Glik, Darmian e le bandiere che non ti aspetti in serie A

Glik, Darmian e le bandiere che non ti aspetti in serie A

Il Granata della Porta Accanto/ Tolte le star come Totti e Buffon, ci sono tanti giocatori bandiera meno famosi nelle formazioni di A. I nostri due lo diventeranno?


A volte è bello tornare bambini e, se come me, ne avete uno in casa che fa la raccolta delle figurine Panini, capirete l’irresistibile tentazione di rubargli…

Il Granata della Porta Accanto/ Tolte le star come Totti e Buffon, ci sono tanti giocatori bandiera meno famosi nelle formazioni di A. I nostri due lo diventeranno?


A volte è bello tornare bambini e, se come me, ne avete uno in casa che fa la raccolta delle figurine Panini, capirete l’irresistibile tentazione di rubargli di nascosto l’album e guardarselo da cima a fondo come si faceva durante la nostra infanzia. Io l’ho fatto più volte quest’anno, lo ammetto, e oltre ad aver passato molto tempo sulle due pagine dedicate al Toro, ho dato un’occhiata alle statistiche dei giocatori della serie A, scoprendo una cosa che contraddice ciò che si suol dire del calcio moderno: non è vero che non esistono più le bandiere!
Se infatti in maglia granata sono 3 i giocatori con più di cento presenze e tutti e tre alla quarta stagione consecutiva con i nostri colori (Glik, Darmian e Vives), a parte Totti e Buffon che da tutti vengono con prosopopea indicati come le ultime bandiere del calcio moderno, è in realtà vero che quasi tutte le squadre di A, hanno in rosa uno o più giocatori bandiera. I loro nomi non sono roboanti come quelli del capitano della Roma e del portiere della Nazionale forse, ma smentiscono uno dei luoghi comuni più abusati da un certo tipo di giornalismo che cerca in tutti i modi di far passare il concetto che nel calcio d’oggi cambiare squadra e non attaccarsi ai colori di una maglia sia un fatto acclarato oltre che assolutamente giusto e normale. Allora questi calciatori che ora vi citerò cosa sono? Mosche bianche? Un po’ troppe…Alieni? Molto normali invece. Sciocchi o ingenui perchè non hanno seguito l’ “odore dei soldi”?
Io li definirei eroi, molto più banalmente. Sì, perchè dal mio punto di vista se è onorevole decidere di rimanere nello stesso club per dieci-quindici o anche vent’anni, lo è ancor di più quando lo stipendio che si riceve è assolutamente nella norma, cioè simile a quello della maggioranza dei calciatori di cui si è colleghi. Totti e Buffon con quello che guadagnano sono stati certamente “facilitati” nella decisione di rimanere nei propri club e il fattore denaro ha inciso poco nelle valutazioni su eventuali trasferimenti in altre squadre. Ma se ti chiami Bellini e giochi nell’Atalanta, un’offerta di cinquanta o centomila euro in più da un altro club può far vacillare la tua idea di fondo di rimanere con addosso i colori che hai difeso per tanti anni. Ecco perchè penso che questo tipo di giocatore bandiera sia ancora più da elogiare rispetto ai tanto sbandierati (concedetemi il gioco di parole) Totti o Buffon o in tempi recenti Del Piero, Maldini, Zanetti, ecc..
In questo contesto credo che Glik sia proprio questo tipo di giocatore, cioè un giocatore che più che ai soldi pensa molto a cosa sente quando gioca e a cosa lascerà in termini di storia e di affetto alla fine della propria carriera. Mi piace pensare che Glik vorrà essere ricordato dai tifosi del Toro come un giocatore che ha incarnato lo spirito granata che quei tifosi stessi vogliono vedere nei propri beniamini e che voglia legare il proprio nome a pagine importanti della storia di questo glorioso club. Quando avrà appeso gli scarpini al chiodo Glik saprà che a Torino la gente lo amerà ancora perchè oltre che un professionista del calcio moderno è stato anche un uomo vero che ha saputo farsi coinvolgere dall’emozione che giocare nel Toro dà a chi capisce in che situazione si sta trovando. Ogni epoca ha i suoi eroi e Glik può essere uno di quelli le cui gesta verranno ricordate ai nipoti da noi quando saremo nonni.
Darmian ha le stesse chance di fare il percorso di Glik e di diventare una “bandiera silenziosa”, ma il ragazzo sui cui principi e valori non ho dubbi, si ritroverà presto al centro di pressioni talmente grandi e di interessi economici di grosso spessore, da rischiare di non poter far valere fino in fondo la sua vera volontà. Spero non sia così perchè mi piacerebbe accomunare il nostro Matteo a tanti calciatori che nella biografia hanno poche righe alla voce squadre in cui ho militato. Penso a Pisano (12 stagioni) e Conti (16 stagioni) del Cagliari, al già citato Bellini dell’Atalanta (18 stagioni più di 400 presenze!), a Pellissier (12 stagioni) recordman di reti nel Chievo, a Valdifiori (7 stagioni) e Tavano (9 stagioni intervallate da altre esperienze) dell’Empoli, a Pasqual (10 stagioni) della Fiorentina, a Rafael (9 stagioni) portiere dell’Hellas Verona con cui ha fatto dalla C alla A tutte le categorie, a Palombo (13 stagioni) nella Samp, a Magnanelli (10 stagioni) nel Sassuolo e a Pinzi (13 stagioni) e Di Natale (11 stagioni) nell’Udinese.
Non tutti questi calciatori mi stanno simpatici o giocano in squadre simpatiche, ma li rispetto tutti perché fanno parte di una specie definita dai più in “via d’estinzione”. Vedremo in futuro, intanto godiamoci i nostri Glik e Darmian, bandiere silenziose dei nostri gloriosi colori.

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