Torino, 4 acquisti mirati per imparare dal passato

Torino, 4 acquisti mirati per imparare dal passato

Calciomercato / Una linea dirigenziale differente rispetto a quella dell’anno scorso: i nuovi arrivi son sempre giovani, ma conoscono molto bene il calcio italiano. Un buon punto di partenza

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La dirigenza del Torino ha ieri piazzato il suo 4° colpo in entrata, oggi ufficializzato definitivamente. L’ex Inter Joel Obi ha infatti firmato un contratto che lo legherà al club di via Arcivescovado per i prossimi 4 anni. Il nigeriano approda così sotto l’ombra della Mole dopo gli acquisti di Avelar, Acquah e Bjarnason

VOLTI CONOSCIUTI – Come già analizzato su queste colonne, la linea di mercato della società sembra sinora mirata ad assicurarsi interpreti giovani (Obi è un classe ’91) e stranieri. Ciò che salta ancor di più agli occhi, però, è il fatto che stiamo parlando di giocatori che conoscono molto bene il calcio italiano e la Serie A. Nei casi di Acquah e Obi, si tratta addirittura di elementi cresciuti nel vivaio di un club del nostro paese. Per quanto riguarda Avelar e Bjarnason, invece, il discorso è leggermente differente: il primo arriva da una grande stagione in terra sarda, dove ha dimostrato di essere un giocatore adatto a questa categoria, e le sue qualità sui calci piazzati sono sicuramente una grossa novità per un roster – come quello granata – scevro di tiratori scelti; l’islandese, invece, è reduce da un anno positivo a Pescara, dove ha lasciato il segno più volte nel tabellno dei marcatori: il centrocampista vanta numerose presenze anche in Serie A con la maglia degli abruzzesi e della Sampdoria, e può contare su una buona esperienza internazionale derivata dal suo importante apporto nella nazionale dell’Islanda.

PER NON RIPETERE GLI STESSI ERRORI – Tale dato non può che rappresentare un buon punto di partenza ed il perché è facilmente desumibile se pensiamo ad alcune operazioni di mercato della scorsa estate. Un anno fa, infatti, la società granata ha rinforzato la rosa con 4 giocatori stranieri pressoché sconosciuti: Bruno Peres, Ruben Perez, Sanchez Mino e Martinez. Eccezion fatta per il primo (autore di una buonissima stagione) e, in parte, l’ultimo (i cui margini di miglioramento sono tuttora evidenti), risulta chiaro come sia lo spagnolo sia l’argentino abbiano incontrato per vari motivi diverse difficoltà. La più grande di queste è sicuramente stata quella relativa all’inserimento in una realtà, il calcio italiano, cui non è sempre facile ed immediato abituarsi. Analogo discorso vale certamente per Martinez, il quale, però, tra mancanza di alternative in attacco, alcune sporadiche buone prestazioni e giovane età, è riuscito a ritagliarsi più spazio e a guadagnarsi la fiducia di Ventura in vista della prossima stagione. Inutile negare che la dirigenza stia cercando di non commettere lo stesso errore dell’anno scorso.

Una campagna acquisti oculata quella condotta sinora, un mercato all’insegna della gioventù, ma soprattutto della ricerca di talenti che vantino una certa esperienza nel calcio di casa nostra. Il calciomercato è solo all’inizio, vero, ma ha già dato le sue prime ed importanti indicazioni. Il centrocampo si sta piano piano completando (manca solo un regista), mentre il reparto offensivo ha bisogno di un rinforzo di valore. Con questa filosofia di pensiero, però, la società ha lanciato un messaggio importante: non c’è bisogno di andare a guardare troppo lontano per rinforzare la rosa. 

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