In una Serie A in deficit, il Toro è l’esempio economico da seguire

In una Serie A in deficit, il Toro è l’esempio economico da seguire

La nostra inchiesta / Nessun debito con le banche, plusvalenze ricche e giovani competitivi. Ma questo modello da solo non ti fa vincere

9 commenti

In estate ne abbiamo parlato a lungo su queste pagine, snocciolando per filo e per segno l’ultimo bilancio del Torino: un conto economico in ordine, dove non figurano debiti con le banche e dove le plusvalenze fan da padrone.

Cairo era partito da una situazione piuttosto sanguinolenta, dovendo risanare 59 milioni di perdite in 8 anni, questi frutto di campagne acquisti sbagliate e ingaggi al di sopra della propria portata. Quindi l’arrivo del direttore sportivo Petrachi che ha dato una grossa mano a Cairo nella gestione economico-sportiva: il Torino non va in perdita da due anni di fila e quest’estate ha potuto utilizzare a proprio piacimento sul mercato ben 10 milioni di euro. Senza contare la cessione di Darmian, anche questa prontamente reinvestita.

Torino, Ventura
Clicca per rileggere la nostra inchiesta sui bilanci societari

Quest’anno il Torino chiuderà certamente per l’ennesima volta in utile e avrà alla portata di mano (o meglio di tasca) i soldi per riscattare Immobile. Con o senza mettere in conto l’ultima rata che il Dortmund deve ancora saldare ai granata. Gli stipendi in questo momento sono aumentati, ma per lo stesso ragionamento di cui sopra, anche quest’estate partirà un pezzo pregiato: nuova plusvalenza e pressione salariale abbassata.

Quello del Torino è senza dubbio un modello da seguire sotto l’aspetto economico, in una Serie A dove squadre come Roma, Fiorentina, Inter e non solo, sono in pieno deficit. Ma che allo stesso tempo fatica a farti vincere: coltivare gioielli e vendere i propri pezzi pregiati non ti permette di fare quel salto definitivo verso un qualsivoglia trofeo.

Certo si potrebbe discutere su una più equa ridistribuzione dei diritti televisivi, sui reali benefici degli stadi di proprietà e sui modelli esteri da prendere in esempio. Ma questa è un’altra puntata, andrà in scena più avanti, sempre su queste pagine…

LA NOSTRA INCHIESTA

PARTE 1 – AUMENTO DEL VALORE DI PRODUZIONE PARI AL 50%

PARTE 2 – AUMENTO DEGLI UTILI DEL 1000%: 10 MILIONI PER IL MERCATO

PARTE 3 – IL VERO GUADAGNO DEL TORINO DAI DIRITTI TELEVISIVI

PARTE 4 – PLUSVALENZE AUMENTATE DEL 138%, MINUSVALENZE SEMPRE PIU’ BASSE

PARTE 5 – ABBONATI IN RIALZO, MENTRE CALANO DEL 34% GLI INCASSI DELLE GARE NAZIONALI

PARTE 6 – AUMENTO DEI RICAVI DALLE SPONSORIZZAZIONI

PARTE 7 – INDEBITARSI O VENDERE PER INVESTIRE ANCORA SUL MERCATO

PARTE 8 – SETTORE GIOVANILE: MINIMA SPESA, MASSIMA RESA

PARTE 9 – SENZA EUROPA POSSIBILE FLESSIONE DA QUASI 10 MILIONI

PARTE 10 – I NUOVI PARAMETRI FIGC

9 commenti

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  1. ddavide69 - 11 mesi fa

    Una provocazione : ma vi siete divertiti di più in questi 10 anni o quando c era borsano… Ricordate? Finale con l ajax, vittoria con il real
    .. Vittoria nel 94 della coppa Italia con una proprietà diversa ma la squadra era ancora quella del precedente presidente… Adesso vivacchiamo + o – nella parte superiore della classifica di serie A m a volete mettere la libidine dei conti a posto…

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  2. prawda - 11 mesi fa

    Premetto che non comprendo la regolare uscita di questi spottoni promozionali, non li definirei articoli. Un bilancio non e’ un argomento semplice che si possa esaurire in poche frasi e spesso richiederebbe delle specifiche tecniche che regolarmente mancano, l’impressione se non la certezza e’ che i risultati economici siano l’unico aspetto di cui si tiene conto in societa’ mentre i risultati sportivi siano decisamente in secondo piano; solo che una squadra di calcio vende ai propri consumatori finali, i tifosi, i risultati conseguiti sul campo, non la chiusura di bilancio.
    In questo breve articolo vi sono diverse castronerie, ma una in particolare, perche’ viene ribadita con particolare convinzione e stranamente era anche un cavallo di battaglia del fu, bannato, mega tifoso pro Cairo: l’assenza di debiti con le banche.
    La mancanza di debiti con le banche per quanto riguarda la gestione del Torino, e’ una conseguenza dell’assenza di investimenti; qualsiasi societa’ quando pianifica il proprio sviluppo, la propria crescita, quantifica quelli che saranno gli investimenti da sostenere per raggiungere l’obiettivo, che si tratti di acquistare un nuovo capannone, di sostituire o implementare dei macchinari, di costruire uno stadio, per fare un esempio legato al mondo del pallone. Nel caso del Torino semplicemente non vi sono investimenti e di conseguenza progetti di crescita. Infine quando parliamo di debiti ripianati, non vanno mai dimenticati due aspetti: il primo che Cairo ha preso il Torino a costo zero, una bella scatola ma vuota e che non poteva pensare di poterla anche riempire gratis, questo senza entrare nel merito della gestione e che gran parte di quei risultati negativi si sono determinati negli anni di permanenza in serie b, il secondo e’ che quelle perdite sono state portate all’interno del gruppo aderendo al consolidato fiscale, con UT Communication SpA quale consolidante, che consente di compensare perdite fiscali con redditi imponibili in una unica dichiarazione, con le conseguenze facilmente immaginabili.

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    1. ddavide69 - 11 mesi fa

      D’accordo al 100% con quello che hai detto.

      Pero’ , come vedi , molti continuano a bearsi dei risultati di bilancio della società
      mentre sembrano accontentarsi dei risultati sportivi raggiunti in questi 10 anni
      dell’era cairo.

      Quasi che passino in secondo piano.

      Comunque , posso dire , sfighe di quest’anno a parte , che senza investimenti non si va lontano.

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      1. prawda - 11 mesi fa

        Grazie. Purtroppo e’ la realta’ senza investimenti non si va da nessuna parte. Sui risultati posso solo dire che se in undici anni, credo si possa contare tranquillamente anche questo campionato, il risultato migliore e’ stato un 7 posto, io non comprendo di cosa ci si possa accontentare. E’ vero non siamo in serie b, ma siamo comunque condannati alla mediocrita’.

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  3. Nick - 11 mesi fa

    redazione buon articolo e sono contento della politica del presidente. é vero pagherà (spero) nel lungo periodo e nel breve si soffre ma non solo per colpa nostra, ci sono anche gli agenti negativi esterni e cioè le sperequazioni delle altre societá.
    cmq solo pensare a ciò che abbiamo passato 10 anni fa….per carità!! a quest’ora stavano senza squadra come é successo a decine di altre: sparite dalla circolazione. certo non invidio squadre come Inter, Samp, Roma e altre…e soprattutto i loro presidenti che secondo me usano il football club come un giocattolo e non come una vera azienda, gestendola come un circo per far divertire (ovvero ingannare) i tifosi. certo arrivassero i soldi di uno sceicco non mi tirerei indietro ma la gestione deve rimanere sana.
    una cosa che peró prendo in considerazione é il tetto stipendi. i giocatori sono in generale pagati immeritatamente troppo. ma quanto prenderebbero i vari Junior, Pulici, Graziani, Sala, Ferrante, Scifo (solo per citarne alcuni) se giocassero oggi? lo stipendio di Messi e Ronaldo? cerchiamo di rimanere realisti. ci vorrebbero dei parametri almeno europei e ridimensionare questo circo diventato purtroppo ridicolo. e i dati sulle società vicine alla bancarotta sono eloquenti.

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  4. ddavide69 - 11 mesi fa

    Il fatto di avere bilanci a posto dovrebbe essere una prerogativa, un mezzo per la crescita , non il fine ultimo .

    Sinceramente una società di calcio non è e a mio giudizio NON DEVE essere una società come tutte le altre con cui fare utili , o meglio non deve essere questo il fine .

    Quindi se è in attivo mi fà piacere ma a me tifoso interessa andare a vedere lo spettacolo e divertirmi e ogni tanto vincere qualcosa … , non vedere i morti in campo e neppure il conto in banca di cairo !!!!

    Per dirla chiara : io non sono del TORO perchè ha i bilanci a posto , ma per la sua STORIA , per i suoi colori , per la sua gente per quello che mi ha tramandato mio padre

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  5. Pimpa - 11 mesi fa

    Quello è certamente un problema,ma io rinuncerei volentieri,si fa per dire,ad avere in squadra gente come il buon Pasquale Bruno in cambio di giocatori poco più che mediocri tecnicamente e caratterialmente.
    Non è un motivo di vanto,purtroppo,ma mi accorgo che,piano piano,quasi tutti si stanno accorgendo che il vero problema è la mediocre qualità dei giocatori che abbiamo,a iniziare proprio da quelli che l’estate scorsa ci avevano tanto solleticato,cioè Baselli Belotti Zappacosta.
    D’altro canto,i nostri ultimi campionati stanno lì a dimostrare che abbiamo intrapreso un solido processo di decrescita: due anni fa siamo andati in Europa per sbaglio,l’anno scorso siamo arrivati noni,se non mi sbaglio,e quest’anno vivacchiamo in una melassa di mediocrità.
    Con questo non voglio dire che la guida tecnica non rappresenti un problema,anzi,ma se la rosa è scarsa sotto diversi aspetti,più di tanto non si può fare;certamente un altro allenatore con più coraggio,con più capacità motivazionale,con maggiore versatilità e minore arroganza avrebbe potuto ottenere qualcosa di più.
    Ma il vero punctum dolens è il fatto che, tranne pochissime eccezioni,i nostri sono proprio scarsi.
    E ripeto che sono pronto a offrire una cena a chi sostiene,e potrà dimostrare con i risultati alla mano tra qualche anno,che dei vari Gaston Silva Martinez Baselli Zappacosta Belotti Benassi se ne continuerà a sentire parlare come di modesti calcianti con carriera passata in squadre tecnicamente modeste come è adesso il nostro Toro;nessuno di loro potrà mai giocare in una cosiddetta grande per evidenti e insormontabili limiti tecnici e caratteriali.

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    1. Scott - 11 mesi fa

      Purtroppo il profilo selezionato è quello dei soldatini. Mancano quelli con le palle, con lo sguardo cattivo. Manca gente da Toro.

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  6. Scott - 11 mesi fa

    Non è questione di vincere. La mera gestione economica non è sufficiente per l’identificazione degli attori nella maglia e nella storia del Toro.
    La conseguenza è che c’e’ abbondanza di calciatori che si sentono poco più che di passaggio. Giustamente direi. Mancano i Pasquale Bruno che scendono sul prato per la maglia, non per vendersi al miglior offerente.

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