Cairo, la diversa ambizione fra l’imprenditore e il presidente

Cairo, la diversa ambizione fra l’imprenditore e il presidente

Il Granata della Porta Accanto/ Mentre le attività imprenditoriali dell’editore alessandrino crescono e si espandono a ritmi vertiginosi, il Torino si muove a piccoli passi…

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Cairo

Urbano Cairo è il personaggio del momento. Il suo tentativo di scalata al gruppo RCS e’ su tutte le pagine dei giornali e rappresenta una grossa operazione economico e finanziaria che, se portata a buon fine, lo porterebbe a controllare uno dei più grandi gruppi editoriali italiani. Su queste pagine si è già analizzato quanto potrebbe influire questa operazione sul Torino, ma quello che invece mi piacerebbe approfondire è il perché i percorsi di crescita dei business di Cairo non vadano di pari passo con la crescita del Torino stesso.

Negli undici anni di presidenza Cairo, il Toro e’ passato da un iniziale entusiasmo (subito promosso in A) ad una progressiva regressione fino al ritorno in B. L’arrivo di Ventura ha segnato il ritorno in A e addirittura la partecipazione all’Europa League (diritto purtroppo non conquistato sul campo), ma ad oggi le prospettive future della squadra appaiono quelle di un consolidamento nella parte sinistra della classifica più che di raggiungimento di obbiettivi leggermente più nobili. Perché le ambizioni sportive di Cairo non sono proporzionate a quelle che alimentano gli altri suoi affari? Perché un uomo che costruisce un impero editoriale, possiede una televisione nazionale e punta a RCS non può che essere definito un uomo ambizioso! Eppure nel calcio tutta questa smania di scalare le gerarchie, di “sedersi al tavolo dei potenti” non appare. Al contrario e’ quasi come se Cairo facesse in modo di non pestare i piedi a nessuno, di non voler dare fastidio allo status quo esistente nella nostra serie A. Di sicuro il mondo del calcio ha delle peculiarità tutte sue e gli esempi di De Laurentis e dei Della Valle che da anni ci provano ma alla fine hanno concluso poco potrebbero aver suggerito a Cairo l’uso di una strategia di più basso profilo. La stessa in fondo che sta caratterizzando Squinzi, patron del Sassuolo, altro uomo che se volesse potrebbe lottare per i vertici ma che invece sta attuando anch’egli una politica dei piccoli passi.

I detrattori di Cairo, a questo punto, direbbero che per alzare le ambizioni sportive del Torino occorrerebbero investimenti “veri”, cioè non il semplice reimpiego di capitali derivanti dalle vendite di giocatori, ma l’immissione di nuovi capitali, cosa che però non sembra essere consona al modus operandi di Cairo nella totalità dei suoi affari. L’editore alessandrino si è, infatti, distinto nella sua carriera imprenditoriale per la capacità di rilevare senza quasi esborsi società in difficoltà con grossi indebitamenti per poi risanarle e rilanciarle. Giorgio Mondadori, La7, il Torino stesso ed ora RCS per cui si punta ad uno scambio di azioni, sono state tutte operazioni dove Cairo non ha messo soldi suoi, ma competenze e, dove c’erano (non nel Toro), si è accollato i debiti. Inoltre chi non ama il presidente vi dirà che il Torino è servito a Cairo per acquisire visibilità nazionale ed aprirsi le porte di certi giri e che pertanto non ha interesse ad investire nella squadra perché ha già ottenuto ciò che gli premeva nel momento in cui è entrato in scena.

Per chi ama la teoria del complotto invece si potrebbe ipotizzare che il low profile di Cairo nel mondo del pallone sia legato “all’avvertimento” ricevuto con la retrocessione del 2009, retrocessione nebulosa, maturata con errori arbitrali in sequenza e “strani” risultati delle avversarie che lottavano col Toro per salvarsi. Da allora l’atteggiamento di Cairo verso gli arbitri e la Lega e’ mutato in un sostanziale silenzio ed il Torino è tornato stabilmente in Serie A. Anche nella querelle della distribuzione dei diritti tv il patron granata non è salito sulle barricate per lottare per una più equa divisione delle risorse, segno che non è poi così interessato a smuovere gli equilibri del sistema.

A differenza del Berlusconi, suo vecchio capo, a cui spesso viene paragonato per parabola imprenditoriale, la politica e gli allori sembrano non attirarlo alla stessa maniera, forse per un ego che si alimenta e soddisfa in maniere differenti. Resta sullo sfondo di tutto ciò un pizzico di frustrazione da parte dei tifosi granata che vedono da un lato il proprio presidente diventare sempre più importante ed influente nel panorama economico italiano e dall’altro la propria squadra veleggiare con alti e bassi al centro della classifica di Serie A. Davvero bizzarro. E se mai Cairo diventasse il padrone della Gazzetta dello Sport sarebbe paradossale per lui trovare sempre e comunque la sua squadra in un trafiletto a pagina 12…

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  1. krokodole - 9 mesi fa

    Voglio ricordare al signor Alessandro, che l’Europa League non è stata conquistata sul campo per un rigore sbagliato al 94′ all’ultima giornata di campionato. Una cosa è conquistarlo a distanza di tanti punti essendo settimi, una cosa è conquistarlo dopo la vicenda del Parma sbagliando un rigore al ’94.

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  2. rondinella.art@gmail.com - 9 mesi fa

    Il complotto nella retrocessione ed evidente anche il play off contro il Brescia, hanno smorzato sicuramente l’entusiasmo iniziale di un presidente tifoso come Cairo. Io penso che abbia dovuto rivedere molte cose, studiare l’ambiente mafioso del calcio di oggi ed ha dovuto imparare a star zitto. Sono sicuro che nei prossimi anni il Toro con il presidente Cairo possa continuare a crescere come fatto in questi ultimi anni, in cui ha dovuto per forza di cose abbassare la testa, stare zitto o dire poco per poter provare a costruire un futuro, che sì, è fatto di piccoli passi, ma meglio piccoli passi rispetto un grande passo per poi ricadere indietro. La mafia la combatti capendone i meccanismi e stando inizialmente al gioco. Se Cairo diventa un imprenditore potente? Magari! Potrebbe avere più parola.
    Riguardo ai soldi che potrebbe di tasca sua immettere… a che serve? Io voglio un Toro stabile, forte che non sia dipendente da un’entrata come può esserlo l’Inter in cui Moratti per anni ha buttato soldi senza raggiungere risultati. Io vorrei vedere un Toro forte come la juventus che i soldi li fattura e anche tanti e non deve abbassarsi a nessuno.

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    1. RDS- toromaremmano - 9 mesi fa

      D’accordo con te nella prima parte riguardante la mafia esistente nel calcio, non d’accordo su quella riguardante Moratti che si ha speso un’enormità ma ha comunque vinto quattro campionati, una Champions, una Coppa UEFA, un’Intercontinentale e alcune Coppa Italia, in quanto diventare come la Juve che fattura tanti soldi, ti ricordo che la mafia di cui tu parli sopra a capo ha la famiglia Agnelli che in Italia fa il nello e il cattivo tempo,inoltre ti ricordo che la Juve fattura tanti soldi soprattutto perché ha avuto in regalo dal comune il Delle Alpi e le zone attigue e le ha avute grazie alla presenza degli Agnelli, con tutto il rispetto per il tuo sogno, diventare potenti come i gobbi, senza tirar fuori un soldo LS vedo pura utopia.

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      1. rondinella.art@gmail.com - 9 mesi fa

        Si per carità, l’inter ha vinto tanto grazie ai tantissimi soldi investiti da Moratti, ma che progetto ha? Che continuità ha? Compra una serie di campioni e fa qualche punto in più. Ha vinto e questo è bello, vorrei vedere anche io vedere il Toro vincere, ma vorrei vedere una continuità di progetto, un progetto che da un paio di anni intravedo nel Toro. Il Grande Toro non tornerà più, quello appartiene al passato e siamo probabilmente l’unica squadra a poter vantare un passato così glorioso. ma se arriveremo a vincere qualcosa, spero possa non essere un caso, ma frutto di un lavoro di intelligenza e crescita dove un campione lo formiamo noi in casa nostra. Credo nella forza dei giovani e del lavoro, non solamente nel potere dei soldi. Magari valorizzando questo il prossimo Pogba svincolato sceglie noi, perché siamo un progetto vincente per loro.
        Poi la mia può essere solo frutto di un pensiero romantico di costruire un qualcosa di importante che possa vincere a prescindere dei soldi di sceicchi o altri magnati che non danno valore alle cose, ma sperperano come se la realtà fosse una partita alla playstation.

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  3. RDS- toromaremmano - 9 mesi fa

    Le teorie esposte da Costantino sono tutte credibili, a cominciare dal complotto dell’anno della retrocessione a quella del Toro usato come trampolino di lancio, in effetti ad oggi comunque il Toro è l’unica società di Cairo che a livello di successi non cresce anzi ormai è stabilmente ferma da qualche anno ad un tranquillo vivacchiare, ed è come detto dal giornalista stesso l’unica ad essere stata presa senza debiti da accollarsi e forse sarebbe lecito aspettarsi ogni tanto degli investimenti e non un autofinanziamento che deriva dai sacrifici dei giocatori più importanti.

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  4. Catlina - 9 mesi fa

    È un opportunista del cazzo. È chiaro che con lui non vinceremo mai niente nel calcio moderno. Saremo mediocri. Purtroppo non ci sono alternative.

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