Bologna e Roma, facce diverse di un Toro che è stato e che sarà

Bologna e Roma, facce diverse di un Toro che è stato e che sarà

Il Granata della Porta Accanto / Risultati opposti, prestazioni differenti, ma due partite che non fanno altro che certificare una crescita più nelle intenzioni che nei fatti

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Sarebbe molto più semplice ed assolutorio rifugiarsi nella classica retorica de “il calcio è così”, “gli episodi fanno la differenza” o “la palla è rotonda” per liquidare le ultime due partite del Torino conclusesi con due risultati e due prestazioni opposte, ma sono convinto che di questa ingarbugliata matassa che è la stagione 2015/2016 dei granata sia necessario uno sforzo di analisi ulteriore per provare a capirci qualcosa visto che, confesso, ad oggi io ci ho capito ancora molto poco.

I giovani, gli infortuni, il modulo, i bomber in sovrappeso, i bomber che chiedono scusa ai tifosi sbagliati, i portieri della Nazionale che non si capisce come siano arrivati in Nazionale, l’assenza di un regista, i vecchi che giocano troppo ma perdiamo punti per ingenuità, i cavalli di ritorno, i giocatori con la testa all’europeo, quelli con la testa al mercato, quelli che hanno qualità ma non hanno la grinta, quelli che hanno la grinta ma non hanno la qualità, le eterne riserve che avranno spazio prima o poi, l’ambiente difficile, gli errori arbitrali, il record di rigori a favore, non so voi, ma io di quest’annata ho visto e sentito di tutto e il contrario di tutto, ma, alla fine della fiera, continuo a chiedermi: qual è la sua vera chiave di lettura ?

Uno più saggio di me probabilmente mi spiegherebbe che in realtà è solo un enorme puzzle in cui ogni elemento, nel suo piccolo, va a incidere sul tutto e contribuisce a disegnarne il quadro globale. E anche ammettendo che sia così, allora è inevitabile domandarmi quali ne siano i punti fermi per ipotizzare una linea guida del Torino che da luglio tornerà in pista per la nuova stagione. La risposta più immediata dovrebbe prevedere come cardine l’allenatore, ma a tutt’oggi non sono neppure certo che sia veramente così scontato pensare che ripartire da Ventura debba essere il punto fermo del prossimo Torino… Perché in fondo in tutto quello che è successo in questa stagione, dai casi spinosi alle scelte dei giocatori sul mercato, dalle vittorie esaltanti alle sconfitte più brucianti, c’è sempre stato lo zampino del mister in mezzo e se in un’intera annata è stato lui il primo a dare segnali contrastanti forse allora qualche dubbio sulla sua conferma dovrebbe fare capolino nella mente di chi pensa di ridargli le chiavi dello spogliatoio.

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Ventura ha comunque già annunciato che il prossimo anno cambierà modulo di gioco. Il 3-5-2 (ma dovremmo smetterla di chiamarlo così visto che è sempre stato un 5-3-2 e la differenza è notevole…) evidentemente ha fatto il suo tempo. Ancora non si sa quale sarà, o quali saranno, visto che una delle lezioni di questa stagione è proprio quella di avere più alternative tattiche, il modulo o i moduli scelti per l’immediato futuro. Ma è poi così determinante il modulo in sé o è più determinante il modo e l’atteggiamento nell’interpretarlo? Perché a me, e scusate se mi ripeto, pare che in generale il problema di questo Torino che non riesce a fare quell’ultimo passettino verso un salto di qualità che dovrebbe essere il naturale approdo di un vero percorso di crescita, stia proprio nell’atteggiamento attendista, piatto e timoroso con cui approccia indistintamente un po’ tutte le partite, da quelle difficili a quelle più abbordabili. E’ come se la squadra fosse sempre più impegnata a fare il compitino che le viene assegnato dal proprio allenatore piuttosto che giocare in scioltezza leggendo le situazioni e modificando di conseguenza il proprio modo di giocare a seconda della partita o del momento della partita. Magari e’ solo una mia impressione, ma è questo che mi spaventa nell’affrontare una nuova stagione con Ventura in panchina: al di là del nuovo modulo e di eventuali nuovi giocatori, se poi l’atteggiamento di fondo è lo stesso non vedo come possa cambiare il risultato. Alterneremo sempre prestazioni e risultati come quelli di Bologna e Roma, positivi e negativi, dove meriti e demeriti, episodi e giocate, sfortuna e fortuna incideranno di volta in volta in una maniera o nell’altra. Poi chiaro che se guardiamo la classifica, tra il settimo e il quattordicesimo posto ballano tre vittorie che in trentaquattro partite significano meno del dieci per cento e questo rende l’idea di come in mancanza di un cambio deciso di investimenti da parte della proprietà la nostra dimensione sia destinata a rimanere questa, Ventura o non Ventura.

Forse e’ questa la parte difficile da digerire: ragioniamo da tifosi ambiziosi non rassegnandoci al fatto che, dati alla mano, le reali ambizioni del Torino allo stato attuale non potranno che rimanere assestate sotto la linea della qualificazione europea. Un grande passo avanti rispetto agli ultimi vent’anni, ma una sorta di “limbo dorato” dal quale non si sa se augurarsi di uscirne o meno… Oppure è proprio questo che rende così indecifrabile questo Torino,in campo e fuori: l’incognita sull’entità della sua crescita sia come risultati sportivi che come struttura societaria. Il Filadelfia, il Robaldo, lo zoccolo duro di giovani paventato da Ventura: aggrappiamoci a questi segnali positivi per sperare in un futuro davvero migliore.

1 commenti

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  1. ToroFuturo - 11 mesi fa

    Se scambiassimo l’allenatore col Sassuolo avremmo fatto l’affare, ma temo che a Sassuolo non siano d’accordo. Ventura potrebbe comunque trovare impiego in qualche Società che vuole salire in serie A, tipo il Verona o lo stesso Spezia che resta anche più vicino alla sua Genova.

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