Davide Nicola e il colpo di testa più lungo della storia

Davide Nicola e il colpo di testa più lungo della storia

Mai Cuntent / Torna la rubrica del nostro Stefano Gurlino

1 Commento

Sera calda di giugno, una canottiera come pigiama, su e giù dalla camera dei nonni fino al salotto per accendere la tv e pregare sull’aggiornamento pagina del Televideo. Il granatismo più sfrenato, sofferto, vero. Quel Torino-Mantova non volevo vederla, era già troppo. Un anno prima mi ero sorbito centoventi minuti di passione nella sconfitta vittoriosa contro il Perugia, replicare dodici mesi dopo sarebbe stato un suicidio. “E allora sta settimana comincia ad andare in campagna dai nonni”, il consiglio del babbo. Che già aveva sofferto più volte e non voleva che il figliolo (ri)prendesse la stessa via crucis granata. E invece.

Nel 2006 avere Internet era un lusso. Avevo appena finito la prima media e uno dei tanti regali che la pubertà decise di donarmi, oltre ai brufoli, fu un telefonino che l’unico svago che potesse offrire era il giochino da Motorola per eccellenza: ‘Snake’. Mica Instagram e Twitter. Il problema però era solo e soltanto uno: niente Tv, niente Sportitalia, niente sofferenza. Il televisore di mia nonna era rimasto fermo al ’79, con solo i primi tre canali nazionali e quei decoder che dal canale 800 in poi diventavano ‘pericolosi’, specie per il sottoscritto appena dodicenne. Quell’estate mi ero fatto una cultura pazzesca de l’Eredità, ‘ghigliottine’ varie e tra le altre (dis)grazie, pure alcuni discreti rosari delle sei del pomeriggio. Quanti ‘Ave Maria’ ho sussurrato. Tranne il pomeriggio che consacrò De Biasi e Cairo correre sotto la Maratona. Dopo il decimo ‘eterno riposo’, un lapus freudiano mi fece urlare: “Fai che stasera vinciamo, ti prego”.  Il prete e le altre quattro nonne presenti si fermarono e mi guardarono con fare minaccioso. Compresa la mia. Che ebbe pure il coraggio di umiliarmi in platea con un feroce: “Zitto!”. Zitto? Ah si? Stasera ti faccio vedere io. Non ti lascerò dormire un minuto. Forza Toro, miscredente. E così fu.

“Stefano vieni a dormire!”, “Stefano spegni sto televisore”, “Stefano, basta!”. Quella casa dalle 20:30 alle 23 diventò un inferno. Televideo si, televideo no, i canali regionali non prendono, di nuovo televideo si. La pagina si aggiorna, leggo: 2-0, Muzzi. Impazzisco di gioia, salto e festeggio, poi il danno, come il rigore dato a Poggi ai supplementari: mio nonno, incazzatissimo, che stacca la corrente. “A dormire!”, con il bastone della scopa in mano. Ma non demordo. In sogno fantastico il risultato: 3-0. Ma di sogni quella notte ne avrò fatti quaranta. Sveglia, sono le sei del mattino. Ma non voglio vedere il risultato. Decido di soffrire davvero con il cuore e con una certa cattiva intuizione, grazie all’amichetto Matteo. Che è tutt’ora interista, ma con un gesto di buon cuore mi registrò la partita. E così, la promozione del 2006, il sottoscritto se la godette a mezzogiorno del giorno dopo. Con le urla della nonna (“Stefano, a mangiare!”) immancabilmente di sottofondo.

Domenica non occorre sbagliare, lo sappiamo. Ma il pallone di Gasparetto fuori di un soffio (un soffio della Maratona…) e quel colpo di testa lungo e interminabile di Nicola, restano gli ultimi ricordi di una primavera granata scoppiata effettivamente in ritardo, ma che ogni fratello mai cuntent (e quindi granatissimo) porterà sempre dentro il proprio già usurato cuore sportivo. Mister, salvati con questo Crotone, te lo meriti: ma a cominciare da Lunedì. Dopo un altro colpo di testa, il nostro. Il colpo di ‘testa’ da grande. Da chi vuole far capire che quest’anno non ci si accontenta più.

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  1. Hodettotoro - 3 settimane fa

    Bellissimo articolo!!

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