaccheroni senza una squadra adatta, l’acquista di giocatori non da Fila ma da parallela di via Montenapoleone, della serie “vogliomanonposso”, come Fiore, Recoba, Pancaro ecc.)

3-Gli errori sono stati compresi, digeriti e non più commessi: ci ritroviamo con un allenatore che sale a Superga in bici, che trasmette valori in sintonia con la nostra Storia (senza la quale siamo niente), che ci ha salvati due volte di fila e ci sta facendo giocare un buon calcio.

4-Abbiamo tanti giovani di talento e prospettiva come non capitava da un vita (Dzemaili, Saumel, Zanetti, Rosina, lo stesso Bianchi, Rubin, Ogbonna, Malonga, ecc.). Tutti di proprietà o quasi, felici di essere qui.

Ora, io sono contento così e trovo che ci sia abbastanza ciccia per divertirsi, gioire e disperare in santa pace. L’unica cosa che manca sono 4-5 punti che un po’ abbiamo perso e un po’ ci hanno fregato: ma assieme a certi passaggi a vuoto c’è corsa, spirito e ragazzi con le palle quadrate.

Cè un pessimismo – direi “da distinti” – con il quale convivo senza troppa fatica e che avvolge soprattutto i tifosi di una certa età. E’ una sorta di litania che ha come riferimento le rovesciate di Pulici, e quindi per me è sacra anche quella. Più che un pessimismo vero e proprio, è una sorta di Nostalgia per i tempi andati che avessi visto giocare Meroni probabilmente avrei anche io. Fa parte del nostro modo, e voilà.
Quello che mi dà più fastidio è un certo pessimismo consumista, viziato, di quella fettina di tifosi incontentabili che sotto sotto invidiano il Milan, i colpi di tacco di qualche popstar e l’immunità di Maldini. Un pessimismo usa e getta, in cui si farebbe saltare la testa di un allenatore con la stessa facilità con cui si cambia canale, stufi dello spettacolo. Ecco, questo modo di pensare che ronza anche attorno al Toro è una delle cose che mi urta di più…

E allora, a proposito di "cultura" usa e getta, vi segnalo un romanzo che ho finito ieri: Quanto mi dai se mi sparo?, scritto da Sergio Endrigo poco tempo prima di morire, qualche anno fa. Cantautore che assieme a Tenco, Paoli, De Andrè, Lauzi, Bindi e Ciampi ha cambiato per sempre la canzone italiana, Endrigo ha provocato terremoti non da poco nell’immaginario giovanile d’inizio Sessanta… Era un compositore straordinario e i suoi testi erano pregni di una preziosa malinconia "austroungarica": qualcosa che ha le sue radici nei secoli dei secoli e non ha niente a che vedere con la Noia che vi dicevo.
La multinazionale del disco che aveva Endrigo sotto contratto ha avuto il coraggio di non pubblicizzare, promuovere e distribuire gli ultimi suoi cinque album, rendendoci difficile sapere cosa gli passasse per la testa (e le mani, e la voce) negli ultimi anni: per fortuna c’è questo romanzo, una reazione vera e propria a questa ingiustizia. Il protaognista è proprio un vecchio cantautore alle prese con la sopravvivenza, i cambi delle mode, il consumo culturale e ne mette a nudo tutti i meccanismi. Si ccapisce che il libro è stato scritto con estremo piacere e in preda a un’urgenza invidiabile. Si ride parecchio, ma più che altro con gli occhi.

Mi è sembrato un bel punto di osservazione, anche sulle cose di cui abbiamo parlato, e ve l’ho girato.

 

Un abbraccio a tutti, Marco

 

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