Che noia gli Azzurri: meno male che torna il Toro!

Che noia gli Azzurri: meno male che torna il Toro!

Ne hanno discettato prima di me illustri opinionisti di comprovata competenza e di inattaccabile fede granata, ma non riesco proprio a non unirmi al coro di coloro che odiano le soste del campionato dovute agli impegni della squadra di Prandelli. E’ strano, lo so, e capisco che non sia nemmeno facile spiegarlo in maniera sufficientemente…
Ne hanno discettato prima di me illustri opinionisti di comprovata competenza e di inattaccabile fede granata, ma non riesco proprio a non unirmi al coro di coloro che odiano le soste del campionato dovute agli impegni della squadra di Prandelli. E’ strano, lo so, e capisco che non sia nemmeno facile spiegarlo in maniera sufficientemente chiara da non farsi prendere per pazzo, ma, ed è un fatto, io non mi entusiasmo per nulla quando gioca la Nazionale italiana. E non lo faccio al punto che non mi importa nulla di vederne le partite in televisione e tantomeno di sentire le tonnellate di commenti insulsi che ne seguono nei salottini della tv di stato. 
Nel 1992 ero in vacanza studio in Inghilterra proprio durante la fase finale dell’Europeo. Nel mio gruppo c’erano parecchi adolescenti della mia età di diverse nazioni tra cui parecchi danesi. Quel campionato continentale passò alla storia per l’incredibile vittoria della squadra che sostituendo all’ultimo la Jugoslavia non vi doveva neppure partecipare: la Danimarca. Confesso che la sera della finale osservavo con grande invidia i miei coetanei danesi vivere un sogno e, soprattutto, tifare orgogliosi la propria squadra nazionale. A me non era mai successo di provare quel senso di coesione e di appartenenza e non sarebbe praticamente mai successo neppure in futuro (neanche nel 2006).
La nazionale del proprio Paese non è la squadra che si segue perchè si è sportivi e si apprezza il calcio, dovrebbe essere la squadra per cui si palpita come, e se non di più, di quella del cuore. Allora perchè pur essendo italiano non tifo, ma al più simpatizzo e basta, per la selezione del mio Paese? 
A questa domanda credo che esistano numerose risposte, ma le più accreditate a darmi una spiegazione razionale e convincente hanno a che fare inevitabilmente col Toro e con l’essere del Toro. Tralasciando infatti ogni considerazione di stampo politico-sociologico, mi limito ad elencare un paio di ragioni quasi prettamente sportive per cui il Toro è la Nazionale del mio cuore, ma la Nazionale non è nel mio cuore come il Toro.
In primis, statisticamente, le file degli azzurri sono di solito ben fornite di giocatori juventini e, ahimè, molto meno di giocatori granata, dettaglio che di primo acchito può apparire irrilevante visto che poi ci sono anche tutti gli altri giocatori provenienti dalle altre squadre di club, ma che non è sufficiente a mascherare la profonda antipatia che provo per la stragrande maggioranza dei giocatori gobbi. Suvvia, cercate di capirmi, come si fa ad esultare per un gol di Marchisio o di Giovinco in azzurro, quando solo al guardarli in faccia non fanno che ricordarmi quanto li ho detestati nei derby e quanto non li sopporto per quella loro tipica spocchia fintamente “understatement” tipica del giocatore gobbo doc? Io non ce la faccio a sostenere giocatori come il trio Bonucci-Barzagli-Chiellini che settimanalmente vedo fare il bello e il cattivo tempo su maglie e caviglie degli attaccanti di mezza serie A, restando pressochè impuniti agli occhi degli arbitri, e verso i quali, quindi, non ho sentimenti amichevoli: io, in quanto granata, ho una mia coerenza e se ti metto una croce sopra non la tolgo solo perchè in un certo frangente (quando giochi in azzurro) stai dalla “mia” parte. 
Qui forse sta il grosso blocco psicologico del tifoso granata che, credendo in un certo tipo di calcio, fa fatica poi a calarsi in una realtà per certi aspetti molto più “juventina” come quella della squadra azzurra. Ed in effetti è proprio questo il secondo grosso motivo per cui non mi appassiono alla Nazionale. Nel novanta per cento delle partite che giocano gli azzurri sono favoriti perchè di caratura superiore all’avversario. E io non riesco ad ignorare la tendenza che mi spinge a stare col più debole, con lo sfavorito, con il più povero, con il piccolo Paese che racchiude nella sua squadra nazionale quei valori che spesso coincidono con quelli che noi tifosi del Torino cerchiamo e troviamo (o meglio, trovavamo) nel nostro Toro.
Tifare la Nazionale italiana vuol dire spesso sostenere l’arroganza, la filosofia del risultato al di sopra di tutto non-importa-come, il cinismo da “grande squadra” che gioca peggio ma poi ti trafigge e ti batte: nossignore, non è questo il mio calcio, non è questo il mio ideale di squadra del cuore. L’unica volta in cui mi sono sentito davvero in sintonia con la nazionale italiana è stato, durante gli Europei del 2000 quando quell’Italia guidata, ironia della sorte, proprio da uno juventino doc come Zoff, seppe farsi un po’ Toro sovvertendo i pronostici in quella semifinale epica contro un’Olanda strafavorita e padrona di casa (ricordate i rigori parati da Toldo, l’inferiorità numerica, ecc?) e poi fu beffata da un altro gobbo doc come Trezeguet con quel golden gol in finale, dopo aver beccato in stile Toro il gol del pari francese nel recupero oltre il novantesimo.
No ragazzi, sarò anche poco patriottico, ma sono davvero felice che questa sosta sia finita, che si accantoni il discorso sulla Nazionale e che finalmente domenica torni in campo il mio Toro. Solo quelle undici maglie granata mi fanno fremere: l’azzurro che mi emoziona è quello del cielo in cui mi immagino fluttuino Capitan Valentino e gli altri Invincibili accompagnati da Meroni e Ferrini. Un azzurro a tinte granata!
 
Alessandro Costantino
Twitter: AleCostantino74
 
0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy