L’operato di Cairo e il tempo galantuomo

L’operato di Cairo e il tempo galantuomo

In una settimana caratterizzata da dimissioni impensate ed impensabili e da arresti a valanga che hanno coinvolto anche il mondo del calcio visto che in manette è finito pure il presidente del Cagliari Cellino, una di queste operazioni di polizia avrà fatto suonare un campanello nella memoria di…
In una settimana caratterizzata da dimissioni impensate ed impensabili e da arresti a valanga che hanno coinvolto anche il mondo del calcio visto che in manette è finito pure il presidente del Cagliari Cellino, una di queste operazioni di polizia avrà fatto suonare un campanello nella memoria di tanti tifosi del Toro. Gli inquirenti, infatti, hanno spedito in “soggiorno” al carcere di San Vittore Alessandro Proto, il broker pugliese, residente in Svizzera, che non molto tempo fa aveva provato ad intavolare una trattativa con Cairo per tentare di convincere il presidente granata a cedere il Torino FC.

Personaggio che i più gentili definirebbero “pittoresco” e i suoi più acidi detrattori “millantatore”, Proto era balzato all’onore delle cronache per svariate annunci di acquisto di quote azionarie di minoranza di gruppi importanti come Rcs, Mps o Unicredit,salvo poi non vedere confermato nessuno di queste roboanti operazioni, vuoi perchè sotto il 2% del capitale, soglia sopra la quale scatta l’obbligo di comunicazione alla Consob, vuoi perchè immediatamente rivendute. Fatto sta che oltre a millantare amicizie altolocate e rapporti di affari con personaggi del calibro di Silvio Berlusconi, Proto cercò con ogni mezzo di coinvolgere Cairo in una trattativa con oggetto il pacchetto azionario del Toro. Il presidente granata, però, che pare essere sprovveduto solo quando tratta calciatori con Zamparini, nel mondo degli affari non è l’ultimo arrivato e all’epoca non diede mai nessuna apertura di credito a Proto, né ci volle mai entrare in contatto diretto. Dire che probabilmente sapesse abbastanza bene con chi avrebbe avuto a che fare, è cosa intuitiva, certificare che ci aveva visto giusto è invece un atto dovuto confermato dai fatti. Nella lunga teoria di presidenti avventurieri della storia del Torino, non possiamo non ringraziare Cairo che ci ha risparmiato per fortuna il signor Proto (anche se non è detto che questi avrebbe avuto un ruolo in società visto che a suo dire rappresentava solo degli investitori terzi interessati alla società granata). La mia non vuol essere una sviolinata a Cairo giacchè il mio pensiero su di lui come presidente è lo stesso che Candido di Voltaire aveva nei confronti del mondo, cioè è il migliore di quelli possibili (attualmente), ma è giusto rendere onore quando il tempo non lascia dubbi sulla bontà dell’operato presidenziale, com’è stato in questo caso.

D’altronde il principio del “tempo galantuomo” che alla lunga dimostra sempre se si era dalla parte della ragione o no, è applicabile anche a tante diatribe che spesso si accendono sul valore dei giocatori. L’esempio più lampante e recente tocca sicuramente Gianluca Sansone. La sua cessione a gennaio aveva spaccato i tifosi tra chi credeva in lui e pensava che si sarebbe dovuto insistere sul ragazzo e chi era deluso perchè Sansone aveva gettato la spugna un po’ troppo in fretta per un esordiente in serie A. La sua grande prestazione in Samp-Roma ha acceso il rimpianto di alcuni che, in contemporanea alla sconfitta di Udine e alla sterilità offensiva granata delle ultime due gare, hanno subito sottolineato quanto avrebbe ancora fatto comodo al Toro. Personalmente credo che una buona mezza partita sia insufficiente per valutare se effettivamente il ragazzo è stato il classico giocatore sottovalutato. Certo è che se a giugno Sansone avrà accumulato minuti, buone prestazioni e, soprattutto, gol con la maglia blucerchiata qualcuno in società dovrà fare mea culpa, diversamente invece se il giocatore languisse in panchina come accadeva al Toro, non si dovrà far altro che complimentarsi con chi ha fatto un investimento e, ravvedutosi, ne è rientrato alla pari perdendo solo una semplice scommessa.

Va anche detto che spesso è il contesto tattico e ambientale a far rendere i giocatori al meglio, non solo le loro potenziali doti tecniche. Credo che di questo ce ne stiamo tutti rendendo conto qui ad esempio con la graduale rinascita in granata di un talento come Cerci. E speriamo che un Dolly Menga o un Kabasele, anche loro investimenti in prospettiva, seguano più le orme di un Glik piuttosto che quelle più deludenti di un Ebagua…

Giudicare l’operato di una dirigenza a priori o a lavori in corso è esercizio difficile e spesso offuscato dal pregiudizio e, fatto salvo che ognuno è libero di esprimere la propria opinione ed anche, eventualmente, di contestare se è il caso, in alcuni momenti sarebbe necessario trattenere le critiche dettate dall’emozione del momento, raccogliere più elementi, farsi aiutare dal tempo e usare vagonate di buon senso. Per non cadere nelle mani dei Proto o arrivare a rimpiangere i Sansone che incontreremo sul nostro cammino…

 

Alessandro Costantino

Twitter: alecostantino74

(Foto Dreosti)

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