Torino, sterilità offensiva: certe lacune emergono. Petrachi pronto ad intervenire

Torino, sterilità offensiva: certe lacune emergono. Petrachi pronto ad intervenire

Approfondimento / Pochi i gol all’attivo per i granata: una difficoltà anche legata all’apporto spesso insufficiente di chi ha avuto più di una possibilità per incidere

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La stagione del Toro è volta al termine da più di due settimane ormai e son già stati fatti molti bilanci su quello che e è stato il cammino degli uomini di Ventura. Degli aspetti positivi, per lo più legati ad un’evidente maturazione della squadra sotto tutti i profili, è stato parlato ampiamente. Come si suol dire, però, è giusto soffermarsi anche ad analizzare le note più dolenti. Impossibile quindi non prendere in esame i problemi incontrati dal reparto avanzato granata nel corso dell’ultima annata.  

POCHI GOL ALL’ATTIVO – Il numero delle reti realizzate in campionato è un lampante esempio di quanto appena affermato: è vero, il problema è stato parzialmente risolto con l’approdo di Maxi Lopez a gennaio, tuttavia è curioso notare come il Toro abbia registrato solamente 48 gol all’attivo e ben 5 squadre peggio posizionate nella classifica finale abbiano potuto vantare lo stesso (Cagliari) o un maggior numero (Milan, Palermo, Sassuolo e Verona) di reti realizzate. Tale dato statistico può essere interpretato in vari modi, ma l’ipotesi più attendibile non può che essere relativa ad un insufficiente apporto di diversi attaccanti granata.

COS’È MANCATO –  Sui casi di Barreto e Larrondo, a dire il vero, non c’è molto da dire: sempre deludenti nelle poche occasioni in cui sono stati impiegati ad inizio stagione, sono presto scomparsi dai radar di Ventura. Per quanto concerne Amauri e Martinez, invece, è possibile sviluppare una riflessione decisamente più approfondita. Principiali, anzi, unici sostituti di Quagliarella e Maxi Lopez, i cui contributi sono stati assolutamente decisivi (16 gol stagionali il primo, 11 in 4 mesi il secondo), il rendimento dell’ex Parma e del venezuelano ha lasciato a desiderare per vari motivi. Ognuno di loro, comunque, merita un discorso differente.

MARTINEZ – Giunto a Torino come oggetto misterioso, Martinez ha avuto bisogno di un paio di mesi per abituarsi al calcio italiano. Verso il mese di dicembre, però, la sua stagione è cambiata: sono arrivati i primi gol (2 in Europa League, uno inutile ma bello in Coppa Italia ed uno in campionato contro il Palermo) e i primi match da titolare al fianco di Quagliarella. L’inizio 2015 non è stato da meno, ma, in seguito alla rete realizzata contro il Verona lo scorso febbraio, il Brigante Vinotinto si è improvvisamente smarrito e non è più riuscito a dare continuità ai progressi mostrati nei mesi precedenti (eccezion fatta per il gol contro il Cesena all’ultima giornata). Impossibile, infatti, negare che ai granata siano più volte mancate le sue migliori giocate. L’ esempio della disfatta di Marassi dell’11 maggio scorso (5-1 per i rossoblu) può aiutare a chiarire la questione: entrato in campo al posto dell’infortunato Quagliarella nel momento più delicato del match, il classe ‘93 non è riuscito ad incidere sulla gara come sarebbe stato lecito attendersi. Dall’altra parte, invece, un certo Pavoletti, sostituto di Borriello (quindi riserva di un non titolare), e Tino Costa hanno fatto il loro ingresso nel secondo tempo ed hanno complessivamente messo a segno 3 gol in due in pochi minuti. Della serie: quando le alternative non fanno rimpiangere i titolari. Tutto sommato, però, bocciare la sua stagione sarebbe ingeneroso: l’età, 22 anni, è dalla sua parte e con i giovani, si sa, è sempre giusto avere pazienza. 

AMAURI – E Amauri? Per lui il discorso è un altro. Ad inizio stagione si pensava potesse essere il partner titolare di Quagliarella in attacco, ma non è passato molto tempo prima che Ventura decidesse ragionevolmente di utilizzarlo come possibile jolly a gara in corso. I 34 anni si sono fatti sentire e le sue prestazioni, se pur caratterizzate da grande impegno e umiltà, non hanno certamente entusiasmato.

Giunti al termine di tale disamina, ciò che sorge spontaneo affermare è che le difficoltà in zona offensiva del Toro siano state sì fortemente legate al mancato apporto di chi avrebbe dovuto esserci e non c’è stato (Larrondo e Barreto), ma anche al rendimento di chi invece c’è stato ma, per vari motivi, non ha saputo ripagare al meglio la fiducia ricevuta. Sono mancate le alternative, quindi, specie in attacco, e, in una stagione dispendiosa come quella appena conclusa, certe lacune non potevano che emergere. Ora la società granata sarà chiamata ad intervenire per rinforzare l’attacco: Maxi Lopez resterà, ma urgono innesti in grado di garantire qualità, continuità di rendimento e marcature al fronte offensivo. La palla passa dunque a Petrachi

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