Toro, cinque buoni motivi (più uno) per non dimenticare il San Mames

Toro, cinque buoni motivi (più uno) per non dimenticare il San Mames

Gargarismi / La rubrica di Domenico Catagnano

Fantastici, immensi, eroici… ma sì, lasciamoci andare, una volta tanto, non risparmiamo sugli aggettivi trionfali per i nostri ragazzi che dopo un’attesa durata almeno vent’anni ci hanno fatto vivere una notte da veri leoni. Che bella sensazione, che gioia leggere i giornali e i commenti entusiastici dei nostri tifosi e quelli di altre squadre che per una volta si sono sentiti anche loro un po’ granata. Non dimentichiamolo questo doppio confronto con l’Athletic, e non solo per l’impresa sportiva, ma per almeno cinque ragioni. Eccole

1- Piaccia o no, Ventura ha dato un gioco a questa squadra. L’ha presa in serie B che non aveva un’anima, e, anno dopo anno, ha costruito il miracolo. Ha perso via via gente come Ogbonna, D’Ambrosio, Immobile e Cerci, che senza di lui sono rientrati nell’anonimato, ma li ha sostituiti smorzando, col passare del tempo, i rimpianti. Lo abbiamo criticato e magari lo criticheremo ancora, ma ora si merita un grazie. E’ entrato nella storia del Toro.

2- Vives, Glik e Darmian sono il simbolo di questa squadra, per diversi motivi. Uno li accomuna: sono i reduci del Toro che guadagnò la serie A. Sul capitano pochi scommettevano, è diventato un leader, sanguigno, tatticamente maturo e anche goleador. Matteo è il nostro miglior talento, un altro scarto che re Mida Ventura ha trasformato in campione. Peppe c’è sempre, non è un mostro di tecnica e classe ma rappresenta l’anima più operaia di questo Toro. Una sicurezza.

3- Che bello il clima attorno alle due partite. Tifosi festanti, sciarpe scambiate, rispetto reciproco. Cose d’altri tempi, insomma, che risaltano ancora di più se paragonate alle contemporanee manifestazioni di tifo becero che abbiamo visto in Feyenoord-Roma. Ecco, e qui mi rivolgo a tutti i fratelli di virus, per dirla alla Gramellini: non dimentichiamoci questa maniera di affrontare le partite, il “calcio che conta” è tale se lo vivi nella maniera giusta, anche se giochi in terza categoria. Vero è che quella basca è una tifoseria speciale, ma è vero anche che speciali lo siamo pure noi. “Lo dice la gente, lo urla la storia…” ve lo ricordate?

4- E’ un dato di fatto che buona parte dei giocatori granata in campo fosse italiano. Nulla contro gli stranieri, per carità (per fermarci a chi è sceso in campo al San Mames guai a chi ci tocca Glik, Maksimovic, il sorprendente Maxi Lopez, Speedy Gonzales Martinez o quell’El Kaddouri che quando gli gira giusta non ce n’è per nessuno), ma in mezzo alle parole (troppe volte a vanvera) sulla crisi del calcio italiano, il Toro ha risposto coi fatti.

5- Penso ai tifosi più giovani, a quelli che non hanno mai vinto un derby e che in questi anni a scuola hanno stretto i denti subendo gli sfottò di rigatini & co. Penso che loro, più di altri, non dimenticheranno la notte basca del 26 febbraio 2015.
Bonus track, Urbano Cairo. Lo strappo con parte dei tifosi non è ancora ricucito ma diamogli atto delle scelte fatte.

Fortuna? Buona sorte? Grande fiuto? Non lo so e, sinceramente, ora come ora, poco m’importa. Mi guardo attorno e vedo situazioni (leggasi Parma) che mi inquietano, e, magari ingenuamente, penso che la gestione al risparmio ci abbia evitato un’indegna fine. Anch’io sono rimasto deluso per alcune mosse della società (ultimo mercato in primis), ma nel calcio spesso ha ragione chi vince. E il Toro di questi mesi sta vincendo come non faceva da tempo, e sta vincendo da Toro, e non è roba da poco. Toro, cinque buoni motivi (più uno) per non dimenticare il San Mames

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