Una campagna sufficiente

Una campagna sufficiente

In attesa del colpo vero. Cairo non può farne a meno: per sé stesso, per tacitare una piazza che comincia a rumoreggiare e per dare un segnale, forte, anche a tutti gli operatori di mercato. Finora il presidente (che da Urbano I, nelle mail dei tifosi viene citato sempre più fra virgolette) ha provveduto a compensare le uscite per i contratti in scadenza con arrivi della stessa natura, rimandando il…

di Redazione Toro News

In attesa del colpo vero. Cairo non può farne a meno: per sé stesso, per tacitare una piazza che comincia a rumoreggiare e per dare un segnale, forte, anche a tutti gli operatori di mercato. Finora il presidente (che da Urbano I, nelle mail dei tifosi viene citato sempre più fra virgolette) ha provveduto a compensare le uscite per i contratti in scadenza con arrivi della stessa natura, rimandando il tempo degli acquisti e delle cessioni a una fase in cui i prezzi saranno più alla portata di una società che, dati alla mano, ha sì il settimo bacino di utenza d’Italia, ma anche un fatturato nettamente inferiore a quello delle big, aggravato dal fatto che l’ultimo trofeo risale al 1993 e che il merchandising è stato gestito in maniera quantomeno singolare.

Al 2 luglio una cosa si può dire con certezza: se essere del Toro significa fare una scelta controcorrente, Cairo sta dimostrando di essere veramente granata dentro. La piazza chiedeva la conferma di De Biasi, Ardito, Brevi e Muzzi. Non ne è rimasto neppure uno, con buona pace della riconoscenza su cui, a onor del vero, non si costruiscono progetti, successi e bilanci, anche se un pizzico di chiarezza in più non sarebbe guastata. I tifosi valutano la squadra e la società dai risultati, come tutti gli azionisti, e finora solo l’arrivo di Corini, miglior regista dell’ultimo campionato, li ha in parte soddisfatti. Sono tutte decisioni a cui Novellino non può dirsi estraneo e che sono state valutate con l’intera società. Per questo invito i tanti scettici a pensare positivo, anche se ne capisco e condivido fino in fondo le perplessità. Tuttavia non possiamo fare a meno di pensare che siamo a più di un mese dalla fine del campionato dei dirigenti, con ancora tanto spazio di doverosa manovra. Sotto questo aspetto l’ingaggio di Antonelli, capace di piazzare il suo assistito Muntari al Portsmouth per una cifra superiore a quella sborsata per il campione del mondo Luca Toni, fa sperare bene, soprattutto perché alle parole il manager finora ha preferito i fatti. L’anno scorso è stata fatta una campagna acquisti partita in ritardo per la promozione ottenuto all’ultimo minuto, basata sui nomi e su spese importanti, risultato: ci siamo salvati alla penultima giornata con una squadra più debole del Chievo e con una gestione della vicenda allenatori che ha scosso profondamente l’ambiente intero. Se vale la logica degli opposti quest’anno i risultati non potranno che essere migliori, anche se il livello medio della serie A si è alzato e la disponibilità di alcune società a spendere è sicuramente superiore a quella granata. Lo dimostrano gli acquisti di Parma e Napoli e quanto promette il Genoa.

Finora Toronews valuta questa campagna acquisti come sufficiente a una condizione: servono due difensori, un laterale di centrocampo e ancora un attaccante in grado di andare in doppia cifra. Se arriveranno il giudizio cambierà nettamente. Però non si può fare a meno di considerare che la rinuncia ad Abbiati, un portiere sì con ritmi da fantasista ma pur sempre il numero 12 azzurro per Sereni (9 partite dal 2005) lascia perplessi. La voglia di riscatto può essere determinante per fare quel salto che è mancato ad Abbiati nella partita persa con il Milan, però queste sono speranze. Finora la testata  ha dato voce a tutti i sentimenti che pervadono il mondo granata e continuerà a farlo nell’ottica di un servizio completo rivolto non a interessi di una parte sola (siamo un giornale sul Toro, non di proprietà del Toro). Per questo invitiamo tutti i lettori a fare sentire la loro voce, ma anche a non perdere la speranza. Cairo è un manager abile e sa cosa lo aspetta se il bilancio del calciomercato non sarà soddisfacente: Torino è una delle città più belle d’Italia, in cui vale la pena soffermarsi a lungo, con tifosi appassionati ed esigenti ma anche di bocca buona che rischia di diventare incandescente se alle parole non seguiranno i fatti. “Più che i Lentini preferiamo i Ferrini”, non è solo uno slogan ma sintetizza al meglio il sentire del tifo granata, soprattutto quando incontra giocatori e uomini veri. Sotto questo aspetto è singolare come il centrocampista più regolare dell’ultimo biennio, che da queste colonne si diceva “triste e rammaricato” per il mancato rinnovo, a meno di 24 ore dalla scadenza dell’accordo con la società “che gli era entrata nel cuore” abbia accettato un biennale a Lecce, in serie B, pur di non legare il proprio contratto al rendimento. Lo stesso parametro con cui sarà giudicato Cairo quest’anno.

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