Ljajic, simbolo di questo Toro altalenante

Ljajic, simbolo di questo Toro altalenante

Il Granata della Porta Accanto/ San Siro ha detto che ancora non si è sedimentata la giusta mentalità e il fantasista serbo sembra essere l’esempio più lampante della discontinuità psicofisica della squadra

8 commenti

Perdere a San Siro con l’Inter è una cosa che nel calcio ci sta. Perdere con l’Inter di De Boer in piena crisi, magari un po’ meno. Ed infatti a tre minuti dalla fine il punteggio era sull’uno a uno e solo una prodezza di Icardi ha fatto scivolare il punticino che Mihajlovic si stava portando a casa dalla parte di De Boer moltiplicandolo per tre. Una sconfitta che non cambia di una virgola il campionato del Torino, decisamente buono fino ad ora, ma una sconfitta che, unitamente a parte della prestazione con la Lazio, deve far riflettere su cosa vuole essere il Torino nell’immediato futuro e su quanto si sia già fatto per farlo diventare tale.
Non so se l’ho notato solo io, ma a partire dal vantaggio di Iago Falque con la Lazio il Toro di Miha ha smesso di essere arrembante per trasformarsi in una squadra di palleggiatori dedita al fine fraseggio, col risultato che ha snaturato la sua nuova natura e si è paradossalmente riscoperto ancora troppo simile al compassato Toro venturiano. Senza farne una questione di risultati, il mio primo pensiero al riguardo è stato: “Ridatemi il Toro di prima della Lazio!” Sinceramente non sono così ansioso di vedere una repentina maturazione di questa squadra, non smanio per vederla capace di gestire ritmo e risultati o di speculare su forze e uomini. O per lo meno non ancora. Voglio ancora godermi un Toro che aggredisce selvaggiamente e attacca all’arma bianca. Ne ho ancora bisogno! Magari nel girone di ritorno, quando sarò sazio di ritmo, ripartenze, adrenalina e intensità varie, allora mi rimetterò il vestito da tifoso ragioniere e comincerò a fare la spunta di infortuni, squalifiche, forze fresche, scontri diretti e punti utili per arrivare all’Europa League. Fino ad allora vorrei vivere questa parte di campionato in maniera più leggera, godendomi il fatto di essermi riconciliato con quella serie di caratteristiche che da sempre fanno del Torino “il” Toro.
Un’altra cosa che mi angustia un po’ è la sensazione che questa “involuzione” granata sia in parte concisa con il rientro in squadra di Ljajic. Non ci sono prove oggettive di cosa sto sostenendo, però il giovane Boyè pur garantendo colpi tecnici notevoli abbinava anche tanta quantità ed esuberanza che forse sgravavano un po’ di questo peso lo stesso Belotti rendendolo più lucido in zona gol. Il fantasista serbo è un giocatore di classe superiore, ma, fondamentalmente, è un esteta anarchico a cui viene difficile sacrificarsi per la squadra. Sono i classici giocatori che fanno arrabbiare perché magari scappano dal campo per un attacco di diarrea, ma al tempo stesso si procurano e realizzano con freddezza rigori che valgono punti in classifica. Il pacchetto è questo, pro e contro compresi, prendere o lasciare. Il problema, se vogliamo chiamarlo cosi, è che per alzare il livello competitivo del Toro i Ljajic servono eccome, c’è poco da fare. Questo tipo di giocatore rimarrà croce e delizia di tecnico e tifosi, ma quello che può fare la differenza è l’ambiente circostante: società forte e determinata che sa imporsi quando serve e tifoseria matura e pronta per un salto qualitativo negli obbiettivi possono essere “l’habitat” ideale per i giocatori talentuosi, ma discontinui, quelli, per capirci, che vengono scartati dalle big, ma che possono trovare nel Toro il clima giusto per dare il massimo trascinando la squadra ad altezze inusuali.
San Siro ha sentenziato che c’è ancora molto da fare. Per Mihajlovic, per Ljajic e per tutti gli altri. Adesso ci aspettano cinque partite (abbordabili) da giocare alla morte per arrivare al derby non con l’idea di giocarsi la partita dell’anno per poi vivacchiare, ma con una posizione di classifica nobile che incuta il giusto rispetto nella fin troppo altera controparte. Questo sì che sarebbe già un bell’obbiettivo intermedio: la giusta cartina tornasole dell’effettivo cambiamento sul quale si sta basando la stagione del Torino.

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  1. KanYasuda - 1 mese fa

    Yuri, basterebbe far fare un confronto tra i due Esterni dal Nostro ” Statistologo ” Daniele Delbene, come ha fatto ieri con l’articolo tra le due coppie di Centrocampisti Benassi-Baselli e Acquah-Obi. ( sono ironico )
    P.S. ..non vorrei essere frainteso dato che quei tipi di indagine li reputo di poco aiuto nel risolvere i veri problemi anzi, a volte anche troppo deleteri. Ecco perché ho scritto ” se veramente vogliamo farci del Male “. Io tra le righe dell’Articolo ho solo colto la Voglia di voler vedere rinascere il TORO, indipendentemente da chi può meritare di più un posto da Titolare.

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  2. KanYasuda - 1 mese fa

    …se veramente vogliamo farci del Male, posso anche mettere altra carne al fuoco

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    1. Yuri - 1 mese fa

      Per esempio?. Vai vai…ormai, non puoi lanciare il sasso e nascondere la mano.

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  3. KanYasuda - 1 mese fa

    …i complimenti per l’articolo erano anche per il “Polverone” che avresti alzato…non aspettavo altro…Bel Dilemma adesso

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  4. Pimpa - 1 mese fa

    Io ripeto quello che ho sempre scritto:Liajc non l’avrei preso neanche se lo avessero regalato.
    Col Palermo non c’era bisogno di lui per vincere perché laggiù ci vincono tutti e con Lazio e inter giocavamo in 10.
    La considerazione dell’articolo che condivido è che si tratta di uno scarto delle così dette grandi.
    Che poi ci faccia raggiungere risultati inusitati,è tutto da vedere,io ne dubito e farei giocare senza il minimo dubbio Boye al posto suo. Sempre.

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  5. osvaldo - 1 mese fa

    Analisis competente e corretta.
    Di liajc abbiamo sicuramnente bisogno ma, quello visto con Lazio ed Inter ci fa giocare in 10 contro 11. Le partite più belle e più toste le abbiamo vinte con Boyè in campo.Per sacrificare uno come l’Argentino ci vuole un Liajc motivato e voglioso,altrimenti sarà quello che è sempre stato da quando è arrivato in Italia!
    Abbiamo sicuramente un buon organico e un allenatore in ottima sintonia con l’ambiente ma, bisogna lavorare ancora molto sulla gestione e lettura della partita,saper ben individuare i cambi da farsi a tempo e non quanto la situazione si è gia in parte compromessa e, in primis…tenere i piedi ben piantati per terra!
    Osvaldo

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  6. saettadallimite - 1 mese fa

    Purtroppo per noi l’Inter, che è sì una squadra in crisi ma che dispone di un’ottimo organico, ha messo in campo più tecnica, più prestanza atletica e una voglia palpabile di vincere. Stesso discorso si può dire per la partita con la Lazio. Voglio dire che il Toro visto prima della Lazio, con Roma, Fiorentina e Palermo (prima ancora non è che avesse entusiasmato) ha avuto gioco più facile, affrontando squadre che lasciavano molto spazio alle ripartenze di Belotti, Bojè etc, e facendo un pressing decisamente inferiore a Lazio e Inter. In estrema sintesi le ultime due partite hanno messo in luce difetti di questa squadra, difetti che c’erano anche prima. In ogni caso questo Toro ha ottime potenzialità.Forza Toro.

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  7. KanYasuda - 1 mese fa

    …gran bell’Articolo, complimenti davvero.
    Hai preso spunto da una sconfitta per non farne alcuna critica ma solo per analizzare “paure e speranze” che non devono farci infrangere troppo presto questo Splendido TORO di inizio campionato.
    Come te, anche Noi tutti aspettiamo realmente queste “altezze inusuali”.
    Hai ragione, per il TORO c’è ancora molto da fare. Bisogna scrollarsi dagli occhi degli altri quell’immagine di “Squadra da Impresa” e riprendersi il rispetto e i giusti posti in Classifica.
    Forse però, sarà anche per questo “sogno” che Tutti Noi ne siamo sempre rimasti così profondamente “innamorati”.

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